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Medici contro il vaccino, Ats:
"Avanti con la sospensione"

Nel frattempo le Agenzie di Tutela della Salute lombarde, ATS Brescia, ATS Bergamo, ATS Val Padana e ATS Montagna, destinatarie del ricorso collettivo, hanno reso noto di aver dato incarico per la difesa in giudizio all’avvocato Stefania Vasta, del Foro di Brescia.

In attesa della pronuncia del Tar di Brescia, davanti al quale lo scorso 14 luglio si è svolta l’udienza sui ricorsi contro l’obbligo di vaccinarsi presentati da 300 medici lombardi, una cinquantina dei quali cremonesi, le Ats fanno sapere che, “non essendo stati sospesi i procedimenti fin qui avviati, a breve adotteranno gli atti di accertamento dell’inosservanza dell’obbligo vaccinale per le finalità prescritte e imposte dalla legge che individua la vaccinazione come requisito essenziale per l’esercizio della professione sanitaria”.

Nel frattempo le Agenzie di Tutela della Salute lombarde, ATS Brescia, ATS Bergamo, ATS Val Padana e ATS Montagna, destinatarie del ricorso collettivo, hanno reso noto di aver dato incarico per la difesa in giudizio all’avvocato Stefania Vasta, del Foro di Brescia.

All’esito dell’udienza del 14 luglio, il Tar di Brescia, I Sezione, ha preso atto della rinuncia alla domanda cautelare nel frattempo intervenuta da parte dei ricorrenti, e ha espresso, sia pure con decisione non definitiva, alcune valutazioni sul ricorso. In particolare, si legge nell’ordinanza, “non paiono, allo stato, prive di rilievo le eccezioni preliminari prospettate dalle amministrazioni resistenti che incidono sull’ammissibilità delle stesse questioni di costituzionalità”. Per il Tar, inoltre, “non paiono sussistere, in specie, i presupposti per l’ammissibilità del ricorso collettivo e cumulativo”.

Nel merito dei ricorsi si entrerà comunque dopo l’estate con la fissazione di una nuova udienza. Tutti i medici (300 ricorrenti al Tar di Brescia e 200 a quello di Milano) sono rappresentati dall’avvocato Daniele Granara, del foro di Genova, professore ligure di diritto costituzionale. “Non si tratta di una battaglia no vax”, ha già spiegato il legale, “ma di una battaglia democratica. In questo caso si vuole obbligare una persona a correre un rischio, perchè se non lo fa gli viene impedito di poter svolgere il suo lavoro. Noi impugniamo un obbligo che non può essere tale”.

Sara Pizzorni

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