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Vaccini in azienda? Angiolini: "No, Regione non scarichi le sue responsabilità"

"Qui si vuole scaricare tutta la responsabilità e i costi sulle aziende e sul medico competente, che è un libero professionista, non ha nessun legame con il Servizio Sanitario Nazionale, come nel caso della convenzione del medico di famiglia, ed ha compiti precisi definiti per legge”.

CASALMAGGIORE – No ai vaccini nelle aziende! Lo dice forte e chiaro Angelo Angiolini, medico del lavoro già consigliere comunale a Casalmaggiore e molto noto in città e frazione (è residente ad Agoiolo). “Sono nettamente contrario a trasformare le aziende lombarde in centri vaccinali. È l’ennesima prova del fallimento della sanità pubblica lombarda” scrive Angiolini, che illustra poi le sue ragioni.

“In Lombardia nel triennio 2017-2019 la spesa sanitaria è stata tagliata da 255 a 218 milioni (-77 milioni!). Inoltre i dati dei sistemi contabili sarebbero poco trasparenti come acquisti di mascherine e vaccini nell’emergenza Covid. Poche settimane fa hanno pubblicato un bando per medici vaccinatori volontari… a titolo gratuito! Ovviamente è andato quasi deserto. Altrimenti non avrebbero trovato l’escamotage di vaccinare nelle aziende. In Emilia-Romagna è previsto invece un compenso orario di 40 euro e operatività presso centri pubblici con il coordinamento del Servizio Pubblico. Qui invece si vuole scaricare tutta la responsabilità e i costi sulle aziende e sul medico competente, che è un libero professionista, non ha nessun legame con il Servizio Sanitario Nazionale, come nel caso della convenzione del medico di famiglia, ed ha compiti precisi definiti per legge”.

“Organizzare un centro vaccinale sicuro non è una passeggiata – prosegue Angiolini -. Servono spazi, personale formato, attrezzature, una copertura assicurativa. Per quel decesso in Sicilia hanno già un avviso di garanzia due medici e addirittura l’infermiere che ha praticato l’inoculo. E poi, perché il cittadino-lavoratore non ha diritto di ricevere il vaccino in un centro vaccinale sicuro? D’altro canto anche per l’esecuzione dei tamponi la Giunta regionale ha messo tutta una serie di paletti e di requisiti, con relativi costi, che hanno frenato il ricorso ai tamponi rapidi nelle aziende, rallentando il tracciamento dei contatti, che è fondamentale per rallentare la diffusione del virus”.

“Infatti in azienda si sa immediatamente chi ha avuto un contatto – spiega Angiolini – e di solito passano dai 5 agli 8 giorni prima che ATS si faccia viva! Se un tampone rapido costa 7 euro e 15 minuti di tempo, si sono inventati che serve un kit di terza generazione, il che significa un apparecchiatura del costo di 7000 euro, oppure un comodato gratuito dell’apparecchio se fai 1500 tamponi all’anno! Oltre a una serie di una dozzina di requisiti. Inoltre se il medico competente trova un tampone positivo si deve sostituire in tutto e per tutto ai compiti del Servizio Pubblico! Perché tanto accanimento e tanta ottusità strategica!!?? Perché si frena il tracciamento dei contatti che stanno avvenendo in tutte le aziende e obbligano i lavoratori a salti mortali per avere i tamponi oltre che pagarseli 80 euro?”.

“Questi fatti mi fanno pensare – attacca infine Angiolini – che, oltre che incompetenti, da Fontana a Gallera a Bertolaso e ora la Moratti, oltre ad aver sempre fatto il contrario delle indicazioni del governo, del Ministero e dell’Istituto Superiore di Sanità, solo per dimostrare che loro sono “più bravi”, all’avanguardia, sono dannosi anche perché sono convinti di essere virtuosi. Soprattutto per non aver potenziato il servizio pubblico che è sotto stress e non riesce né a vaccinare né a tracciare come dovrebbe con una sanità pubblica rinforzata e non indebolita ad arte per favorire la sanità privata!”.

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