Chiesa
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Nella canonica del Paradiso:
in ricordo di don Alberto Franzini

Don Alberto è morto il 3 aprile e fu sepolto il 6 aprile, vigilia del suo 73esimo compleanno, al cimitero di Bozzolo. Don Alberto Franzini era di Bozzolo e non ha mai dimenticato la sua origine.

Testo e foto dal sito delle Parrocchie di Casalmaggiore

Nella notte tra il 3 e il 4 aprile dell’anno scorso veniva a mancare presso l’Ospedale di Cremona Monsignor Alberto Franzini, parroco e canonico della Cattedrale di S. Maria Assunta in Cremona. Le parrocchie di Santo Stefano e San Leonardo a Casalmaggiore, dove don Alberto è stato parroco per 17 anni, hanno condiviso il video realizzato da Paolo Bottini, organista liturgico, il quale esegue una composizione del maestro Froldi come tributo; e lo scritto di don Davide Barili, che di don Alberto è stato vicario. Uno scritto che pubblichiamo di seguito.

Don Alberto Franzini muore il 3 aprile 2020 alle ore 23 all’ospedale di Cremona, dove era stato urgentemente ricoverato per Coronavirus il 20 marzo precedente. «Io ricordo, quando non stavo bene all’Oglio Po, di avergli mandato un messaggio – racconta brevemente don Claudio – in cui gli chiesi se aveva preso il Covid. “No, è un po’ di influenza. Stai tranquillo. Un saluto e un abbraccio virtuale” ». Fu sepolto il 6 aprile, vigilia del suo 73esimo compleanno, al cimitero di Bozzolo. Don Alberto Franzini era di Bozzolo e non ha mai dimenticato la sua origine. Durante gli undici dei diciassette anni in cui don Alberto è stato parroco a Casalmaggiore, ho frequentato quotidianamente la sua casa, che era una famiglia, e non solo perché c’era anche il papà Carlo e la mamma Rina.

Mazzolari in canonica

Un giorno don Alberto aveva in mano un volume del cardinal Biffi e, vedendomi, disse: «La canonica! Ma, la canonica… senti cosa dice, qui!». Quella mattina, dopo la lettura di una pagina, si parlò della canonica, della casa del parroco: essa dev’essere aperta, accogliente, ordinata, luogo di incontro, di pensiero e di relazione. E, così, ci si sforzava di renderla. In quella canonica, anche Mazzolari faceva capolino, prima di tutto nei discorsi a tavola dei due genitori (i discorsi, per la verità, erano della mamma, il papà, solitamente annuiva).

Don Primo, infatti, qui sul mantovano, sopravvive, oltre che nei suoi scritti, anche, e, forse, più nelle memorie che ogni casa di una certa tradizione conserva tra i ricordi più cari. Quando si entrava in argomento, mamma Rina andava sempre a quel pomeriggio in cui, durante la catechesi alle donne, Mazzolari disse che le mogli dovevano essere le amanti dei loro mariti. Non ho mai avuto il coraggio di approfondire, ma quello doveva essere stato un passaggio chiave della sua avventura matrimoniale. Poi si passava a quello che ciascuno aveva sentito dire da quell’altro che aveva raccontato e Mazzolari sembrava di averlo lì a tavola, quasi a interrompere per dire, che ne so, «invece di continuare a parlare di me, perché non mi passate un altro mestolo di marubini?».

«Se la Democrazia Cristiana ne avesse due o tre come Mazzolari, le elezioni le avremmo già… perse». Questa era, invece, la solita citazione di mio papà Antonio, che nei primi mesi casalesi si univa al pranzo domenicale della canonica, e che, alla fine, diceva anche lui la sua alludendo al collega di lavoro, comunista, di quella volta che erano andati insieme a sentire un comizio di don Primo in piazza del Duomo a Cremona. Ma è davvero incredibile che la gente del suo tempo conservi una così ricca antologia di impressioni, episodi, suggestioni di Mazzolari che ti fa dire quanto bene ha fatto papa Francesco, con il suo passaggio a Bozzolo nel 2017, a infondere un po’ di coraggio a Cremona nel riesumare la memoria di Don Primo. Mazzolari ha parlato alla cultura del suo tempo, ma è stato capito benissimo anche dal popolo che, magari, aveva a mala pena la quinta elementare. Riscoprire Mazzolari per Cremona e collocarlo all’interno del proprio percorso ecclesiale non è, oggi, semplice come non deve essere stato facile gestirne l’eredità morale, spirituale e intellettuale negli anni fecondi successivi alla sua morte.

La profezia di Mazzolari

Di Mazzolari si dice sempre che abbia anticipato il Concilio e che era stato profetico. Don Alberto, però, non amava l’aggettivo profetico perché questo, allontanandosi dal suo significato biblico, finiva troppo spesso per giustificare ogni progettualità sognatrice che allontanandosi dalla realtà naufragava nell’utopia (altro termine che don Alberto non amava). La fede non può essere utopia, cioè non-luogo. Però, adesso che anche il papa è passato da Bozzolo, adesso che Mazzolari sembra aver vinto, è facile mettersi con lui, e, tuttavia, don Alberto sembra ammonirci di non sequestrare la memoria di don Primo. Don Alberto scrive che se il messaggio di don Primo è ancora oggi molto in sintonia con il Concilio, «lo è molto meno con certi pressapochismi e certe facili demagogie populiste di un certo scomposto postconcilio».

Che tradotto, può voler dire due cose: da un lato, che non tutto il pensiero sviluppatosi dopo il Concilio è in linea con il Concilio stesso; dall’altro, che la lettura fatta di Mazzolari a volte è viziata dal voler fargli dire ciò che probabilmente lui non poteva nemmeno pensare. È indubbio, infatti, ad esempio, che il tema degli ultimi o dei lontani, tanto caro a Mazzolari, ma prima ancora al Vangelo non consente di arruolare Mazzolari nelle fila dei nostalgici di questa o di quella ideologia, di questa o di quella corrente ecclesiastica. Di Mazzolari, scrive don Alberto, non dobbiamo fare una star, un personaggio: fu un cristiano, che rischiò in modo libero e personale la sua fede in Cristo, e un prete che come tale visse la propria anche sofferta appartenenza ecclesiale. «Non sempre i mazzolariani se ne sono accorti, perché più preoccupati di difendere posizioni personali alla luce di una grandezza altrui».

Adesso anch’io sto con don Alberto
Se di don Alberto, dunque, dicessimo “è stato profetico”, non la prenderebbe bene e si arrabbierebbe. Se gli dicessimo che è stato un prete scomodo esagereremmo. Ma, quel giorno che sul giornale della parrocchia del duomo di S. Stefano comparse un articolo che lo definiva, con garbo e simpatia, un prete rompiglione (sic!) a suo modo apprezzò, e incassò sorridendo. Con Don Alberto si stava bene: aveva il culto dell’amicizia e la cura della relazione. Sulle idee, però non faceva sconti. Assomigliava in questo a Mazzolari? O è l’aria di Bozzolo che rende così schietti? Questo non lo so… Ora don Alberto è ricordato come stimato teologo, conferenziere e anche come parroco, da persona intelligente, non se l’è cavata male.

Per i parrocchiani “di dentro”, (coloro che gli erano al fianco), fu motivo di orgoglio, ma anche fonte di grattacapi, perché continuamente sollecitati a sostenere certe non comode posizioni. Ricordo la presa di posizione contro «Il no alla guerra senza se e senza ma». Una posizione che farebbe discutere ancora oggi. Non era a favore della guerra, ci mancherebbe, ma gli dava un gran fastidio il pacifismo delle retroguardie vissuto alle spalle del sacrificio delle prime linee, spedite a morire al fronte. Ricordo l’intervento La Shoah e gli altri olocausti con cui l’immensa tragedia ebraica non doveva far dimenticare i milioni di vittime del socialismo reale e dell’aborto di stato. Ricordo il bimensile Ora con posizioni non sempre (anzi, proprio mai) allineate al… “politically correct”. Il nome “Ora”, che come sottotitolo aveva “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della Salvezza (II Cor 6,2)”, evidentemente richiamava il mazzolariano Adesso : stesso avverbio ma, soprattutto, stesso nello spirito che intendeva animarlo.

Conclusione semplice, quasi banale
Don Alberto aveva una carattere piacevole, anche se camminargli a fianco esponeva a qualche rischio. Mazzolari, invece, dicono, che non avesse un carattere semplice. Però, in fondo, non si va in Paradiso per meriti di carattere, ma in forza della propria santità. Don Alberto aveva una profonda ammirazione per Mazzolari. Nel testamento spirituale scrive: «Voglio ricordare il grande don Primo Mazzolari, che ho avuto il dono di conoscere quando ero ancora un bambino e che ho imparato a conoscere e ad apprezzare sempre più negli anni a venire». Mazzolari forse sarà innalzato agli altari, don Alberto non so. Di certo li penso in Paradiso: lo immagino come una canonica bella, aperta, spaziosa, dove c’è luogo per rivederci tutti…

Don Davide Barili

 

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