Cronaca
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Mozione gessi e Casalasco area
vulnerabile: dibattito in Consiglio

La mozione è stata poi respinta coi voti contrari della maggioranza, favorevoli di CNC e del consigliere de Il Listone Gabriel Fomiatti e con l'astensione di Annamaria Piccinelli.

E’ stato un dibattito lunghissimo quello scaturito dalla Mozione presentata dai consiglieri Pierluigi Pasotto, Mario Daina, Fabrizio Vappina e Valentina Mozzi (CNC) col contributo esterno del rappresentante dei 5 Stelle (che non è in Consiglio) Adamo Manfredi, relativa ai gessi e ai fanghi e scaturita dopo l’inchiesta partita da Brescia che avrebbe portato alla luce presunte irregolarità relative allo spandimento che hanno interessato il nostro territorio. La lunga discussione ha evidenziato posizioni non convergenti sulle soluzioni, ma un interesse generale e collettivo sulla materia. Riproponiamo, in questo caso e per questa volta, per non correre rischio di saltare qualche passaggio importante, l’intero dibattito così come da trascrizione della Delibera di Consiglio 46 del 30 luglio, sicuri in questa maniera di dare un servizio il più possibile completo.

Mozione emergenza spargimento fanghi tossici

PASOTTO PIERLUIGI: Alcune doverose premesse. Non leggerò la mozione, ma inquadrerò, fatte alcune doverose premesse, la situazione. La prima premessa è una questione anche di gentlemen agreement, noi vogliamo comunque significare il fatto che questa è un’iniziativa che, l’ha portata in Consiglio Comunale Casalmaggiore la nostra casa, in quanto siamo rappresentati in Consiglio, ma l’abbiamo portato avanti insieme anche agli amici del Movimento 5 Stelle, ne cito uno Adamo Manfredi, perché riteniamo sia giusto insomma dire quando un lavoro condiviso e anche portato avanti assieme. L’altra premessa è che nella nostra intenzione, questa mozione che è stata presentata il primo giugno, protocollata nello stesso giorno e da allora qualcosa è successo, è una mozione che parte da un presupposto significativo, che sia i Sindaci che i cittadini e tutti noi siamo in questa questione, potremmo essere parte lesa. Quindi non c’è nessuna intenzione né di fare una guerra di religione sulla questione dei fertilizzanti si, fertilizzanti no, ammendanti, gessi di defecazione e quant’altro, né tanto meno addentrarmi in un trattato agronomico, visto che mi sono dovuto documentare, ma di cui non ho le competenze per affrontare, ma anche essendomi documentato, lo troverei di interesse modesto. L’input è partito, come tutti avrete letto per la presentazione di questa mozione, da un’inchiesta condotta dai Carabinieri forestali tra il 2018 e il 2019. Ecco, questa è un’inchiesta che ha portato alla luce delle azioni delittuose da parte di una ditta, di alcune ditte che omettevano di sottoporre i fanghi al trattamento previsto dalla normativa e, praticamente, spandevano, spacciandole come gessi di defecazione, praticamente un prodotto, un ammendante, un correttivo, previsto dalla normativa, dei fanghi tossici non trattati. I numeri sono imponenti, 12 milioni di euro di profitti illeciti, 150.000 tonnellate di fanghi contaminati, che è l’equivalente di circa 5.000 TIR, sulle superfici di circa 3.000 ettari, Regione Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna. Questa azione delittuosa sarebbe stata svolta tra gennaio 2018 ed agosto 2019, tuttora in corso un’azienda. Le aziende, a fronte di corrispettivi, ritiravano i fanghi prodotti da numerosi impianti pubblici di depurazione, che teoricamente avrebbero dovuto depurarli sulla base della normativa prevista per le acque reflue e urbane industriali, e che poi avrebbero dovuto essere trattati. Questo non avveniva e spacciavano, con la compiacenza di diversi terzisti, a coltivatori, come gessi di defecazione, in realtà dei fanghi tossici addizionati da acido solforico e da batterie esauste. Allora, chiaramente il modus operandi era un modus che offriva spandimenti gratuiti di un materiale comunque fertilizzante che ha un costo, e quindi veniva reso gratuito, e veniva offerta gratuitamente anche l’aratura della superficie agricola. Ecco, è chiaro che qua i reati che si possono configurare sono tanti, dalle molestie olfattive, alla discarica abusiva. Questa pratica, come dicevo, è stata localizzata in tre, quattro regioni, quasi tutte del nord Italia e 27 aree contaminate, 21 aziende agricole sparse tra i territori di Cremona, Brescia, Como, Lodi, Mantova, Milano, Piacenza, Pavia e Verona, quindi non è una questione che riguarda, può riguardare solo noi. Stringendo un attimo sul contesto locale, sono interessate tre aziende a Sospiro, 4 a Castelvisconti, 2 a Pieve d’Olmi… Pieve San Giacomo e alcuni operatori anche nei Comuni di Scandolara, Torricella del Pizzo, Casalmorano, Castelleone, Derovere, Formigara, Gussola, Martignana di Po, Persico Dosimo, Piadena e Drizzona. Chiaro che occorrerà poi, e sarà un’opera ingente, fare anche una quantificazione del danno ambientale occorso. Oltretutto, gli stessi Carabinieri forestali non escludono che questa pratica, dopo il 2019, possa essere proseguita, e, quindi, i danni potrebbero essere ancora più importanti. Ecco, cos’è successo? Come si è mossa di fronte a questo tsunami che,insomma, è stato a livello agricolo, è stata una cosa importante? La politica si è mossa. Allora, tutta questa pratica è normata dal decreto legge 75 del 2010, fa riferimento anche al decreto legislativo 152 del 2006, che è quello sulle bonifiche, e altro decreto legislativo 99 del 92. Questo insieme di normative, negli anni, ha creato non pochi problemi, tant’è che la Regione Toscana e la Regione Veneto negli anni, per quanto riguarda i valori da applicare ai terreni, dato che il 152 del 2006 e il 99 del 92 impongono limiti diversi, ha posto una questione all’ISPRA, Istituto Superiore protezione e ricerca ambientale, la quale si è pronunciata dicendo che il decreto legislativo 152 del 2006 si rivolge ai terreni, ai limiti nei terreni per le concentrazioni, mentre invece la 99 del 92, che è quello un po’ più stringente, è quella che si fa riferimento specifico agli additivi, ai fanghi, ai gessi da defecazione. Ecco, per cui c’è una normativa. Cosa ha fatto, come si è mossa la politica, diciamo, anche a livello regionale, perché chiaramente la 99 del 92 va integrato anche con DGR che sono regionali. Si è mossa comunque. L’assessore all’ambiente Cattaneo, tanto per dire, di fronte a ricorso al TAR dell’azienda colpevole di questo atto e a un successivo divieto di spandimento e di limitazione dei gessi di defecazione, ha impugnato, come Regione Lombardia, al Consiglio di Stato. La Regione Lombardia, attraverso l’assessore Rolfi, Assessore all’agricoltura, alimentazione e Sistemi Verdi, ha inserito, per la campagna 2020 – 2021, una serie di limitazioni per limitare lo spandimento dei fanghi da depurazione per uso agronomico, 167 Comuni del territorio lombardo, tra cui 43 in territorio cremonese. Purtroppo nessuno in territorio Casalasco. È chiaro che sono stati eseguiti dei parametri, che riguardano il calcolo dell’indice del surplus di azoto dei terreni, che varia da 170 kg per anno nelle zone vulnerabili, a 340 per le zone non vulnerabili. È chiaro che nei territori dove c’è un impatto zootecnico più elevato, come nel Milanese o nel Cremonese, i valori risulteranno tali da poter indurre ad inserirle come zone vulnerabili. Mi permetto di dire che la nostra zona magari non ha questo tipo di prerogativa a livello di percentuali, ma complessivamente non stiamo parlando di una di una zona amena, in cui si respira un’aria di grande qualità, nella quale non siano presenti, per diversi motivi, che possono essere anche proprio strutturali climatici, un’aria accettabile. Tant’è che siamo sempre ai primi posti nelle classifiche italiane, e purtroppo anche europee, per quanto riguarda il tasso di inquinamento. È chiaro che io penso che anche la Regione interverrà su questa questione, e qualcosa si sta muovendo, come dicevo anche qua, a livello provinciale. So che la Provincia ha svolto un lavoro, ha redatto una bozza che ha inviato ai Comuni. Ne ho qua una copia approvata dal Comune di Martignana, ringrazio anche il Sindaco Gozzi per la collaborazione. È una bozza abbastanza generica, nella quale inserire poi tutte le caratteristiche specifiche che vengono prese dal PGT, che sono proprie di ogni Comune, di ogni territorio. Ho portato anche, tra l’altro le ho consegnate anche all’architetto Cadenazzi perché ne potesse prendere visione nel momento in cui abbiamo presentato la mozione, proprio perché non c’era nulla che ci potesse mettere penso in contrapposizione su una faccenda del genere, del Comune di Mariana Mantovana, che però ha alcune caratteristiche specifiche, in quantotrattasi di Comune vulnerabile come caratteristiche, per cui è un po’ diverso rispetto al nostro. Ecco,traendo le conclusioni, mi scuso se sono stato un po’ lungo, ho evitato proprio di entrare nel dettaglio specifico, perché non ne voglio fare una questione di religione, a favore o no dei fanghi, ognuno ha la sua idea. Però noi pensiamo che questo sia un campanello d’allarme importante, che debba costringere anche noi, come Comuni, come territorio a introdurre qualcosa che nella filiera del controllo manca. Attualmente penso che si possa procedere attraverso un portale Sisco, nel quale si inseriscono i dati per gli smaltimenti, inserendo schede tecniche. Penso che ci sia un feedback che poi arriva anche i Sindaci, e lì secondo me comincia il problema. Appunto perché la materia è complessa, non tutti i Comuni sono strutturati. La nostra proposta chiaramente va nella direzione, come si legge nella mozione, di fare un lavoro a livello provinciale. È chiaro che debba partire interessando anche gli UTR, cioè gli uffici territoriali regionali, che sono in ogni capoluogo di provincia, a parte Sondrio, che trattano in modo specifico materie connesse all’agricoltura e legate al territorio, perché possano anche decodificare questi feedback che arrivano poi dal portale regionale. Secondo me, una mano la possono dare anche, anzi la devono dare le associazioni di categoria, soprattutto perché il nostro stimolo ad approvare un regolamento è più veramente un input, ma questo regolamento deve essere chiaramente redatto anche in modo attento, che non possa dare adito a imposizioni non dovute, non richieste e che possano prestare il fianco anche ad essere impugnati o a dei ricorsi. Poi c’è tutta la parte relativa al controllo che va strutturata. Appunto, dicevo, noi sosteniamo che questa è una materia molto complessa e un Sindaco non è tenuto ad avere nozioni di agronomia o di chimica, o essere laureato in scienze naturali e, quindi, occorre strutturare il tutto affinché queste nozioni di feedback, che arrivano dal portale, venganodecodificati e si possano mettere in campo tutte le forze per una azione di controllo fisico, per una stima dei danni, che speriamo non ci siano stati a livello irreparabile nel nostro territorio, e poi interessare i Carabinieri forestali, l’ARPA, gli uffici regionali sul territorio, lo dicevo prima, la Provincia, chiaramente, la Prefettura, perché no, e poi tutti coloro che possono svolgere controlli. Chiudo dicendo, poi riproponendomi dopo la mozione presentata di intervenire più tardi, ma… io dico, ho letto le uscite dei di Sindaci che come autorità sanitaria competente, infatti, su queste questioni possono, secondo me, ritenersi, come tutti noi cittadini, che poi, alla fine, con una questione … un territorio a vocazione agricola come il nostro, di produzione agricola, possono ritenersi parte lesa da atteggiamenti di questo tipo, su cui noi non puntiamo il dito contro nessuno, ma dobbiamo cercare di fare in modo che venga inserito un criterio di tracciabilità a garanzia della salute pubblica, a garanzia anche e a forma di sostegno di quei coltivatori, di quegli imprenditori del settore agricolo che magari possono avere anche un riverbero e confrontarsi direttamente per evitare anche loro di finire in situazioni spiacevoli.

BONGIOVANNI FILIPPO: Allora grazie per la mozione presentata. È un tema che effettivamente, ha colto anche abbastanza di sorpresa, per la gravità con cui è stata presentata questa questione che ha coinvolto una azienda che svolge quell’attività, come abbiamo letto sulla stampa, ma soprattutto ha coinvolto tanti imprenditori agricoli o proprietari di terreni della zona diciamo limitrofa alla nostra e non solo. Noi come Sindaci, però, un qualcosa nel 2020, già avevamo accennato di questo problema, perché c’erano già stati alcuni Sindaci che avevano avuto in passato dei sentori ma non pensavano che ci fosse dietro tutto questo. Dopo, ovviamente c’è stata la pandemia, quindi non c’è stato più tempo di approfondire queste questioni. Ci siamo ritrovati a Rivarolo dei Re ai primi di luglio, dove abbiamo immediatamente parlato di questa cosa. Peraltro, lo stesso Sindaco di Rivarolo del Re è uno di quelli che non è coinvolto. Rivarolo del Re non è un territorio coinvolto in questa inchiesta, ma loro hanno già un’azienda che da oltre un decennio spande cose da tenere sotto attenzione, quindi loro erano già, diciamo, molto informati su quello, perché hanno già una regolamentazione loro comunale, e quindi un po’ tutti i Sindaci abbiamo convenuto di addivenire ad una regolamentazione comunale omogenea, come abbiamo anche dichiarato, sentendo ovviamente le associazioni di categoria, che sono le prime che dovrebbero essere interessate, e l’Ordine degli Agronomi, per alcuni suggerimenti affinché appunto, come si diceva, dopo un minuto che è uscito non ci siano già in 100 ad impugnarlo. Quindi alcuni Comuni si sono dovuti muovere d’urgenza, perché appunto c’era il rischio che, in caso di un dissequestro, eccetera, questi il giorno dopo ricominciassero a spandere. Casalmaggiore, per nostra fortuna possiamo dire così, non è risultata coinvolta. Quindi io le informazioni che so sono quelle che ho appreso dalla stampa e quello che ho appreso dai miei colleghi. Colleghi che tra l’altro hanno avuto molto tardi delle informazioni, sono coperte da segretoistruttorio, quindi noi che non siamo coinvolti non avremo direttamente quelle informazioni. Potrò solo sapere qualcosa dai colleghi o dalla Provincia che ha cominciato, diciamo, dopo un po’ di tempo, perché la Provincia non è direttamente competente su quella tipologia, perché loro hanno più la competenza sui fanghi di origine industriale. Però diciamo, ha cominciato un attimo a fare, a tirare le fila. Ha fatto così anche la provincia di Brescia. Ha fatto così anche la Provincia di Mantova. Anche Gussola da tempo era interessato a questi fenomeni e aveva un regolamento simile a quello che lei ha citato di Mariana Mantovana. Anche ARPA e ATS sono state investite dalla questione dalla Provincia. Quindi oggi la Provincia autorizza dei fanghi di usoagricolo o industriale che sono tracciabili e seguono di fatto la legislazione dei rifiuti. Il problema reale è sui gessi da defecazione. Per cui questi erano sì citati in alcune leggi che lei ha citato, ma non li rendeva tracciabili. Era questo il problema di base. Solo tramite un regolamento si potrebbero almeno sapere i terreni dove questi sono spansi, e quindi, se tu sai dove gli spandi, puoi poi intervenire chiedendo eventuali analisi del terreno. A carico del Comune c’è solo l’onere della verifica del PUA, quindi altro non c’è, e quindi anche noi Comuni, diciamo, in questo senso siamo un po’ leggerini sulla possibilità di controllare quello che succede. Ma, ripeto, solo sui fanghi agricoli, non … i gessi da defecazione questa tracciabilità, fino a modifiche normative che abbiamo letto in questi giorni, non prevedevano questa possibilità. Provincia di Cremona, quindi, ha coinvolto e convocato i Comuni, diciamo, vittime di questo spandimento di gessi da defecazione; redigerà un regolamento provinciale che ha già mandato ai Comuni coinvolti. Infatti, lei ha quello di Martignana che mi ha girato Gozzi anche a me, che chiaramente ha detto, dopo ognuno li deveadattare alla propria alla propria realtà, ma quello sarà certamente la base, perché quello della Provincia, a differenza di quello di Mariana Mantovana, ha già le ultime indicazioni normative, ma se la legge regionale è cambiata ulteriormente, ha detto che poi a settembre rimanderà, diciamo, gli ultimi aggiornamenti. Per adesso è partita solo con questi Comuni, perché appunto c’era l’urgenza assoluta di provvedere, perché altrimenti i gessi da defecazione da domani mattina, senzaquell’intervento lì, sarebbero stati espansi in modo identico, uguale, uguale a prima. Chi è competente a intervenire e vedere se i terreni in cui si spargevano i gessi hanno avuto danni, effetti collaterali, eccetera, eccetera? ARPA. Quindi ARPA esce se chiamata, se si sentono odori particolari, eccetera. Campiona i terreni e poi dopo qualche mese ti dà il risultato. Quindi capite bene che non è una cosa che nell’immediato tutti abbiamo. Quindi tra Sindaci ci siamo proprio, così, confrontati, su ciò che abbiamo … è molto difficoltoso per un Comune riuscire a vigilare. Sì, abbiamo l’ufficio tecnico, abbiamo la Polizia locale, però la possibilità di vigilare è veramente molto striminzita e molto, molto, molto difficoltosa. Quindi è chiaro, come ha detto lei, per quanto riguarda i Comuni che sono stati identificati da Regione come, diciamo, esclusi da luoghi dove è possibile lo smaltimento, sono quelli soprattutto nel Cremasco, per quanto riguarda la Provincia di Cremona, dove ci sono allevamenti zootecnici, perché appunto per la direttiva nitrati hanno un carico eccessivo. Noi di allevamenti fondamentalmente nella nostra zona ce ne sono pran pochi e quindi non siamo all’interno di quelle aree. Però dobbiamo correggere un equivoco di fondo, perché quando si parla di fanghi, fanghi per uso agronomico, sono sempre stati utilizzati, e saranno sempre utilizzati. Qui il problema è nato per i gessi da defecazione, che è tutto un altro paio di maniche. Quindi tutti abbiamo concordato, come Sindaci, di approvare un regolamento base comune, che quindi sarà sottoposto anche a questo Consiglio. Probabilmente sarà un allegato del Regolamento di igiene urbana? O magari sarà un regolamento a sé stante? Questo lo decideremo, sentite giustamente le associazioni agricole, ARPA e Regione, perché comunque ci devono dare dei suggerimenti adeguati. Regione Lombardia, come ha detto lei, ha modificato la normativa sui gessi per poter estendere la possibilità di tracciamento e poter estendere la possibilità di campionamenti di terreni. La grossa lacuna era appunto una normativa nazionale, che appunto li cita, ma non
consente la tracciabilità. Quindi quella era la problematica, mancava un aggiornamento perché i gessi da defecazione da fanghi sono considerati fertilizzanti correttivi, però andava aggiornato. So che al Ministero c’è un tavolo tecnico dedicato, con varie bozze, vari incontri preliminari, ma ancora non sono arrivati a una soluzione. Per cui la Regione ha deciso di, visto l’urgenza, di intervenire lei, anche se diciamo ha le ali un po’ tarpate, perché non ha la competenza primaria, però almeno è uscito proprio poi ieri sul giornale la legge per utilizzo fanghi è stata approvata in via definitiva in Consiglio regionale, che riguarda il controllo, il monitoraggio e la tracciabilità dei gessi di defecazione da fanghi utilizzati in agricoltura. Quindi almeno una regolamentazione possiamo dire che l’abbiamo. Quindi la soluzione regionale è stata un po’ un argine ad abusi, a potenziali abusi ambientali e i rischi per la salute che ne sono connessi. Quindi … perché la regolamentazione tecnica sull’uso dei fertilizzanti a livello nazionale non era completa, e quindi queste persone, che saranno giudicate se sono dei delinquenti, anche se le prove non sembrano molto favorevoli a loro carico, sono riusciti a sfruttare, diciamo, queste lacune, queste cose concesse e non concesse che non si capiva giusto perché il gesso di defecazione da fanghi è nell’elenco dei fertilizzanti consentiti, quindi, sai poi dopo… Teniamo però presente che di base, attenzione, visto che nella vostra mozione si fa riferimento, come funziona un depuratore? Un depuratore, ovviamente se depura acqua, però inevitabilmente lascia delle scorie che sono dei fanghi, di solito sono proprio quelli, i gessi di defecazione. Quindi tutte le società, compresa Padania, che gestiscono depuratori, ogni tot, ovviamente, li devono pulire e quindi quelli ,ci sono dei fanghi che sono, diciamo, gessi di defecazione e li conferiscono a ditte specializzate. In passato Padania Acque aveva proprio un contratto con un’azienda di Pavia; c’erano stati dei problemi di questa azienda qua pavese, non so se gli avevano chiuso un impianto, cose del genere, e quindi ha avuto per un periodo delle difficoltà a conferire. Quindi, se ti si presenta che dove li conferisci ti chiude, eccetera, Padania Acque, due anni fa, ha dovuto sostenere delle spese piuttosto ingenti per poter smaltire questa tipologia di fanghi. Bisogna capire dove si possono smaltire e come si possono smaltire. Inceneritori, è possibile, però l’inceneritore deve essere ovviamente un inceneritore che supporta questa tipologia e che… perché quello è un materiale che non è che lo faccia migliorare l’inceneritore, perché lo porta giù, gli abbassa la potenza, la resa, esatto. Quindi è un altro problema. Purtroppo sono fanghi che vanno smaltiti, sia quelli da agricoltura, di provenienza di stalle, sia quelli di provenienza di depurazione domestica, diciamo di acque domestiche, acque nere domestiche. Quindi è un problema che c’è, un problema che va gestito. È un problema che va fatto seguendo determinate normative. Però non possiamo pensare che queste cose non esistano, o che si volatilizzano. Quindi tutto quello che decidiamo dobbiamo anche usare i giusti termini e la giusta procedura. Tra l’altro, ecco perché sono coinvolte le province, perché abbiamo dimenticato di dire, la stessa legge regionale prevede di demandare alle autorità competenti cioè le Province, la Città Metropolitana di Milano, che devono riesaminare gli atti autorizzativi al fine di adeguarli alle nuove disposizioni, prevedendo che le stesse diventano efficaci dal 01/02/2022. Quindi danno un termine a tutte le Province per andare con questa legge a controllare alcuni aspetti della disciplina, sia sui fanghi in agricoltura, gessi da defecazione, gessi da defecazione da fanghi e carbonati da defecazione, laddove prodotti utilizzando fanghi da depurazione. Quindi le Province devono andare, entro 01/02/2022, a vedere se coloro che smaltiscono, se coloro che trattano queste tipologie di fanghi abbiano le autorizzazioni adeguate alla nuova disposizione normativa. Quindi le nuove disposizioni si applicheranno anche ai procedimenti autorizzativi in corso. Quindi mano a mano chescadono o che sono in corso, assolutamente la Provincia deve andare a controllare. Quindi abbiamo diversi aspetti da seguire. Noi attenderemo, appunto, il regolamento provinciale, la bozza di regolamento provinciale e poi la faremo vedere al nostro ufficio tecnico, che provvederà, sulla base del PGT, ad adeguarla, anche se il PGT stesso è in fase di revisione, ma non credo su quegli aspetti. Quindi poi io ho già l’articolato della legge regionale, ma direi che posso anche non leggerlo. Per quanto riguarda la mozione, probabilmente se mediamo alcuni pezzi che ho visto, magari sono stati fatti inizialmente con un po’ di urgenza, sulla base dell’emergenza che aveva colpito l’attenzione anche dei media, potremmo trovare, credo, una soluzione che possa andare bene a tutti. Io comunque adesso lascio spazio agli interventi, poi avremo modo di riparlarne.

FOMIATTI GABRIEL: Questo è un tema che va oltre i confini comunali, quindi bene ed è fondamentale mettersi in azione in concerto con i Comuni del territorio.Altrettanto diciamo sovracomunale la questione dei controlli. Ad esempio ARPA, che attualmente è la responsabile dei controlli per i temi ambientali, ha poteri abbastanza limitati. Ad esempio prima di fare dei controlli deve dare un preavviso, non può farli a campione. Di conseguenza, alle aziende interessate potrebbero mettersi anche preventivamente a posto. Dovrebbe quindi, a livello regionale, essere fatta una riflessione per poter fare una riforma massiccia su questo tema. Comunque la mozione è apprezzabile per l’intento e senza ombra di dubbio va approvata.

PICCINELLI ANNAMARIA: Sì, buonasera a tutti. Allora, secondo me, il tema è assolutamente fondamentale, quindi bisogna senz’altro affrontarlo, del resto è stato affrontato già dalla Regione, che ha incominciato a muoversi, e dagli stessi Sindaci, ho letto che appunto si sono già incontrati su questi aspetti. Volevo scorrere un po’ le proposte che si fanno. Richiedere ufficialmente mediante ordine del giorno approvato in Consiglio e di concerto i Comuni, eccetera, a Regione Lombardia di inserire il nostro Comune nella zona interdetta vulnerabile. Credo che questo dipenda, correggetemi se sbaglio, da ARPA, dai risultati delle analisi di ARPA. No sì, questo sicuramente, però voglio dire penso che la Regione scelga in base ai risultati delle analisi dell’acqua, no? 50 milligrammi, eccetera. Correggetemi se sbaglio. Di predisporre un regolamento ad hoc, credo che anche qui ci si stia già lavorando, se non mi sbaglio. Ecco, raccogliere ulteriori informazioni, è già stato detto. Quindi chiedo se effettivamente il punto 3 è realizzabile, cioè si può chiedere così alla Regione, mi pare che appuntoci siano dei passaggi intermedi, cioè se le analisi di ARPA non danno determinati risultati, non so se è possibile. Tanto più che volevo anche aprire la parentesi rispetto anche a una premessa che si fa; nessuno dei 43 Comuni interdetti è in territorio Casalasco, ponendo in essere il rischio concreto che esso sia destinato a diventare la pattumiera della Lombardia. Paradossalmente leggevo che l’interdizione dei fanghi ha in qualche modo e forse anche incoraggiato, addirittura usare di più i gessi e meno magari nelle zone in cui i fanghi… dico paradossalmente, non erano interdetti. Chiudo la parentesi. Invece mi sembra appunto, visto che la Regione si sta già muovendo, visto che i Sindaci si stanno muovendo a lavorare a un regolamento, si potrebbe, secondo me, attualizzare in qualche modo questa mozione, visti i cambiamenti in corso. Pensavo ad esempio chiedendo piuttosto alla Regione che agevoli i comuni riguardo ai costi di eventuali analisi di ARPA, magari instaurare una convenzione. Cioè visto che sarà necessario poi controllare che i fanghi o i gessi che vengono usati nei campi, potrebbe esserci la necessità da parte dei Comuni di fare delle analisi, di attivare ARPA, si potrebbe, come ad esempio, che è già stato fatto a Lodi Vecchio di creare una convenzione affinché le spese che i Comuni sostengono per queste analisi possono esserecalmierate. Ho letto proprio una Commissione di questo genere, fatta di recente dal Comune di Lodi Vecchio. Un altro, secondo me, elemento che si potrebbe inserire, sempre rivolto alla Regione potrebbe essere quello, come del resto diceva il Sindaco, rispetto alla presenza dei fanghi, che in qualche modo devono essere comunque trattati. Però sappiamo che la Regione Lombardia importa una quantità enorme di fanghi da altre Regioni, io credo che i Sindaci, che stanno già ben lavorando insieme a un regolamento, potrebbero anche muoversi nel senso di sensibilizzare attraverso una comunicazione, una lettera rispetto alla necessità, ormai anche a maggior ragione visto quanto è accaduto, di smettere di importare fanghi da altre regioni. Perché … o perlomeno diminuiremoltissimo questo traffico di fanghi, perché direi che noi ne abbiamo già a sufficienza, tanto piùche, appunto, abbiamo anche un bilancio di azoto molto molto elevato, perché siamo il centro di allevamenti intensivi maggiore d’Italia, e quindi oltre a importarne tantissimi non riusciamo nemmeno a smaltirli nel modo corretto. Questo significa attivare inceneritori, tra parentesi, ci sono
anche altre tecniche oltre l’inceneritore, ma di compostaggio che insomma va beh, qui comunque si apro una parentesi per cui non sono competente, però insomma ho fatto qualche lettura in questo senso. Comunque io introdurrei, chiedo, parliamone, di introdurre magari una qualche agevolazioneper i Comuni rispetto ad eventuali controlli ARPA che si rendessero necessari e anche incominciare a, come dire, sensibilizzare la Regione, il gruppo di Sindaci dell’Oglio Po o comunque casalaschi rispetto alla riduzione di questa importazione, di questo traffico di fanghi da altre regioni.

SEGHEZZI GIANPIETRO: Volevo proprio fare una domanda, di comprensione, diciamo così, come si diceva una volta a scuola, su una delle premesse che viene fatta. Perché mentre si capisce chiaramente del giudizio contrario, dove c’è chiarito che, insomma, giudizio totalmente contrario all’utilizzo dei fanghi per uso …. non capisco invece cosa si voglia dire nel periodo successivo. Riteniamo che il DL 99/92 vada rivisto e modificato a favore di strumenti rivolti sempre di più alla tracciabilità e alla riduzione dei quantitativi di emissioni di azoto, puntando sempre di più riutilizzo irriguo e all’economia circolare dell’acqua collegato al ciclo di depurazione. Giuro, non ho capito che cosa si voglia dire. L’unica cosa, che si vuole modificare è il decreto 99, ma non ho capito come.

PASOTTO PIERLUIGI: Allora parto dalla fine, dal periodo che citava il Consigliere Seghezzi. Allora riteniamo che il decreto legge 99/92 vada rivisto e modificato a favore di strumenti rivolti sempre di più alla tracciabilità. È un auspicio che noi facciamo. È chiaro che non lo diciamo al Consiglio Comunale, che non ne ha potestà, esprimiamo il nostro parere su quei decreti. Questi fatti stanno avvenendo in tante regioni, è un po’ un qualcosa che va ad aggirare la legge sui nitrati, no? Un pochino, l’accusa è quella. Noi pensiamo che ci potrebbero essere anche altre pratiche per ottenere prodotti simili basati sull’attività circolare dell’acqua, lo dicevo prima al Sindaco, che chiaramente l’attività di depurazione di acque che siano civili, il decreto 99/92 prevede anche le acque industriali, artigianali e civili industriali, civili artigianali. Il nostro auspicio è che, chiaramente, siccome quello che poi mettiamo su quei campi alla fine lo mangiamo e lo beviamo, di cercare di usare coscienza. Si chiama procedimento circolare quello che, ad esempio, utilizzi le deiezioni bovine e quant’altro direttamente attraverso dei procedimenti di inertizzazione, senza dover andare a depurare di metalli pesanti o addizionare acido solforico e quant’altro per correggere i terreni. Qualcosa di più naturale, legato proprio a un ciclo circolare dell’acqua, che trattenga tutte le sostanze dalla depurazione e poi dopo le convogli, è un procedimento che c’è già, ma ampliarlo su vasta scala. È chiaro che qua si è voluto trovare una soluzione anche alla questione dei rifiuti, che è stata accennata poco fa. Perché chiaramente i fanghi sono assimilati ai rifiuti, esatto, i gessi di defecazione, no, ad esempio, e allora cosa cos’è successo qui? È successo che hanno smaltito fanghi, che sono rifiuti, che richiedono un processo di inertizzazione, che richiedono sanificazione, di preparazione e depurazione, al posto dei gessi di defecazione, per i quali, come diceva giustamente il Sindaco, c’era una carenza dal punto di vista della tracciabilità. Questo per noi è un auspicio e rimane tale. Non chiediamo al Consiglio Comunale di abrogare il decreto legge 99 del 92, ci mancherebbe altro. Ecco questo poi, per quanto riguarda il punto 3, invece, noi pensiamo, ne ho parlato con qualcuno, qualche geologo che ne sa un po’ più di me, soprattutto nei terreni golenali, che sono spesso oggetto di culture, che la conformazione sabbiosa di quei terreni faccia sì che un qualsiasi tipo di errore doloso di questo genere che vada a spandere sostanze veramente nocive, dopo un po’ ce lo ritroviamo in Po. Quindi noi pensiamo che il parlare con Regione Lombardia per anche introdurre criteri di valutazione supplementari a quelli che già avvengono adesso. Cioè il fatto che non ci siano coltivazioni qua sul Casalasco zootecniche intensive va compensato però col fatto che abbiamo un terreno sabbioso molto vicino al Po, che si presta perfettamente a percolare e portare in fiume tutto ciò che viene trattato là. E infatti non è un caso che tanti pesticidi e quant’altro che vengono usati in agricoltura e poi li ritroviamo in Po, soprattutto nelle aree golenali. Per cui il punto 3, secondo me, se vogliamo toglierlo ufficialmente bisognerebbe richiedere, mediante ordini del giorno approvato in Consiglio ma di comune accordo con i Comuni del Casalasco a Regione Lombardia di inserire il nostro Comune e nella zona definita vulnerabile per quel vario tipo di tipologia o, altrimenti, che vengano inserite quelle zone golenali dove viene fatta una coltivazione intensiva, nelle zone vulnerabili. Perché non sono uguali da una parte dell’argine dal resto dal punto di vista del terreno. Poi, per quanto riguarda invece il resto, se vogliamo chiedere anche a Regione Lombardia di mettere, di compartecipare ai costi delle analisi fatte da ARPA, per me è una questione aggiuntiva, problemi non ce ne sono. A me interessa più capire come vengono organizzati i controlli e chi si occupa di decodificare quanto arriva di feedback dal sistema Sisco, chi fa cosa. Cioè la fase di allestimento di un regolamento, mi sta bene, è una fase progettuale, è una fase tecnica, è una fase di ascolto anche delle associazioni di categoria che vanno se vanno sentite, è una fase di proposte e di confronto anche con gli imprenditori del settore. Poi però occorre che le istituzioni, che possono essere i Sindaci, che ricordo sono responsabili sanitari, si attivino e che, insieme ad ATS e ad ARPA, per articolare delle serie di controlli. I gessi di defecazione non sono assimilati ai rifiuti. Quindi, giustamente, a un certo puntosi perdono. E qua cosa è successo? È successo che, al posto di gessi di defecazione, hanno messo i fanghi. Sicuramente sul portale SISCO avranno messo gessi di defecazione, quindi, se qualcuno avesse controllato, magari se ne sarebbe accorto. Adesso sarebbe anche importante fare un censimento di quali sono i danni, e questa è una cosa che mi interessa di più. Perché leggere, come si è letto su un articolo di giornale, “vorrei proprio vedere quel bambino che mangia quella pannocchia proveniente da quel tipo di cultura”, a me dà personalmente fastidio cioè ma molto fastidio. Quindi visto che muoversi prima e butta, secondo me, bisogna mettersi in quel ruolo. Cioè qui noi facciamo una serie di proposte molto friendly e charmant, un regolamento ad hoc, l’ha detto il Sindaco, relazionarsi con i Sindaci, perché è una cosa che non può fare un ogni Comune individualmente, il discorso della Regione Lombardia sulle zone vulnerabili, io obietterete che noi, sotto certi punti di vista, lo siamo, anche se non abbiamo la percentuale di nitrati, ma perché era la Regione Lombardia una zona vulnerabile, ma completamente vulnerabile. Poi altri strumenti diretti a sostegno degli organi preposti al controllo e, appunto, di coordinarsi per fare controlli, analisi, ma non direttamente il Comune, ma gli organi preposti a farlo. Raccogliere ulteriori informazioni, perché da quello che dicevano anche i Carabinieri forestali, non è assolutamente escluso … cioè noidiamo per certo che le nostre zone non siano state interessate dalle indagini, che però si fermano ad agosto 2019 e partono nel 2018. Oggi è il 2021, non è assolutamente escluso che spandimenti del genere siano stati effettuati successivamente anche su terreni del nostro Comune. Io spero vivamente di no, però, insomma, il senso, Consigliere Seghezzi, della mozione, è assolutamente questo, insomma.

SEGHEZZI GIANPIETRO: Io ringrazio il consigliere Pasotto per quello che ha detto a fronte della mia domanda. Volevo fare qualche considerazione. Parto da una premessa che non mi vede assolutamente d’accordo, che è il fatto di essere assolutamente contrario all’utilizzo di fanghi per uso agronomico in quanto pericoloso e nocivo. I fanghi che vengono utilizzati, se sono fanghi prodotti come la legge prevede, sono fanghi assolutamente utilizzabili e, anzi, rientrano proprio in quell’idea di economia circolare, perché vai a restituire ai terreni alcuni elementi di cui sono stati impoveriti. Perché sappiamo benissimo che uno dei grandi problemi che hanno i nostri terreni agricoli è quello di essere stati impoveriti e di essere sistematicamente impoveriti. Questo non significa un utilizzo sconsiderato perché mi sembra che ci sia questo equivoco di fondo. Stiamo parlando di un’indagine che è andata a individuare dei reati e, quindi, bisogna assolutamente cercare di prevenire i reati, e mi sembra che l’iniziativa presa da Regione Lombardia, che ho visto che l’opposizione dice un’iniziativa tardiva, però nel merito mi sembra che tutti siano d’accordo che il tentativo di andare a tracciare anche i gessi di defecazione dovrebbe, in prima battuta, rispondere a questo vulnus che si è creato dal punto di vista legislativo, e dove probabilmente qualcuno si è infilato. Però l’alternativa all’utilizzo di fertilizzanti che arrivano da questo, è l’utilizzo di fertilizzanti chimici. Non è che i terreni non li puoi coltivare senza l’utilizzo di fertilizzanti. Per cui un’economia circolare corretta, consente, prevede di poterli andare a utilizzare ed è anche giusto, sarebbe da spingere questo. Tant’è vero che la questione dei fanghi è una questione molto normata. Dopo l’escamotage parrebbe, perché dopo sappiamo benissimo che le indagini bisogna arrivare in fondo, perché è così storicamente. Però diamo per scontato, che ci fosse un problema mi sembra evidente, perché che utilizzassero dei fanghi spacciati come gessi è evidente. Dopodiché bisogna andare a vedere quei fanghi da dove arrivavano, qual è il motivo per cui non li hanno trasformati. Questo lo scopriranno in sede processuale, e così via. Però, il fatto che allora, partendo da questo, diventa che i fanghi non bisogna assolutamente utilizzarli in agricoltura, è come trovare qualcuno che va in giro in macchina senza patente e dire allora la soluzione è nessuno va più in giro in macchina. No. La soluzione sarà tracciare e seguire esattamente che tutti quelli che ci sono in giro in macchina abbiano la patente e non facciano dei disastri, perché altrimenti rischiamo di farci del male anziché di risolvere la questione. Dal punto di vista, proprio la normativa, prima di spandere dei fanghi, si è tenuti a comunicarlo 10 giorni prima all’ARPA. Quindi l’ARPA è in grado, lo sa quelli che sono i fanghi che vengono messi nei campi in maniera corretta, l’ARPA lo sa. Il buco era appunto quello dei gessi di defecazione. Speriamo che la normativa approvata l’altro ieri vada a tappare questo buco e andare a vedere come si può fare. Teniamo conto che, se i gessi sono fatti come Dio comanda, anche qui, quindi fertilizzanti, hanno delle quantità di metalli all’interno moltopiù bassi dei fanghi. Si va dallo zinco, che è quello più alto, è cinque volte inferiore a quello che puoi avere nei fanghi, e si arriva al cadmio che 13 volte inferiore a quello che puoi avere nei fanghi. Per cui il fatto che si utilizzano i gessi giusti è assolutamente auspicabile. Non è qualcosa da condannare. Per cui questo, in termini di premessa mia, cioè non sono dell’idea che bisogna assolutamente azzerare la questione dei fanghi, l’utilizzo dei fanghi. Guardavo proprio oggi, ci sonoPaesi che ne utilizzano molto di più dell’Italia in agricoltura. Ci sono Paesi che stanno andando verso la direzione dell’inceneritore, quindi termovalorizzatore, eccetera, eccetera. Quindi c’è il problema di gestire le ceneri. Però sicuramente stiamo parlando di quantità decisamente inferiore. Però allora bisogna fare l’inceneritore, perché comunque questo, banalmente, più si depura, più ci sono dei fanghi, più questi fanghi in qualche modo devono essere trattati. Puoi depurare molto meglio, ma per assurdo, quando depuri molto meglio hai dei fanghi ancora più impegnativi da trattare, non è che hai dei fanghi che poi gestire a cuor leggero. Per cui il vero problema è quello dei controlli, è quello della tracciabilità, e questo mi sembra determinante come cosa. Sulla questione del terzo punto, è un’operazione assolutamente kamikaze quello di volersi dichiarare zona vulnerabile. Perché, allora, i parametri che utilizza ERSAF, è ERSAF che dice quali sono le zone,sono diversi parametri, partendo da una parte dal tipo di terreno che costituisce quel territorio e dopo l’altro parametro è quello della presenza di animali, quindi degli allevamenti zootecnici. Ma, ad esempio, dal punto di vista della presenza zootecnica, il Comune di Mariana Mantovana, che veniva citato, ha ancor meno animali rispetto a Casalmaggiore. Perché noi abbiamo la possibilità di spandere 62 chili di azoto per ettaro, ma Mariana Mantovana 53? Nelle zone non vulnerabili è possibile arrivare a 340 chili per ettaro di azoto, nelle zone vulnerabili 170. Quindi vuol dire che evidentemente, adesso io non sono assolutamente un tecnico in questo, conosco un po’ la direttiva nitrati, i PUA, le AIA e quelle cose lì, sì, ma qua mi fermo, vuol dire che c’è qualche altro elemento, che io non conosco, che ha fatto sì che quella zona lì sia stata dichiarata zona vulnerabile. Ma quale sarebbe il primo riscontro immediato? È che i nostri allevatori avrebbero, da un giorno all’altro, bisogno del doppio di terreni per andare a smaltire le deiezioni dei propri allevamenti. E questo è uno dei grandi problemi che ci sono in campo agricolo, perché c’è una concorrenza pazzesca per andare a recuperare terreni dove si possa andare a spandere. Quindi andare a chiedere, ripeto, i parametri attuali non lo prevedono assolutamente, ma anche solo ipotizzare, sarebbe una tragedia, non sarebbe un vanto per andare a dire, qui almeno noi ci preserviamo. No, sarebbe andare a creare immediatamente un enorme problema a quelle attività zootecniche che sono previste e presenti sul nostro territorio. Ma lo stesso vale anche per le altre, anche per le attività agricole che oggi magari possono mettere a disposizione i terreni per qualche spandimento per qualcun altro, quei terreni improvvisamente sarebbero la metà o avrebbero la capacità di assorbire la metà di quello che oggi assorbono. Per cui, devo essere sincero, questa richiesta mi sembra una richiesta veramente kamikaze, cioè non trovo una ragione valida. Siccome non siamo in grado di controllare, allora qua lo facciamo diventare vulnerabile. Direi che è una logica che non condivido,mettiamola in questi termini.

DAINA MARIO: Mah, quest’ultimo intervento obiettivamente mi lascia, per usare una parola gentile, più che perplesso. Noi abbiamo presentato questa mozione, perché di fronte ad un problema, che credo debba obiettivamente mettere sull’attenti tutti, perché rispetto a quella che è la situazione legata ai fanghi, questa Regione, che oggi sta tentando di recuperare, per cui è in fieri, sta tentando di mettere in campo una regolamentazione, ma nel momento in cui noi abbiamo presentato questa mozione, che rimane, la Regione Lombardia su questo tema è stata la più permissivo di tutte le regioni. Addirittura noi abbiamo importato fanghi da altre regioni. In Lombardia 800 tonnellate di fanghi provenienti da depurazione, civili, industriali e agricole vengono per il 95% trasformati in gessi di defecazione. Una volta trasformati perdono la loro tracciabilità. La nostra preoccupazione è questa. È quella del fatto che i fanghi, 800 tonnellate, che vengono sparsi il 95% trasformati in gessi, dove ci sono state qui ad Asola, non tanto lontano da noi, eh… un’azienda, è stata presa con le mani in pasta rispetto al modo in cui venivano trasformati i fanghi in gessi. E questo, nel momento in cui il 95% trasformati in gessi, è stato impossibile risalire a dove e quando vengono distribuiti e, quindi, anche controllarne la composizione rispetto a questi gessi. Ecco, noi chiediamo un cambiamento delle regole con le quali sino ad oggi si è andati avanti rispetto a questo tipo, diciamo così, di questioni. Perché i dati allarmanti che ci sono rispetto ai suoli, alle falde, all’aria, devono necessariamente, al di là delle posizioni politiche di ognuno, chiede che cosa effettivamente viene sparso sui campi, ecco. Perché se ci sono in questo territorio, se vogliamo fare un’indagine epidemiologica rispetto ai tumori, considerato che noi non abbiamo industrie, non abbiamo grandi industrie dal punto di vista … come mai abbiamo un’incidenza così alta, diciamo così, dal punto di vista epidemiologico di tumori? Abbiamo la necessità di andare a capire il perché di questa cosa. Io non dico che sono i gessi. Io dico però che un’agricoltura comela nostra massivamente, continuamente portate in una condizione di un certo tipo, occorre andare a verificare, diciamo così, dal punto di vista della salute pubblica, come effettivamente noi siamo messi. La nostra preoccupazione è questa, noi non accusiamo nessuno. Noi non siamo quelli che si pongono contro le associazioni agricole. Noi chiediamo alle associazioni agricole di essere le primea farsi interpreti rispetto a questo tipo, diciamo, di grande problema che sta venendo avanti. Allora la Regione deve riscrivere con urgenza una nuova disciplina per rafforzare strutture di vigilanza e controllo e di programmazione sull’attività industriale, che oggi è sfuggita ai controlli e che ha consentito grandi profitti a determinate. Allora noi ci battiamo per un’agricoltura sostenibile. È inutile che qui facciamo grandi ragionamenti sulla sostenibilità e poi ci troviamo nelle condizioni di una cosa intensiva e non sappiamo fino in fondo cosa effettivamente è determinataquesta agricoltura intensiva. Abbiamo bisogno tutti di avere delle assicurazioni per i nostri figli, per un domani. Non possiamo giocarci l’ambiente. Non possiamo giocarci un pezzo di territorio, comeil nostro. Dobbiamo avere la tranquillità per sapere che quello che viene tutti i giorni è una cosa tranquilla. È una Pianura Padana che o determinate, evidentemente, situazioni e condizioni. Questo noi chiediamo nella mozione. Chiediamo che la Regione ci dia delle risposte e faccia finalmente, e giochi finalmente un ruolo rispetto ad un regolamento che ci permette di dire, c’è una vigilanzaseria, c’è una condizione seria sulla quale alla fine sappiamo che la tranquillità rispetto a quello che
succede nelle nostre campagne e nei nostri territori. Non facciamo grandi ragionamenti su, ecco, su qui… Mi sembra invece che qui si voglia, almeno dal discorso che ho sentito prima, giustificare cose che non stanno obiettivamente in piedi.

PICCINELLI ANNAMARIA: Io condivido le cose che ho sentito dire dai Consiglieri Daina e Pasotto, però, non le ritrovo in questa mozione. Nel senso che, come dicevo, il punto 3 andrebbe specificato meglio, allora. Quindi si chiedono criteri diversi. Quindi, in base alle informazioni appunto sulla sabbia e non sabbia. Quindi si chiedono criteri diversi. Perché con i criteri che ci sono adesso, evidentemente, la nostra zona non potrebbe rientrare. Il Regolamento lo si sta già facendo, i Sindaci lo stanno già facendo, e la legge è già stata fatta per i gessi dalla Regione. Quindi quello che dicevo prima è, attualizziamolo a queste richieste. Poi ci sono delle richieste che a me sembrano estremamente generiche, che potrebbero essere tradotte in “fate qualcosa”. Ad esempio, di porre in atto strumenti diretti o, immagino che ci siano indiretti, a sostegno degli organi preposti al controllo. A me sembra molto generico. Di relazionarsi con i Sindaci dei Comuni limitrofi interessati per concertare un’azione incisiva. È, come dire, fate qualcosa, appoggiamo i controlli. Ma io credo che andrebbero declinate queste proposte in modo più attuale, visto i cambiamenti che i referendum sono stati, e anche un po’ più specifici. Pasotto diceva cambiamenti delle regole, cambiamenti dei criteri, vogliamo sapere chi fa che cosa, quindi informazioni più dettagliate; Daina diceva riscrivere le discipline. Cioè io credo che siano richieste, queste che io leggo, talmente generiche che ripeto potrebbero essere tradotte con, fate qualcosa, perché non trovo che ci sia… Andrebbero declinate, secondo me, un po’ meglio. Quindi, da un lato alcuni punti mi sembrano molto, molto generici; altri, come il punto 3, chiedo se effettivamente sia realizzabile, perché secondo me non lo è; e per quanto riguarda il punto 5 è già in corso questa realizzazione di regolamenti. Quindi quello che io proponevo era di declinare meglio, appunto rispetto alle cose che poi ho anche sentito dire a voce, ma che non vedo scritto, e magari introdurre qualcosa di un po’ piùconcreto, come, appunto, aiutare i Comuni ad agevolarli finanziariamente rispetto ai controlli e poi,a monte, la cosa importante, è ridurre la presenza di questi fanghi, che già ne abbiamo noi in abbondanza. Fanghi, e anche apporto di azoto per gli allevamenti che abbiamo, in più li importiamo. Quindi io la renderei meno generica e un po’ più specifica. Mi sforzerei di declinarlo un po’ meglio e attualizzare rispetto alle operazioni che nel frattempo sono state fatte e farei proposte, diciamo, un po’ più specifiche alla Regione. Ecco, mi sembra un po’ generica, è un po’ non attuale con le cose che nel frattempo sono state fatte qui. Poi ripeto, condivido assolutamente l’intento, lo spirito di trattare questo argomento. Però mi sembra che sia stato poi di fatto messo sulla carta, perché poi non è quello che c’è scritto qui che andiamo a votare, in modo un po’ sbrigativo, un po’ generico.

PASOTTO PIERLUIGI: Allora, sì Consigliere Seghezzi noi abbiamo specificato però che Casalmaggiore la nostra casa esprime un giudizio totalmente contrario, non ho detto, si esprime a livello complessivo. Il nostro punto di vista è quello, dopodiché giustamente lei può pensarla diversamente, e va bene. I fanghi e i gessi di defecazione hanno valori diversi a livello di metalli pesanti, perché i gessi di defecazione sono la fine di un processo e derivano da depurazione di acque reflue civili. Ecco, e non industriale e quant’altro, per cui è diverso, proprio sono due cose diverse, quindi hanno giustamente percorsi diversi tanto possono essere ricavati con due procedimenti. Per quanto riguarda la genericità, il nostro obiettivo era procedere e stimolare l’amministrazione a farsi capofila di un’azione territoriale con gli altri Sindaci, anche interessati da questo fenomeno, per redigere un Regolamento. Ne sono successe di cose, le ho anche citate prima e sulla base di una bozza della Provincia, che ha mandato fuori, che va customizzato per Comune, secondo quelli che sono indicazioni del PGT. Abbiam preso il documento di Mariana Mantovana, che è zona vulnerabile, per cui 170 sono il limite, ha riferito alle zone vulnerabili. Riferito al Consigliere Seghezzi. Però tutto il terreno agrario è specificato è su zona vulnerabile. Poi cioè, ribadisco, noi abbiamo chiesto “relazionarsi con i Sindaci dei Comuni limitrofi interessati perconcertare un’azione incisiva”. Io penso che se si deve fare un regolamento, si deve far bene, lo si deve fare applicabile, lo si deve fare in modo da impedire ricorsi, cose che abbiamo detto. Non c’è niente di generico. Se avessimo declinato tutto, dettaglio per dettaglio, saremmo stati qui e avremmo dovuto fare un trattato di carattere agronomico. Allora, quando si cerca di porre davanti una questione che comunque può interessare tutti, non si arriva con il piatto già pronto, con la ricetta è già servito in tavola, di solito si danno alcuni concetti base sui quale poi siete d’accordo tutti, perché se ci mettiamo a discutere io e il Consigliere Seghezzi sulle modalità di controlli e quant’altro, probabilmente non saremo d’accordo su tutto, e anche sulla possibilità di spandimento, sugli orari e su cose del genere, anche se sono già normati, e neanche magari su tante altre cose. Allora, se dobbiamo presentare una mozione che è la nostra e dire, questa è la nostra, vi piace, non vi piace, fine, benissimo. Noi preferiamo chiedere delle cose che non ci sembrano proprio proprio generiche. Strumenti diretti a sostegno degli organi preposti al controllo e alle autorizzazioni. Benissimo, li ho detti prima al Sindaco, avrei potuto anche scriverli. Non l’ho fatto perché è stata una cosa voluta. È chiaro no?! Cioè funziona così anche in Consiglio Comunale. Se io avessi scritto tutto, magari ce n’erano cinque che gli andavano bene e tre che non gli andavano bene, e avremmo fatto una sera a discutere sul nulla, perché poi alla fine non lo decidiamo né io né lui, ma lo deciderà, si spera, un consesso di Sindaci che si riunisce, secondo quanto richiediamo al punto 5. Per cui il fatto di presentarsi in un contesto come un Consiglio Comunale con un’idea da sottoporre, se la porti già pronte e già condita, hai molte possibilità che questa idea non passi o che altrimenti ognuno cominci a mettere parte del suo condimento, quello che gli piace di più, che è una cosanaturale. Noi preferiamo fare così. È stata una cosa voluta.

PICCINELLI ANNAMARIA: Si, i Sindaci si sono già riuniti, stanno già lavorando e va molto bene. Quindi dire fate un’azione incisiva, non so, mi sembra, come dire di buon auspicio, per carità, un buon incoraggiamento.

PASOTTO PIERLUIGI: Fare un’azione incisiva, coinvolgendo l’UTR, abbiamo indicato un percorso.

PICCINELLI ANNAMARIA: Si, ma non c’è scritto.

PASOTTO PIERLUIGI: Abbiamo indicato un percorso. Non avrà ascoltato bene, però così.

SEGHEZZI GIANPIETRO:Sì, giusto per dire che capisco assolutamente lo spirito. Capisco benissimo che alcune posizioni … non è chiesto che alcune posizioni vengano condivise, ci mancherebbe, era solo, a fronte di alcune posizioni esplicitate, mi è sembrato corretto esplicitare alcune posizioni diverse su una questione. Per quel che ci riguarda, però, tutto ciò che, come dice la Consigliera Piccinelli, è abbastanza generico, è talmente generico che probabilmente può andar bene. Ma l’unica cosa che non è generica, che è richiedere ufficialmente di inserire il Comune zona vulnerabile, questo da parte mia è assolutamente inaccettabile.

RUBERTI PIERFRANCESCO: Aggiungo qualcosa io dal punto di vista tecnico, visto che seguo alcuni agricoltori, seguo gli allevamenti, per cui una buona infarinatura ce l’ho. No, allora chiariamo una cosa intanto sul sull’importazione di fanghi da altre parti. La Lombardia ha una superficie; viene gestito, per ogni ettaro, una quantità di azoto e di una serie di agenti chimici, consentiti e tutto il resto, che riguarda la superficie. Per cui non è che si importi, perché noi ne mettiamo di più rispetto ad altri. Ci sono regioni che hanno superfici molto diverse dalle nostre, specialmente quelle montane, specialmente quelle meno produttive e tutto il resto. Per cui non è che noi ne prendiamo di più, perché carichiamo di più, no. Abbiamo una superficie diversa, abbiamo una pianura diversa, abbiamo una consistenzadiversa ed è regolamentata, e le assicuro che regolamentate in maniera ferrea nel senso che soltantoaumentare di poco un allevamento di pochissimi capi crea dei problemi a cascata enormi. Condivido il discorso che ha fatto Seghezzi sulla vulnerabilità, perché per noi sarebbe un disastro totale limitare l’azoto così tutto in una volta; cioè la parte vulnerabile che lo abbassa di tanto, soltanto abbassarlo del 10%. Calcoliamo che un allevamento non so da 15000 capi deve avere uno spandimento almeno di 300 – 400 ettari, se noi andiamo a limitare il 10% questo qua si trova dalla mattina alla sera a dover cercare di andare a comprare almeno 30 o 40 ettari. Un ettaro costa circa 50.000 euro, vediamo com’è la cosa. E questo è un discorso logico, no? Un discorso puramente tecnico. C’è un aspetto che vorrei che fosse chiaro. Bisogna stare attenti quando si va a fare il giro di vite. Mi spiego meglio. Poniamo il caso, adesso c’è l’accertamento, quindi vedremo se ci sono stati degli illeciti o no, le premesse ci sono, però noi non ne abbiamo le competenze, le capacità e non possiamo dirlo. C’è un’indagine in corso. Però non continuiamo ad alzare il livello. Cioè pensare che se 4 delinquenti chiamiamoli così non lo sappiamo ancora, per l’amor del cielo, fanno un illecito, allora alziamo il livello di controllo di tutti, andiamo come le carogne su tutti, quando alla fine son stati alcuni, chiamiamoli delinquenti, non lo sappiamo, chiamiamoli delinquenti. Quindi stiamo attenti. È come se adesso che ci sono dei delinquenti che vanno uccidere, per cui nessuno può più uscire, perché quali là fanno una roba del genere. Un po’ l’esempio che aveva fatto lui. Dopodiché, aggiungendo questa cosa qui, ho visto che c’è, diciamo, l’intenzione di trovare una quadra, anche perché l’argomento è abbastanza complesso, ma soprattutto abbastanza importante. Cioè non vorrei che passasse così sotto sotto l’uscio per una contrapposizione politica, che in questo caso non ha alcun senso. Per cui secondo me c’è la possibilità di trovare la quadra su un emendamento. Se volete interrompo il Consiglio, facciamo una Capigruppo per vedere se riusciamo a trovare una quadra per l’emendamento o se è possibile emendarla, questo qua lo chiedo a voi. O sennò andiamo a votarla così com’è. Perché mi sembra che ci sia l’intenzione dopo … Però, chiaramente la mozione è vostra, siete voi dover decidere. I

PASOTTO PIERLUIGI: Può sospendere un minuto che ne parliamo.

RUBERTI PIERFRANCESCO: Niente, la riunione dei Capigruppo è stata infruttuosa, cioè non si è trovato un accordo, per cui la mozione si voterà così come è. Qualcuno vuole aggiungere, dichiarazioni di voto? Dichiarazioni di voto e basta.

SEGHEZZI GIANPIETRO: Si, così rendiamo edotti anche gli altri Consiglieri, giusto per… Allora la questione la discriminante, diciamo così, era il punto 3, quello dove la mozione proponeva di andare a chiedere a Regione Lombardia di inserire il nostro Comune a zona interdetta, tra parentesi vulnerabile, a partire dalla campagna 20 – 21. La mia osservazione è che una richiesta di questo genere, qualora in maniera assolutamente improbabile, fosse accettata, avrebbe come contraccolpo immediato il fatto di andare a mettere in estrema difficoltà gli allevatori di Casalmaggiore. Perché la questione vulnerabile, non vulnerabile è la discriminante per poter utilizzare un tot, un quantitativo di azoto su un terreno di ettaro. Finché sei in zona non vulnerabile qualsiasi allevatore può spargere, spandere le proprie deiezioni fino a un quantitativo di 340 chili per ettaro. Nel momento in cui la zona fosse dichiarata vulnerabile, questo quantitativo sarebbe dimezzato, diventerebbe 170 chili di azoto per ettaro. Questo non c’entra in prima battuta fanghi, non fanghi, eccetera. C’entra con le deiezioni degli allevatori di Casalmaggiore di qualsiasi tipo di animale questo sia allevatore. Quindi mi sembra veramente un’operazione, l’ho definita kamikaze, la ridefinisco kamikaze, quindi su questo non possiamo accettare.

PICCINELLI ANNAMARIA: Sì anch’io faccio la dichiarazione di voto. Io mi asterrò per il semplice fatto che, da un lato, mi sembra appunto un argomento importante e mi spiaceperché mi sembrava l’occasione per fare proposte attuali rispetto a invece cinque punti che trovo, in parte, alcuni eccessivamente generici, quindi diciamo banali, passatemi questo termine. È vero che non si può entrare nel dettaglio, ma almeno la natura della proposta bisognerebbe sforzarsi di individuarla che azioni incisive, piuttosto che sostegno, sono veramente molto generici. Alcune cose, il punto 5 si sta già operando, perché i Sindaci stanno già operando in questo senso, quindi non è più, diciamo, attuale. Del resto la mozione è stata fatta tempo fa, quindi andrebbe attualizzata e, secondo me, era anche l’occasione invece per inserire punti, diciamo, che andassero anche oltre ciò che è stato chiesto. Quindi genericità, non è più attuale e doveva essere attualizzata conargomenti come quelli che ho proposto.

PASOTTO PIERLUIGI: Definire non attuale una mozione con delle argomentazioni del genere mi sembra, rispetto al pensiero di tutto, molto forte. Sul perché sono proposte generiche l’ho spiegato abbondantemente, tant’è che sono talmente generiche che poi, alla fine, pur avendole presentate, non vengono votate lo stesso, perché poi ci sono anche degli esegeti, come il Consigliere Seghezzi, che vanno appunto a livello lessicale a trovare il pelo nell’uovo. No, lo so, lo so, soprattutto per l’uovo. Ma è il discorso, è che alla fine è giusto anche che in Consiglio Comunale emergano, di fronte ai cittadini, le diverse visioni. E quindi a noi sembrava, e sembra tuttora, una mozione assolutamente votabile. Se il regolamento non l’hanno ancora predisposto, la bozza l’ha fatta la Provincia, non i Sindaci. Vorrà dire che, in caso di voto contrario, noi poi alla fine attraverso interpellanze mozioni, cercheremo di stringare il Comune di Casalmaggiore, cioè di stringare, di incalzarlo a produrre al Consiglio quello che viene fatto di volta in volta. Per quanto riguarda invece la questione del vulnerabile, ho fatto una doverosa precisazione per quello che riguarda la diversa natura dei terreni che ci sono nel nostro territorio, visto che abbiamo anche ampie aree golenali coltivate che sono sicuramente più sensibili di altre, anche per conformazione proprio del terreno. E poi noi riteniamo, come Casalmaggiore la nostra casa, il nostro territorio e la Regione Lombardia un’area vulnerabile in toto, quindi… è andata così, ci abbiamo provato.

BONGIOVANNI FILIPPO: Allora, a prescindere dall’esito della mozione, come ho già spiegato, il Comune di Casalmaggiore si sta relazionando con gli altri Sindaci, con la Provincia vi è già un accordo di andare a predisporre, ed approvare in Consiglio un regolamento ad hoc Quindi la tematica è assolutamente seguita dal Comune di Casalmaggiore, è assolutamente seguita dai Sindaci del territorio, che si muoveranno all’unisono su alcune richieste da fare agli organi preposti al controllo. Anche secondo me, in alcuni passaggi, questa mozione andava o meglio definita, oppure lasciata pure generica, cercando di ricomprendere alcune cose. Non è stato trovato un accordo, per cui inevitabilmente dovremmo votare in modo contrario, almeno io propongo ai miei Consiglieri. Però garantiamo, come Comune di Casalmaggiore, piena realizzazione di quello che ho detto poc’anzi

La mozione è stata poi respinta coi voti contrari della maggioranza, favorevoli di CNC e del consigliere de Il Listone Gabriel Fomiatti e con l’astensione di Annamaria Piccinelli.

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