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Aldo Birchall: "A Mosca
con la filosofia Mai Mular"

Di nascita inglese, ma adottato da Viadana ed amato dai tifosi come pochi altri, Aldo Birchall aggiunge un nuovo capitolo alla propria storia sportiva.

MOSCA – Di nascita inglese, ma adottato da Viadana ed amato dai tifosi come pochi altri, Aldo Birchall aggiunge un nuovo capitolo alla propria storia sportiva. E’ uno dei migliori ambasciatori dell’essenza del rugby viadanese, un atleta che è arrivato ed ha vestito la maglia giallonera come una seconda pelle. Ha messo radici nel comune mantovano che lo ha abbracciato, ma lo spirito che lo contraddistingue lo porta a cercare nuove sfide e frontiere da superare:

“Mia figlia Alice andrà all’università a Bologna insieme ad alcuni compagni di classe delle medie di Viadana, quindi per mia moglie Evelyn e me è giunto il momento di viaggiare e fare nuove esperienze. Come si dice mai mular in russo – ride Birchall – non lo so ancora, ma è uno spirito che cercherò di portare qui in Russia”.

Allenatore degli avanti del CSKA Mosca, Aldo porta con sé i momenti in cui si districava tra inglese italiano e dialetto viadanese: “Ogni volta che parlo del mio periodo allo Zaffanella lo faccio con infinito orgoglio e fierezza, sentimenti che saranno sempre con me”. Birchall, tifoso dei Red Devils di Manchester, prima di approdare nella città moscovita era passato per Biella, altra Società che porta nel proprio cuore: Voglio ringraziare Vittorio Musso per come ha trattato me e la mia famiglia, gli siamo davvero riconoscenti!”.

Craig McGrath e Aldo Bichall
Birchal in touche in Heineken Cup allo Zaffanella

 

Il CSKA è una polisportiva dotata di strutture funzionali per potersi allenare anche al chiuso in modo da limitare l’abbraccio ghiacciato del “Generale Inverno”. “Fisicamente e caratterialmente gli atleti qui sono ben preparati – conclude Birchall -, ma per la tecnica e la tattica c’è ancora da lavorare. Ci sono otto giocatori sudafricani in squadra che alzano il livello, ma ora cercherò di imparare la lingua per motivi professionali, ma anche perché è giusto nei confronti di chi mi ha accolto”.

Alessandro Soragna

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