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Gengis Pirovano, uomo del
Po 2021: il nostro ritratto

Si dice spesso che l’uomo è parte dell’universo, del tutto, del cosmo ma a differenza degli altri esseri del creato, raramente sa vivere in armonia col tutto, per questo serve una sensibilità superiore, extra-umana

E’ stato assegnato ad Arcangelo Gengis Pirovano, nella giornata di domenica 12 settembre il riconoscimento di Uomo del Po 2021, presso lo spazio Bortolino a Viadana al termine della discesa del Po in memoria di Umberto Chiarini. Così hanno deciso gli organizzatori, con in testa l’associazione Persona Ambiente guidata da Damiano, figlio di Umberto. Aprecederlo, nell’albo si questo riconoscimento, Umberto Viti ne 2019 e Sergio Rosati nel 2020. Valerio Gardone, guida fluviale e tecnico FCT, ha definito Pirovano uomo fondamentale per il mondo della canoa”.

Uomo di montagna e di torrente, di pianura e di fiume, uomo di terra e di cielo, di neve e di afa, naturale granello di natura, capace in egual odo di compagnia e solitudine perché servono entrambe. Da che lo conosco, e non sono pochi lustri, credo di non averlo mai visto in auto, bensì in bici o in furgone, la sua casetta sempre appresso come guscio di lumaca, per ospitare e trasportare canoe e tutta l’attrezzatura necessaria a chi vive la natura intensamente tra Italia e Francia, tra montagna in riva a laghi e torrenti, pianura lungo i fiumi e le golene e mare.

Innamorato della sua baita, sita tra i monti della bergamasca, così come della bassa e del suo fiume, fiero di avere il sangue misto, di appartenere a due luoghi così diversi nel paesaggio, nel clima e nel modo di vivere. Arcangelo, che nome! Dal greco antico αρχάγγελος composto da ἄρχων che significa capo e ἄγγελος messaggero, nome ad hoc per chi come lui conosce il mondo attorno noi e ce ne fa dono.

Ma per gli amici è Piro o Gengis, soprannome che gli venne dal mondo della canoa quella volta che si tagliò la barba tenendo però i baffi, facendolo somigliare a Gengis Khan. Come Gengis si nasce, come accade al poeta, al pittore, al musicista, al prete, al medico, si nasce con quel non so che nascosto nel cuore di bimbo, che pian piano emerge, trasuda e scuote dando vita ad attitudini ed inclinazioni distanti dal comune per sensibilità e per scelte conseguenti.

Si dice spesso che l’uomo è parte dell’universo, del tutto, del cosmo ma a differenza degli altri esseri del creato, raramente sa vivere in armonia col tutto, per questo serve una sensibilità superiore, extra-umana.

Canoista da sempre, il primo raduno fu nel 1971, festeggia quest’anno il cinquantesimo di questa sua grande passione. E non c’è da stupirsi che Gengis ami così tanto pagaiare, la canoa è uno spicchio magico che scivola silenzioso sull’acqua e lascia spazio ai rumori di Madre Natura, nessun motore a disturbare, solo il suono dolce della pagaia quando si immerge, la musica della corrente di fiume o il ruggito di quella di torrente, il canto degli uccelli e di tutti gli animali presenti nella vegetazione circostante; e lui, l’Uomo del Po 2021, li riconosce tutti, ogni canto, ogni nido, ogni pianta o fiore. Riconoscimento meritato, testimone che gli vien passato da altri grandi che furono Viti e Rosati.

Pirovano è guida di fiume, golena e montagna, esperto di fauna e di flora, conoscitore dei corsi d’acqua, delle loro insenature, del loro percorso da quando nascono a quando si gettano in mare, è archeologo con esperienza di scavi e reperimenti ma è anche compagno di merenda e di battuta, fratello e fedele alleato nell’impegno sociale, è cuoco per tutti, narratore di storie di una volta, di aneddoti, di modi di dire, è dizionario dell’evoluzione dei tempi, è memoria di usi e costumi, di sconfitte e di lotte, è goliardia, tradizione, allegria malinconica, fierezza, bontà, sensibilità, rispetto per ogni essere vivente, padre. E’ un gigante tenero e risoluto, ma anche orgoglioso e un po’ testone, deciso e fiero del suo pensare, sempre pronto ad aiutare chi di aiuto langue sia esso uomo, terra o acqua.

E’ bello sedersi con lui, in una sera d’estate, agli Amici del Po, davanti a un boccone e un mezzo di lambrusco. E’ un po’ come entrare in un racconto di Guareschi quando l’uomo era ancora in sintonia con la natura e coi suoi simili, quando la solidarietà e il rispetto erano normale consuetudine e l’amicizia aveva un posto altissimo nella scala dei valori; e tra un racconto malinconico di ciò che fu e abbiamo perduto e uno frizzante e ardito di conquiste amorose giovanili, salutiamo un altro giorno andato e la nuova notte che arriva coi suoi colori e rumori ovattati provando ed è una piacevole sensazione di pace.

Giovanna Anversa

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