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Fanghi, da Gozzi invito a unire le forze
Ma a Scandolara altri sversamenti...

"Dopo tanto sdegno e tanti articoli - aggiunge indignato Amilcare Boni, ex consigliere di Gussola, tra i primi a denunciare il fenomeno - è ripreso senza tanti problemi lo smaltimento dei fanghi sul nostro territorio, sempre negli stessi terreni. Controlli? Neanche l'ombra". GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

Unire le forze tra sindaci, fare sentire più forte la voce dei comuni e, se serve, costituirsi parte civile. Questa la ricetta del sindaco di Martignana Alessandro Gozzi sulla vicenda de fanghi tossici in agricoltura, che ha toccato da vicino alcuni comuni del Casalasco. Gozzi sottolinea di conoscere gli agricoltori sui cui terreni sono avvenuti gli spandimenti e ha già provveduto ad avvertirli.

Quanto all’unione di intenti con gli altri sindaci, molto dipenderà anche dai tempi della giustizia. Intanto proprio lunedì mattina da Scandolara Ravara arrivano queste fotografie: altri fanghi, altri spandimenti. Saranno biologici?, si chiede a metà tra ironia e speranza l’anonimo fotografo. Visti i precedenti una certa diffidenza è lecita…

“Dopo tanto sdegno e tanti articoli – aggiunge indignato Amilcare Boni, ex consigliere di Gussola, tra i primi a denunciare il fenomeno – è ripreso senza tanti problemi lo smaltimento dei fanghi sul nostro territorio, sempre negli stessi terreni. Controlli? Neanche l’ombra: viene da pensare che probabilmente qualche passacarte li abbia autorizzati. Si parla tanto di ecomafie al Sud, ma queste cosa sono? Grossi proprietari terrieri senza scrupoli che sui loro terreni fanno quello che vogliono; operatori del settore smaltimento che incassano migliaia di euro; contoterzisti disposti a correre dei rischi, visti i grossi guadagni; politici di ogni schieramento che fanno finta di non saperne niente, quando in realtà vanno a braccetto con questa gente. Ai cittadini rimane solo il senso di impotenza davanti a questi soprusi: quando si legge di sindaci che non sanno neanche cosa succede sul proprio territorio. Che tristezza!”.

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