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Piazza Garibaldi alberata? No grazie. Il parere di Valter Rosa

Questa mattina pubblichiamo l'intervento di Valter Rosa che sottolinea come la piazza Garibaldi, un unicum nel panorama delle piazze della bassa debba restare così com'è, un catino architettonicamente con un suo senso compiuto

CASALMAGGIORE – Quella della piazza alberata è un’idea che a fasi cicliche torna in auge. Non tanto perché ci sia qualche possibilità che venga realizzata, nessuna amministrazione vi ha mai realmente pensato, ma perché qualcuno la rimette in circolo per lanciare una proposta accattivante ma divisiva da sempre. Ieri abbiamo registrato la proposta di Annamaria Piccinelli, consigliera comunale d’opposizione e ambientalista che proponeva al vice sindaco Giovanni Leoni (che ha chiesto idee da valutare sulla rigenerazione urbana) le piante in piazza. Non vasi semplici, ma piantumazioni vere e proprie.

Questa mattina pubblichiamo l’intervento di Valter Rosa che sottolinea come la piazza Garibaldi, un unicum nel panorama delle piazze della bassa debba restare così com’è, un catino architettonicamente con un suo senso compiuto.

“Quella della piantumazione di Piazza Garibaldi a Casalmaggiore – scrive Valter Rosa – è una delle tante proposte che ciclicamente ritornano nel dibattito locale a mascherare l’incapacità di cogliere i veri problemi della città e le loro cause, per tacere delle possibili soluzioni che, bisogna riconoscerlo, non sono per niente facili o a portata di mano.

È un’assurdità che fa il paio col ‘bosco verticale’ di Milano e con tutte le altre trovate, falsamente ambientaliste, che eludono la questione essenziale: il verde deve essere lasciato dove c’è già, non portato come un oggetto di decoro dove non c’è mai stato, con malinteso senso estetico e la pia illusione che basti questo a rivitalizzare il centro storico e le sue attività commerciali.

Mi spiace che, in questo caso, a rilanciare l’idea sia Anna Maria Piccinelli, una persona di cui ho una grandissima stima. Purtroppo gli esempi che porta a suffragare la sua tesi sono fuorvianti se si conosce un poco la storia di Piazza Fontanesi a Reggio Emilia e di Piazza Napoleone a Lucca, piazze che, verrebbe da dire, sono nate per essere alberate.

Ben diversa è la storia della Piazza Garibaldi di Casalmaggiore (e altra storia è quella di Piazza Vecchia, questa sì alberata nell’Ottocento), scenografia per il Palazzo Pubblico (che era in origine una semplice loggia) e spazio funzionale a un grande mercato, poi divenuta un vero e proprio monumento architettonico, oltre due secoli fa, grazie a uno straordinario intervento di arredo urbano, come possiamo vedere già nelle stampe di primo Ottocento.

Se fossi quindi un amministratore, ci penserei non una, ma cento volte prima di manomettere questa opera d’arte che non è roba da museo, ma un’architettura vivente e funzionale a mille attività connesse alla socialità e all’economia degli abitanti di Casalmaggiore e del suo territorio, ammirata dai turisti di passaggio proprio per questo suo aspetto in qualche modo unico, diverso dalle altre piazze padane porticate o alberate. Non è un vuoto da riempire, ma è già un pieno anche quando è deserta.

Prima di trasformare piazza Garibaldi in un pisciatoio per cani a passeggio, si pensi a come salvare quella bellezza di Casalmaggiore che giorno per giorno stiamo perdendo, bellezza monumentale di palazzi signorili e di chiese che si sbriciolano sotto i nostri occhi (il Mina-Fadigati ad esempio o persino l’abside di Santo Stefano), bellezza di strade che, talvolta, anche con le migliori intenzioni, si rischia di stravolgere attraverso interventi esteticamente invasivi che poi si rivelano comunque poco funzionali”.

N.C.

 

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