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Don Rubagotti, messa a Motta
davanti alla Chiesa danneggiata

Essendo la vetrata fortemente compromessa dalla grandinata recente, per motivi di sicurezza non è più possibile celebrare la funzione all’interno della struttura" – ha spiegato il parroco di Casalmaggiore

Foto: Jacopo Orlo

Nella serata di lunedì, don Claudio Rubagotti ha celebrato una suggestiva messa in memoria di San Fermo, all’esterno nella chiesetta dedicata al santo della località casalasca. Con un pensiero sulla santità e gli ingenti danni subiti dalla struttura dopo il violento nubifragio di qualche settimana fa.

“Siamo atleti nel momento in cui saltiamo gli ostacoli della vita, dentro e fuori di noi, nei contesti quotidiani. Il segreto è fissare ciò che ci dà la forza per affrontarla. Proprio come i testimoni dei campioni olimpici, quando pensano di arrivare alla loro meta. La nostra non è un traguardo olimpionico, ma è ritrovare il senso della vita che è Cristo”. Queste sono state le parole della breve omelia tenuta da don Claudio Rubagotti durante la santa Messa serale nel giorno della festa di San Fermo. Una liturgia svoltasi sul piccolo sagrato della chiesetta della località casalasca colpita dalle perturbazioni violente di qualche settimana fa. “Essendo la vetrata fortemente compromessa dalla grandinata recente, per motivi di sicurezza non è più possibile celebrare la funzione all’interno della struttura” – ha spiegato il parroco di Casalmaggiore. Ciò però non lo ha fermato dal predisporre all’esterno altare e sedie per una quarantina di persone devote e legate al loro luogo di culto, le quali hanno partecipato alla messa nell’oscurità della campagna notturna, accompagnata dal suono delle cicale.

La stessa grandinata, ricorda don Claudio, “ha fortemente compromesso anche la vetrata della chiesa del Morotto e di San Francesco, oltre al già malconcio tetto di Santo Stefano”. Problematiche che si stanno affrontando con diverse assicurazioni, “ma al momento non è possibile stimare l’entità dei danni e i tempi di intervento, in quanto emergono danni di volta in volta”. Partendo allora dalla lettera di San Paolo e dal Vangelo, il sacerdote ha offerto una riflessione nella quale ha spiegato il significato e l’origine del martirio, un concetto fortemente legato con le antiche Olimpiadi greche appena concluse. “Che cos’è la forza? È insistere, non darsi mai per persi. In fin dei conti, la vittoria è già questa: il non arrendersi. Un santo, come lo è stato Fermo e possiamo esserlo noi, è tale nella misura in cui non ci arrendiamo”. Alla fine della messa, si è tenuto il tradizionale rinfresco con il gelato. Non prima però di aver ascoltato e letto la preghiera a San Fermo recitata dalla signora Giovannina di 101 anni:

San Fermo glorioso intrepido,
prode campion di Cristo,
salga a te un cantico
quale lo detta il cor.

Tu con parola fervida
hai confessato impavido
il dolce Redentor,
e tra gli atroci spasmi
gridavi la tua fè.

Patrono eccelso,
ispiraci un po’ di tua fortezza:
fa che dal retto tramite
noi non deviamo il piè.

(dal sito della Parrocchia di Santo Stefano)

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