Ambiente
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La rinascita? Non può
che ripartire dal Po

Il turismo ciclabile, che altrove ha già dato grandi risultati, portando anche alla riapertura o allo sviluppo di attività che erano in forte difficoltà, e alla nascita di nuovi mestieri, è una occasione da non perdere. Non occorre nulla di nuovo, non servono grandi investimenti. Il necessario è già davanti ai nostri occhi.

Trasformare le difficoltà in opportunità, i problemi in nuove occasioni, le chiusure in aperture. Il passato ci insegna e ci ricorda che gli uomini della nostra terra, dopo guerre e calamità, pur tra mille fatiche e sacrifici, sudori e cadute, sono sempre riusciti a tirar fuori il meglio per ripartire, costruire e andare avanti. Senza attendere soluzioni calate dall’alto, ma partendo loro stessi dal basso.

Si è detto tante volte che il fiume unisce e non divide: parole sante, ma troppo spesso rimaste buone intenzioni. Nel momento storico, straordinariamente difficile, in cui ci troviamo, è fondamentale passare con rapidità ai fatti. Non possiamo e non dobbiamo attendere che le soluzioni siano studiate e decise solo tra i velluti romani. Oscar Wilde diceva che “un pessimista è qualcuno che si lamenta del rumore quando l’opportunità bussa alla porta”. Qui le opportunità che bussano ci sono, ma occorre innanzitutto avere la consapevolezza che davvero il fiume unisce e non divide. Consapevolezza che deve necessariamente passare per i fatti.

Da anni si parla di turismo fluviale e tanti progetti sono stati realizzati; molti altri (la maggioranza) sono finiti a far polvere tra i faldoni di qualche ente. I passi in avanti non sono mancati, ma alla meta manca ancora un bel pezzo di percorso, chiaro e tracciato.

Il turismo ciclabile, che altrove ha già dato grandi risultati, portando anche alla riapertura o allo sviluppo di attività che erano in forte difficoltà, e alla nascita di nuovi mestieri, è una occasione da non perdere. Non occorre nulla di nuovo, non servono grandi investimenti. Il necessario è già davanti ai nostri occhi.

Parmense, Piacentino e Cremonese, se davvero pensano che il fiume unisce, contano su un meraviglioso percorso tra storia e cultura, musica e sapori, ambiente e tradizioni, sul fiume e intorno al fiume. Capace di essere il cardine per far sì che il turismo non sia più un “mordi e fuggi”, ma diventi una realtà capace di trattenere, anche per più giorni, le persone sul territorio, e su entrambe le rive. Un turismo di prossimità (per rubare, per una volta, un termine tratto dal politichese), lontano e diverso dalle solite mete, buono per ogni stagione, che a suo modo possa anche contribuire, in questo tempo di pandemia, a limitare, se non ad evitare, i rischi di contagi. Esiste un itinerario, che si snoda quasi tutto tra argini e golene, che chi pratica cicloturismo, da queste parti ben conosce ed è comunemente definito il “Giro dei due ponti”. Tocca Parmense, Piacentino e Cremonese, per una settantina di chilometri. Senza la necessità di percorrerli tutti in una volta, ma scoprendoli lentamente, su più giorni, curiosando, conoscendo e ammirando tutto quello che ci sta intorno e in mezzo.

Tocca i Comuni Parmensi di Polesine Zibello e Roccabianca, quelli Piacentini di Villanova sull’Arda e Castelvetro e quelli Cremonesi di Cremona, Gerre dè Caprioli, Stagno Lombardo, Pieve d’Olmi e San Daniele Po.

Un percorso di emozioni e sentimenti sulle note di Verdi e Monteverdi, accompagnati dagli scritti di Giovannino Guareschi, tra sapori di culatello e cotechino, formaggi e torrone, con lo sfondo di pioppeti e golene e la dolce carezza delle acque del Po.

I due ponti sono quello “di ferro” che collega Castelvetro e Cremona, dotato di un’ampia passerella ciclabile, e il “Verdi” che unisce San Daniele Po a Roccabianca. Quest’ultimo purtroppo sprovvisto di piste ciclabili, perché i due marciapiedi che lo delimitano, oltre ad essere esclusivamente pedonali, non sono nemmeno a norma (come riferitomi dalle autorità preposte).

Quindi il progetto frana e muore perché mancano tre chilometri di ciclabili? Il fiume divide? No, perché è possibile realizzare un altro sogno di cui, ogni tanto, si torna a parlare: accade quando il ponte, da grande malato qual è, chiude. Poi, quando riapre, si spalanca di nuovo quel cassetto chiamato dimenticatoio, in cui le buone idee spesso finiscono. In questo caso l’idea è quella di dar vita a un servizio di traghetto sul Po che colleghi l’attracco di Isola Pescaroli alla sponda emiliana. Riattivando magari il vecchio approdo, da tempo in disuso, della località “La Zanzara”. Traghetto su cui caricare le bici e con il quale, perché no, dare vita a piccole crociere sul fiume. Per qualcuno potrebbe essere anche l’occasione per avviare a una nuova attività, per altri l’opportunità di potenziare le esistenti.

Cosa vedere e cosa visitare lungo il “Giro dei due ponti”? Ci sono i musei, a partire da quello Paleoantropologico del Po di San Daniele Po ai musei della civiltà contadina, dei reperti bellici e del cinema di Zibello, dal Museo del culatello e del “masalèn” di Polesine ai numerosi musei della città di Cremona. Ci sono i luoghi di fede, il Duomo e il Torrazzo di Cremona su tutti, ma anche i santuari di Mezzano Chitantolo e di Isola Pescaroli, la chiesetta della Madonnina del Po di Polesine (dove si dice che il fiume in piena non bagna i piedi della Madonna) con la riproduzione in miniatura del Torrazzo di Cremona; le monumentali chiese parrocchiali di Zibello, Pieveottoville e San Daniele Po, senza dimenticare quelle di Polesine, Vidalenzo, Ardola, Santa Croce, Soarza, San Giuliano, Croce Santo Spirito, Gerre dè Caprioli, Stagno Lombardo, Brancere, Pieve d’Olmi e Ragazzola, a loro volta ricche di storia e spiritualità.

Ci sono la rocca di Roccabianca e la Villa Verdi di Sant’Agata, i monumentali palazzi di Cremona e ci sono aree di elevato pregio naturalistico: il parco di Isola Giarola e Villanova e quello del Po e del Morbasco a Gerre dè Caprioli; i monumenti naturali e i bodri di Stagno Lombardo, Pieve d’Olmi, San Daniele Po e Ragazzola, oltre al Bosco Incantato di Zibello e ai grandi spiaggioni che si incontrano sull’una e sull’altra riva. Ci sono i frutteti di quel lembo di terra baciato da Arda e Po; le oasi del gusto date dalle osterie e dalle trattorie che, su entrambe le sponde, sono custodi di quei saperi e di quei sapori che rendono unici e inimitabili i prodotti tipici del Po.

Ci sono le architetture straordinarie delle cascine cremonesi e delle case coloniche emiliane: teatri rurali, e all’aperto, in cui poter dare vita, in modo permanente e itinerante, a un circuito di mercati della terra e del Po, in cui creare anche spettacoli ed eventi teatrali, sotto artistici portici o all’ombra di vecchi fienili, simboli di quella laboriosità e di quella intraprendenza che ha contraddistinto i nostri padri e i nostri nonni.

Gli argini stessi, su cui si snodano gli itinerari ciclabili, possono diventare luoghi in cui portare e presentare i gioielli che sono frutto dei nostri saperi e delle nostre tradizioni, anche attraverso piccoli mercati itineranti, creando semplici isole del gusto o allestendo mini-bar (gestiti magari da giovani o da nuclei familiari) a disposizione di chi transita.

Ecco perché il “Giro dei Due Ponti” può essere molto di più di quello che si pensa ed è, già oggi e subito, un elemento su cui scommettere affinchè il Po, che unisce, sia ancora una volta, come lo è stato per i nostri padri, Fonte di Vita.

Paolo Panni – Eremita del Po

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