Chiesa
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Padre Vittorio, missionario
scrive ai preti della sua Bozzolo

“La gente qui soffre e andare all’Ospedale è diventato molto costoso. Nei giorni scorsi erano a venuti in Missione per dirmi che una studentessa di prima superiore era molto malata"

BOZZOLO – “Gli Amici di Bozzolo e quelli della Caritas di San Martino dall’Argine hanno permesso ad una nostra ragazzina di venire ricoverata all’Ospedale di Makeni anche se poi non è riuscita lo stesso a sopravvivere”.

La commovente notizia arriva direttamente da Padre Vittorio Bongiovanni il missionario originario di Spineda e Bozzolo da anni impegnato con la sua missione in Sierra Leone. In una delle sue toccanti lettere che periodicamente scrive ai sacerdoti bozzolesi don Luigi, don Nicola, don Marco, don Emilio e don Elio, racconta l’episodio che ha coinvolto una giovanissima residente a cui purtroppo è toccato un drammatico destino.

“La gente qui soffre e andare all’Ospedale è diventato molto costoso. Nei giorni scorsi erano a venuti in Missione per dirmi che una studentessa di prima superiore era molto malata ed aveva bisogno di aiuto. Sono andata a trovarla. La ragazza aveva sedici anni e si chiamava Yeabu. Viveva in una poverissima capanna con la nonna entrambe malate di Aids. Grazie alle offerte degli amici mantovani eravamo riuscite a farle ricoverare. Pure uno dei due fratellini di quinta elementare aveva la stessa malattia.

Yeabu era musulmana ma frequentando una scuola cattolica ha imparato alcune preghiere. L’andavo a trovare tutti i giorni constatando purtroppo il suo aggravarsi continuo. Uno di quei giorni ,con mia sorpresa, mi ha chiesto se poteva essere battezzata. Sentiva l’avanzare della malattia ed ha ha voluto morire da cristiana”.

Padre Vittorio poi si sofferma sulla questione pandemica. “Anche i giornali africani parlano dell’Italia, del dolore, delle sofferenze, dei disagi che state soffrendo per via del Coronavirus. Qui dove mi trovo, sulle colline, non si sperimenta l’epidemia. Forse ci sarà ma noi non c’è ne siamo accorti. Forse è merito del caldo o delle medicine contro la malaria che prendiamo regolarmente. In questi giorni qui la temperatura è altissima .Ieri c’erano 40 gradi all’ombra.Se è il caldo che tiene lontano l’epidemia allora ben venga il caldo!

Il Governo però insiste che il coronavirus è presente anche qui da noi. Negarlo è proibito. Sono andato dalla Polizia per chiedere il permesso di organizzare un torneo di calcio. Hanno acconsentito a condizioni di svolgerlo senza spettatori. A quel punto ho preferito rimandare. E’ un fatto che il Coronavirus non è presente come malattia – continua padre Vittorio – però è presente come conseguenza di una malattia mondiale. I prezzi sono saliti alle stelle. La povertà è fotografata ovunque. Viaggiando devi avere la mascherina ma non per il virus ma per la Polizia. Io ne ho sempre due in tasca pronto a farle vedere se vengo fermato. L’altro giorno sono andato a dire messa in un villaggio a Katombo. Ci saranno state in chiesa circa 120 persone. Io ero l’unico con la mascherina. Mi sono vergognato e l’ho rimessa subito in tasca. E’ una situazione balorda ma non perdiamoci d’animo e continuiamo a pregare perché possa tutto tornare ad una vita normale. Un caro saluto a tutti”.

Al termine della lunga lettera un post scriptum: “I miei superiori hanno pensato di togliermi, all’età di ottant’anni la responsabilità di una grande parrocchia chiedendomi di mettermi a disposizione delle parrocchie della Diocesi per animazione pastorale ai catechisti, ai capi comunità delle diverse associazioni e gruppi parrocchiali. Insomma mi hanno chiuso una porta ma mi hanno aperto la finestra. Ma si fa quello che si può e al Signore, per fortuna, lascio fare di più”.

Ros Pis

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