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Confesercenti critica: "Emergenza
sanitaria scaricata su di noi"

“Le nostre imprese sono chiuse ormai da un mese. E con la conferma di un’Italia in zona arancione o rossa anche ad aprile, il Governo condanna migliaia di imprenditori ad ulteriori perdite di fatturato, avvicinando sempre di più il rischio concreto di non essere in grado di riaprire al termine dell’emergenza”.

“Le nuove misure approvate dal Governo scaricano l’emergenza sanitaria su un’unica categoria. Le imprese della somministrazione, ristoranti, bar, pub, pizzerie, negozi di abbigliamento, accessori, e tante altre, costrette a restare chiuse anche spesso con numeri da zona gialla. Una situazione insostenibile e un accanimento che fatichiamo a comprendere”.

Così Gaia Fortunati, Confesercenti della Lombardia Orientale sede territoriale di Cremona commenta il Decreto Legge contenente le nuove misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19.

“Le nostre imprese sono chiuse ormai da un mese. E con la conferma di un’Italia in zona arancione o rossa anche ad aprile, il Governo condanna migliaia di imprenditori ad ulteriori perdite di fatturato, avvicinando sempre di più il rischio concreto di non essere in grado di riaprire al termine dell’emergenza”.

“Ci saremmo aspettati un cambio di passo e quantomeno il via libera contestuale ad un nuovo Decreto con indennizzi alle imprese costrette a chiudere. Invece nulla! Sappiamo benissimo che la priorità è la salute pubblica ma chiediamo al Governo di sostenere le imprese immediatamente e non tra alcune settimane, di accompagnare i provvedimenti di chiusura a misure di ristoro per le attività, di dare subito la possibilità di lavorare ove possibile, di accelerare con il piano vaccini che continua a non registrare i numeri tanto attesi. È profondamente ingiusto che a pagare il prezzo altissimo dell’emergenza sanitaria sia solo la nostra categoria”.

“Dopo oltre un anno di restrizioni – continua Gaia Fortunati – le attività economiche, soprattutto quelle dei nostri settori, le più colpite da divieti e limitazioni, hanno bisogno di interventi che vadano oltre quanto previsto dal Dl Sostegni. Serve un Decreto Imprese, che garantisca ristori adeguati e un’iniezione immediata di credito. Serve poi anche un preciso cronoprogramma per ripartire”.

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