Cronaca
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Covid, FIPE e Confcommercio,
il 13 manifestazione di protesta

Emiliano Bruno: "In questa sfida le imprese non possono essere abbandonate o addirittura ostacolate. Rivendichiamo i nostri diritti, al lavoro e al fare imprese. Diritti che pretendiamo di tornare ad esercitare sin da subito"

CREMONA – Per dare coralmente volto e voce all’esasperazione di imprenditori in grandi difficoltà, con la richiesta al Governo e alla Politica in generale, di un impegno preciso sulla ripartenza e di un piano per farlo in sicurezza, FIPE e Confcommercio Cremona organizzano, martedì 13 aprile, in concomitanza della Assemblea straordinaria a Roma della Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, una mobilitazione di imprenditori e dei loro dipendenti.

“Ci troveremo alle 15 – spiega il presidente Alessandro Lupi – per dare un segnale forte e pubblico di preoccupazione e insoddisfazione sulle modalità con le quali si sta gestendo la crisi sanitaria ed economica. Per la giornata, abbiamo scelto quattro hastag che sono i pilastri della protesta. Il primo è #VOGLIAMOFUTURO, perché riteniamo che le nostre aziende siano allo stremo, siano in ginocchio e se non ci muoviamo non riusciranno più a rialzarsi e ripartire. Il secondo è #VOGLIAMOUNADATA perché negli ultimi dodici mesi siamo rimasti chiusi quasi duecento giorni e negli altri abbiamo dovuto convivere con limitazioni e difficoltà di ogni tipo. Siamo convinti (e lo diciamo con #RIAPERTURESICURE) di poter garantire, grazie alla adozione di protocolli severissimi e investimenti importanti, la massima sicurezza per i nostri clienti e per chi lavora con noi. Vogliamo riaprire assumendoci l’impegno di farlo in sicurezza, tra distanziamenti e rafforzamento dei protocolli. Infine #FIPECONFCOMMERCIO, proprio perché ad ogni livello ci stiamo muovendo per rendere possibile la ripartenza ed essere al fianco delle imprese. Non vuole essere, tuttavia, la manifestazione di una Federazione o di un solo settore. Il nostro momento di protesta è aperto a tutte le sigle e alle imprese di tutto il terziario, perché stiamo vivendo uno stesso dramma e ci stiamo battendo per un unico fine: dare un futuro alle nostre imprese e al Paese”.

“Per FIPE e Confcommercio – rilancia Emiliano Bruno, vicepresidente del gruppo provinciale dei pubblici esercizi – non ci sono alternative al velocizzare la ripartenza. Non bastano più le promesse di ristori inadeguati, che ogni giorno costringono le imprese a indebitarsi per non chiudere. E non siamo più disposti a pagare colpe che non abbiamo. Perché ormai è evidente che non c’è connessione tra le nostre aperture e la diffusione dei contagi. Vogliamo una manifestazione pacifica ma ferma. Le imprese hanno rispettato le regole, hanno accettato limitazioni che non hanno per nulla condiviso. Da un anno, che è un periodo importante nella vita di ognuno, ma diventa un’eternità per far sopravvivere una azienda che è stata fermata e che ora rischia di non ripartire”.

“Sentiamo la responsabilità di dare un segnale forte e pubblico – conferma Andrea Badioni, presidente di Confcommercio Cremona – davanti all’ultimo decreto del Governo che rinvia nuovamente la riapertura dei ristoranti e dei bar ad eventuali decisioni del Consiglio dei Ministri. O allo stesso premier Draghi che ha appena dichiarato “sì alle riaperture in sicurezza ma non ho la data”. Come Confcommercio e Fipe siamo convinti non si possa continuare a lanciare la palla in avanti, perché le imprese non sono in un campo di gioco, ma in una palude, dove sprofondano ogni giorno di più, mentre gli indennizzi non bastano certamente a risollevarle. L’incertezza ha ormai un peso economico e psicologico insostenibile per la maggioranza delle imprese che hanno bisogno di programmare per tempo la loro attività. Possiamo riaprire ed assumerci l’impegno di farlo in sicurezza. Viceversa, senza prospettive certe e credibili e lo sforzo di costruire insieme una soluzione, si finisce nel caos”.

Un caos che rischia di travolgere tutto il sistema economico, la capacità delle piccole e medie imprese di garantire occupazione, oltre che servizi essenziali per la vita delle città. Le aziende sono state lasciate sole ad affrontare l’emergenza. Senza ristori e dovendo affrontare situazioni prive di ogni logica.

“I contributi a fondo perduto ricevuti da bar e ristoranti sono stati ritenuti poco o per nulla efficaci dall’89,2% degli imprenditori, con 8 titolari su 10 che si sono visti ristorare il 10% circa di quanto perso lo scorso anno. Occorre rimediare ad una situazione iniqua. Ma poi restano anche tante altre questioni aperte. Quella della moratoria sui crediti, la cui scadenza è prevista a giugno e che rischia di essere insostenibile per imprese che stanno faticosamente provando a ripartire. O, ancora, il tema dei canoni di locazione. Solo il 25% degli imprenditori è riuscito a ottenere uno sconto sugli affitti da parte dei proprietari. Il canone di locazione pesa per il 10% sul fatturato delle imprese – spiega Lupi – e rappresenta un costo fisso che in questo momento è insostenibile. Ecco perché diventa indispensabile disporre la proroga del credito d’imposta al 60% sui canoni di locazione e al 30% sull’affitto d’azienda anche per i mesi da gennaio ad aprile 2021”.

Tra le singolarità sulle tasse da pagare “Il canone Rai, ridotti ma non cancellato o la Tari, da annullare proprio perché i locali chiusi non hanno prodotto rifiuti”.

“#IOCIMETTOLAFACCIA per riaffermare il mio diritto al lavoro, il mio impegno per far crescere il mio Paese, per dare un futuro alla mia imprese e a chi vi lavora – conclude Bruno – Ma in questa sfida le imprese non possono essere abbandonate o addirittura ostacolate. Rivendichiamo i nostri diritti, al lavoro e al fare imprese. Diritti che pretendiamo di tornare ad esercitare sin da subito, senza aspettare oltre”.

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