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Dote unica lavoro, Piloni (PD):
"Dati dicono che non funziona"

“Con la pandemia si sono persi 924mila posti di lavoro – commenta il consigliere Matteo Piloni, dopo la risposta dell’assessore al Lavoro, Melania Rizzoli -. Dietro questi posti ci sono persone, famiglie e imprese".

Una misura troppo complicata, che richiede un certo tipo di partecipazione da parte di chi aderisce, evidentemente non attrattiva. E così Dote unica lavoro, nella sua quarta fase, quella che riguarda i lavoratori autonomi privi di partita Iva, si sta rivelando un flop totale. Lo ha appurato il gruppo del Pd che in Regione, durante il question time, ha presentato un’interrogazione sul tema, per conoscere l’andamento della misura e, in particolare, il numero dei lavoratori che hanno presentato domanda e le risorse economiche impegnate e pagate.

“Con la pandemia si sono persi 924mila posti di lavoro – commenta il consigliere Matteo Piloni, dopo la risposta dell’assessore al Lavoro, Melania Rizzoli -. Dietro questi posti ci sono persone, famiglie e imprese. Tra i più colpiti i precari (contratti a tempo determinato) e i lavoratori autonomi. Regione Lombardia ha messo a disposizione lo scorso dicembre 10 milioni di euro per gli autonomi senza partita IVA. Il bando scadeva il 30 aprile, è stato poi prorogato al 10 luglio. Il motivo? Non c’è stata adesione. Ad oggi su 10 milioni di stanziamento ne sono stati utilizzati solo 600mila. Rimangono ancora ‘parcheggiati’ più di 9 milioni di euro. Il motivo? Le procedure sono complicate e i possibili beneficiari preferiscono rivolgersi all’analogo provvedimento statale. Il motivo? In quel caso basta fare domanda, se si hanno i requisiti i soldi vengono accreditati e fine del discorso. Nessuna complicazione, nessun obbligo, nessuna richiesta di impegni formativi o lavorativi. E così, in Lombardia, è stato speso meno del 10% della somma stanziata e si è costretti a prorogare i termini di partecipazione. Lo avevamo già visto con i ristorni, dove le economie sfioravano il 70%: qualcosa non va, è evidente che con le sue misure, la Regione non risponde alle esigenze di chi oggi si trova in difficoltà. Per questi motivi, questa mattina in Consiglio regionale abbiamo chiesto di semplificare le procedure. Perché ogni aiuto economico che si mette in campo va verificato, perché l’obiettivo è far arrivare le risorse nelle tasche delle persone e non limitarsi a dire di averle messe, se poi chi ne ha bisogno non riesce ad ottenerle”.

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