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S. Messa del I maggio: "Impegnarci
perché tutti abbiano un lavoro degno"

Durante l’omelia, mons. Napolioni ha ricordato che “non è la bravura che ci rende simili a Dio”, ma “la diversità” e in particolare “l’unità che si esprime nella diversità”.

E’ stata celebrata oggi, in occasione della Festa dei lavoratori e di san Giuseppe lavoratore, la Messa alla Plac-Fattorie Cremona di Persico Dosimo. Presieduta dal vescovo di Cremona mons. Antonio Napolioni, in presenza ha potuto partecipare solo una limitata rappresentanza del mondo economico del territorio e della cooperativa Plac, con il presidente Cesare Baldrighi e il direttore generale Luciano Negri, oltre che del mondo politico, a partire dal sindaco di Cremona Gianluca Galimberti.

Durante l’omelia, mons. Napolioni ha ricordato che “non è la bravura che ci rende simili a Dio”, ma “la diversità” e in particolare “l’unità che si esprime nella diversità”: si tratta di “un’armonia difficile, ma affascinante, tra sessi, culture, storie e professioni: tutte variabili che rendono l’esperienza umana un caleidoscopio di bellezza, anche se spesso ci fa soffrire”. “La tentazione – ha rimarcato il vescovo – dell’individualismo è sempre dietro l’angolo”.

“Oggi – ha proseguito – celebriamo la festa del lavoro e dei lavoratori e delle lavoratrici in un contesto sociale, mondiale e locale, provato alla stessa maniera. Ci rendiamo conto che davvero c’è una circolarità di condizionamenti e una globalizzazione non voluta che Dio però sa volgere a Provvidenza: davvero ne usciremo solo se uniti, non limando le diversità, ma accogliendole”.

Il vescovo si è quindi soffermato sulla figura di San Giuseppe, “costretto e chiamato a rinunciare alla sua paternità biologica per farsi padre del Figlio di Dio in Maria”. “Papa Francesco – ha aggiunto mons. Napolioni – ha voluto che questo anno fosse dedicato alla riscoperta della sua figura: è padre accogliente, l’irruzione di Dio nella sua vita va accolta, come Maria con un figlio che non è suo e che poteva ripudiare”. S. Giuseppe “non è rassegnato passivamente, ma sa accogliere la realtà onestamente” ed è “padre dal coraggio creativo” che “emerge soprattutto quando emergono delle difficoltà” e “sa trasformare un problema in un’opportunità, anteponendo sempre la fiducia nella Provvidenza”.

“Oggi – ha detto ancora il vescovo – il lavoro è tornato sembra essere tornato a rappresentare un’urgenza sociale. La disoccupazione raggiunge livelli impressionanti, è necessario comprendere il significato del lavoro che dà dignità. Il lavoro è occasione per sviluppare le propre qualità mettendole al servizio della società e di realizzazione soprattutto per il nucleo originario della società che è la famiglia. Come potremmo parlare di dignità umana senza impegnarci affinché tutti abbiano un lavoro che dia un degno sostentamento. Senza questo, una nuova normalità non sarà possibile”.

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