Chiesa
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A Tornata celebrato il V centenario
dell’Apparizione della Madonna

L’Apparizione ricordata risale alla mattina del 7 maggio 1521 quando il piccolo Natale, come ogni giorno, portò a pascolare le due mucche sul sagrato della chiesa di San Ambrogio

Nel V centenario dell’apparizione della Madonna a Tornata, il vescovo Antonio Napolioni, nel pomeriggio di venerdì 7 maggio, ha presieduto l’Eucaristia presso la chiesa parrocchiale dei santi Ambrogio e Antonio.

All’inizio della Messa ha preso la parola don Massimo Sanni, parroco dell’Unità Pastorale “San Bernardino da Siena” di Calvatone, Tornata e Romprezzagno, per dare il benvenuto al vescovo e per ricordare come «la Madre di Gesù non ha mai abbandonato il suo posto tra gli uomini e le donne che conoscono e sentono il peso della croce, come avviene oggi in questi tempi quando i nostri occhi persi nel buio cercano la luce».

Nell’omelia il Vescovo ha voluto ricordare come «sono passati 500 anni da quella gioia natalizia»: «Si chiamava Natale il bambino al quale apparve Maria e mi piace pensare – ha detto monsignor Napolioni – che sia la stessa gioia che viene offerta a ogni bambino quando è Natale, a ogni credente quando sente rifiorire la fede, alle nostre comunità e a noi che siamo qui non solo per onorare una tradizione ma perché abbiamo bisogno di luce».

Monsignor Napolioni ha poi evidenziando che «se la Chiesa non riesce a trasmettere il messaggio evangelico dipende da tutti noi: riceviamo il Vangelo per viverlo e se lo viviamo Maria appare». «Si sperimenta – ha detto ancora – la maternità di Maria nell’affetto dei cristiani, nell’unione di una comunità, nella generosità di chiunque di noi: è una vita nuova che rifiorisce».

Al termine della Messa, prima della benedizione finale, la recita guidata dal vescovo della preghiera di affidamento a Maria.

L’apparizione del 7 maggio 1521

L’Apparizione ricordata risale alla mattina del 7 maggio 1521 quando il piccolo Natale, come ogni giorno, portò a pascolare le due mucche sul sagrato della chiesa di San Ambrogio. Per ingannare la noia di una lunga attesa, pensò di entrare in chiesa e recitare le decine del Rosario davanti all’altare della Beata Vergine delle Grazie. Al termine del rosario uscì e poiché le mucche non erano ancora sazie, decise di salire sino a una finestra, dalla quale si poteva vedere tutto l’interno della chiesa. Inizialmente tutto era in penombra, poi una luce intensa lo abbagliò.

Una Signora, a lato dell’altare della Beata Vergine delle Grazie, in mano un cero acceso, si mosse verso la porta che guardava a mezzogiorno. Era tanto bella e tutta vestita di bianco. Un ampio manto le scendeva sulle spalle. Natale riconobbe in lei la Madonna e la invocò nell’espressione: “O Nostra Signora Benedetta”. La bianca Signora lo pregò di allontanare quelle bestie dal sagrato per tornare poi da lei.

Natale, preso da grande spavento, fuggì per raggiungere il paese. Circa a metà strada, si fermò, si volse indietro e vide la bianca figura sulla soglia della porta che con un cenno lo invitava a tornare da lei. Il ragazzo, sempre più impaurito, riprese a correre invocando aiuto. Lungo la strada incontrò un uomo che ascoltò incredulo le sue parole e corse in chiesa per verificare l’accaduto. L’altare della Madonna era spoglio, le tovaglie erano ordinatamente piegate così come il velo serico che copriva l’intera immagine.

Arrivato in paese, Natale raccontò alla gente quello che era avvenuto, tutti quanti accorsero al luogo sacro e portarono grandi mazzi di fiori campestri sull’altare della Madonna. La notizia si diffuse in tutto il circondario e ben presto pellegrini giunsero da ogni parte con regali e offerte alla Madonna.

Nella copia autentica del processo canonico, che l’archivio parrocchiale custodisce gelosamente da 500 anni, sono attestati due miracoli e numerose grazie ricevute.

La preghiera alla Beata Vergine Maria:

Santa Maria, capolavoro del Figlio di Dio,
la Tua mano accompagna ogni creatura
alla bellezza del Padre.

Inorridiamo all’umano sfregiato dal limite,
ma con te innanzi agli occhi ci rassicuriamo:
confidiamo nella Tua carezza colma di compassione.

In te fanno pace Dio e l’uomo, la misericordia e la miseria:
l’una incrociata nell’altra producono
la speranza che rende abitabile il nostro mondo.

Solo la Donna toccata dalla Luce di Dio
poteva diventare sorgente che bagna e ristora
il desiderio di autenticità dei suoi figli.

Siamo consapevoli dei nostri slanci nel nulla,
del bisogno di gioia ferito ove approda
lontano dalla tua feconda e materna presenza.

Tu che l’hai provato conosci lo smarrimento
che avvertiamo nella prova.
La tua compassione è attratta dalla nostra miseria.

Tutto l’umano che c’è nel mondo,
fatto di polvere di terra e di luce del Regno dei Cieli,
in te non va in conflitto, ma si ricompone.

Tu vedi, o Madre, quanto manca alla terra,
alla vita e alla speranza per essere in pace.
Sia ambizione e desiderio di ogni pellegrino:

fissare nei tuoi occhi il proprio futuro,
sollevare lo sguardo nella Luce
e orientare alla Verità il proprio cammino.

Nelle tue mani tutto diventa preghiera:
tutto si fa spirituale.

Ciò che in noi porta il segno della pochezza
con Te è disponibile alla Provvidenza.

Il tuo amore, o Madre, dissolva i nodi del male
che ci vincolano all’uomo vecchio,
affinché, come te, possiamo risorgere nel Figlio.

O Regina, o Madre, raccogliamo il tuo invito:
accogliere la Parola del tuo Figlio
che rese grande il tuo cuore.

E sospinti dal tuo materno invito possiamo
comprenderci come Comunità orante,
che al Cristo e ai fratelli protende le mani.

Matteo Lodigiani (Diocesi di Cremona – TeleRadio Cremona Cittanova)

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