Cronaca
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Asola, sul Teatro progetto da
rivedere: "Disastro fu di Favalli"

Per quanto riguarda le tempistiche di ripresa del cantiere nessuno si è sbilanciato: “In primis aspettiamo la risposta della Sovrintendenza ai Beni Culturali per l’accoglimento delle nostre proposte, poi vedremo. É però importante evidenziare - ha spiegato Carminati - che i costi non superano la cifra di 1,25 milioni di euro prevista inizialmente”.

Una conferenza stampa che è stata soprattutto una cronistoria: quella del Teatro Sociale di Asola, dove il cantiere dei lavori è fermo da un anno e non soltanto per il Covid. A fare chiarezza sono stati il sindaco Giordano Busi, il suo vice e assessore ai Lavori Pubblici Luciano Carminati e la capogruppo di maggioranza Annalisa Castelli.

Una domanda su tutte: perché il cantiere del Teatro Sociale è fermo da un anno e perché i lavori hanno avuto così tanti problemi, tenendo presente che il progetto risale alla fine del primo mandato Busi, dunque addirittura al 23 novembre 2011? “La situazione che abbiamo trovato quando ci siamo insediati nel 2019 – ha spiegato Castelli – è stata inficiata da una grande superficialità. A dispetto dei proclami dell’amministrazione Favalli, che parlava in campagna elettorale di taglio del nastro imminente, la realtà ha detto cose ben diverse. Abbiamo trovato una grave carenza documentale e tecnica, un progetto non completo e non esecutivo. E soprattutto interventi invasivi e irreversibili ad una struttura con un forte valore storico: tutto questo ha peggiorato la sicurezza delle mura del Teatro e ci ha costretti a ulteriori verifiche. Per più di un anno abbiamo atteso di avere a disposizione il quadro tecnico e quello cartografico, ma entrambi dovevano essere agli atti da subito. Ora è stato fatto un passo avanti, ma per sbloccare la situazione dovremo attendere il parere della Sovrintendenza, dopo di che porteremo a compimento il primo lotto”.

Carminati ha parlato di un cantiere con le quattro frecce accese. “La prima data da tenere a mente è quella dell’8 agosto 2017, quando l’amministrazione Favalli chiede una variante al progetto presentato dall’amministrazione Busi nel 2011 e ottiene l’ok il 12 ottobre 2017: il progetto viene pagato con 600mila euro di contributo ministeriale più 650mila euro mediante un mutuo, dunque a spese della comunità. L’architetto è Pietro Triolo e la ditta di costruzioni la Penzi Spa. Quest’ultima nel 2018 manda al RUP Paolo Montanarini una analisi della struttura, dove si evidenziano criticità in diverse aree di intervento, in particolare alla torre scenica che oscilla pericolosamente, ma anche alla galleria e all’ingresso. La ditta Penzi, stanti le carenze, si rende disponibile al miglioramento e il 3 dicembre 2018 spiega che è necessario bonificare gli ambienti da guano e amianto. Il 19 gennaio 2019 la stessa ditta segnala altri interventi per dare continuità statica alla muratura e rinforzarla, il 4 febbraio 2019 invia una nuova soluzione tecnica e progettuale. Non ricevendo alcuna risposta, il 28 febbraio 2019 si dichiara “Nudus Minister”, ossia puro esecutore del progetto senza responsabilità”.

“Nel mentre – spiega Carminati – il nuovo responsabile è l’ingegner Macrì con l’ingegner Bambini nominato collaudatore. Siamo al 21 gennaio 2020: il deposito sismico (passaggio preliminare da presentare al comune, ndr) effettuato con la documentazione non è corretto, viene subito chiarito. Mancano varie relazioni e il 25 gennaio 2020 il RUP Macrì e l’agente Marco Quatti della Polizia Locale, dopo avere contattato l’architetto Triolo, ordinano la sospensione dei lavori. Da allora il cantiere è fermo. Viene incaricato di uno studio avanzato l’ingegner Tortella che, dopo avere effettuato la perizia, spiega che “il progetto è in contrasto con la normativa vigente. L’obiettivo era la conservazione, sicurezza, durabilità e l’impatto minimo sul manufatto storico. Invece qui vi sono interventi invasivi con l’utilizzo di un materiale, il calcestruzzo, che non è compatibile con la storia dell’edificio. I tagli murari, l’assenza di un rinforzo, la poca resistenza e la rigidezza e le aperture nella muratura hanno peggiorato il livello di sicurezza, rendendo l’edificio più rigido e più pesante”. A questo punto viene sollecitato l’architetto Triolo a presentare la documentazione, che solo dopo diverso tempo arriva a destinazione. Ora, da un anno a questa parte, noi stiamo lavorando per evitare la risoluzione del contratto, che farebbe perdere altro tempo, e riuscire a salvare il progetto con le dovute modifiche già presentate alla Sovrintendenza”.

Per quanto riguarda le tempistiche di ripresa del cantiere nessuno si è sbilanciato: “In primis aspettiamo la risposta della Sovrintendenza ai Beni Culturali per l’accoglimento delle nostre proposte, poi vedremo. É però importante evidenziare – ha spiegato Carminati – che i costi non superano la cifra di 1,25 milioni di euro prevista inizialmente”.

“Ringrazio gli ingegneri Macrì, Bambini e Tortella – ha aggiunto il sindaco Busi – per avere trovate le criticità e averle fatte emergere con la documentazione, oltre il nostro Ufficio Tecnico. Dobbiamo essere chiari con i nostri cittadini, dato che il comune sta già pagando un mutuo e che il cantiere è, per dirla fuori dai denti, in mezzo ai piedi e sicuramente non fa un bel vedere con le varie impalcature. Ma la situazione che abbiamo trovato è disastrosa e stiamo facendo il possibile per sanarla”.

Giovanni Gardani

 

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