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Il vaccino che non c'è
Vivere da dimenticati

In un Paese normale e civile queste cose non accadrebbero. In italia (minuscola assolutamente voluta) capita questo, ed altro: e purtroppo c’è ancora chi ci rimane male e riesce a sorprendersi

Dalla nascita ho il “privilegio” (si fa per dire) di convivere con una malattia rara, inserita per altro tra le patologie indicate come prioritarie nella vaccinazione anti Covid, inserito quindi tra i cosiddetti malati fragili. Ad oggi tutte e sole parole: c’è da stupirsi?

Da settimane insisto per essere vaccinato, dal momento che un eventuale contagio sarebbe causa di complicazioni non indifferenti. Più volte anche il medico curante (che immagino sia ormai esausto a causa delle mie insistenze, e mi scuso pubblicamente con lui) sollecita l’urgenza e, per tutta risposta, si ottiene l’assoluto silenzio. Alle mie ripetute sollecitazioni, da almeno un mese, mi viene risposto che è questione di giorni e, anche io, sarò chiamato. Questione di giorni: eggià.

Poche ore fa la mia malattia, di cui non faccio mistero, che si chiama Angioedema Ereditario (chi è curioso vada a leggersi cos’è, io non ho più voglia di spiegarlo) decide di farmi compagnia e mi colpisce per l’ennesima volta. Ne consegue trattamento col solito farmaco salvavita e, a cose fatte, si torna nel dimenticatoio.

Nel frattempo devo sentire che forse saranno vaccinati a breve i calciatori della Nazionale italiana che devono affrontare l’Europeo. Ma poverini, poveri privilegiati che per prendere calci a un pallone si portano a casa milioni e milioni di euro. Loro sì, poverini appunto, devono avere tutte le attenzioni possibili e immaginabili. Come sempre il dio denaro impera e dilaga, superando tutto e tutti: anche la dignità. Mi aspetto che a breve siano ufficialmente inseriti tra i prioritari: con il popolo bue che approverà tutto questo.

Naturalmente non vengono invece considerati quei poveracci che non hanno avuto la fortuna di avere un paio di piedi buoni e, invece dell’Europeo, devono affrontare il “locale”, magari presi da mille pensieri e mille difficoltà economiche, magari rimasti senza lavoro e probabilmente alle prese con chissà quanti e quali problemi di salute.

Nel frattempo sono già passanti avanti i vari saltafila, compresi i soliti incravattati e, magari, anche quelli che da un anno e mezzo a questa parte, “lavorano” (non riesco a evitare le virgolette) in pigiama da casa, serviti e riveriti, con tanto di lauti stipendi: e si offendono se li definisci privilegiati (termine di cui, evidentemente, faticano a conoscere il significato…oppure lo conoscono a loro piacimento?).

In un Paese normale e civile queste cose non accadrebbero. In italia (minuscola assolutamente voluta) capita questo, ed altro: e purtroppo c’è ancora chi ci rimane male e riesce a sorprendersi.

In compenso arriverà, immagino, la solidarietà di tanti e a loro chiedo, invece, il silenzio. Della solidarietà, questa volta, non so che cosa farmene, non la voglio e non mi interessa. Non voglio nemmeno che mi venga chiesto come sto. Sto bene solo e soltanto quando sono in riva al fiume, sotto a un pioppo, lontano da tutto e da tutti. Lì non mi sento solo: ho la preziosa compagnia di aironi, anatre selvatiche, gazze, corvi e merli. Lì ho tutto quello che voglio e che desidero. In mezzo agli uomini No.

Paolo Panni

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