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Po in magra e pioggia lontana
"Da 65 anni, agosto più secco"

In sostanza, il sistema idrico padano è da rivedere in un’ottica di risparmio dell’acqua, ma soprattutto di conservazione, sfruttando gli eventi calamitosi per riempire i bacini.

Foto Sessa

Lunghe distese di sabbia, un paesaggio quasi lunare, costellato da una variegata serie di rifiuti che le acque, ritirandosi, hanno lasciato nella sabbia: così si presentano le rive del fiume Po, in queste settimane di secca, con l’idrometro che registra -6,60 metri sotto lo zero idrometrico, ma che potrebbe scendere ancora. Anche la portata, 620 metri cubi al secondo, è piuttosto bassa. Una situazione sotto controllo, ma che desta preoccupazione, come spiega Meuccio Berselli, segretario generale dell’Autorità Distrettuale del Fiume Po,

“Si tratta di una portata in esaurimento di una magra ordinaria, perché ormai il sistema agricolo dei prelievi sta portando a maturazione le coltivazioni” spiega. “Per quest’anno abbiamo risolto il problema in quanto i grandi laghi regolati hanno avuto piogge in abbondanza, che hanno consentito di far scendere a valle consistente quantità di acqua, facendo tenere il sistema dei prelievi. Siamo però in un periodo in cui le temperature sono state alte e c’è aumento di evapotraspirazione dei suoli. E’ il paradosso: acqua ce n’è meno e ne servirebbe di più”.

In alcune aree del distretto padano non piove da oltre 70 giorni, e la situazione non sembra migliorare. A questo si aggiunge il fatto che canale emiliano romagnolo, che porta l’acqua dal Po sino a Rimini, “ha quest’anno battuto il record di tutti i prelievi, con circa 300 milioni di metri cubi” evidenzia Berselli. “Così garantisce acqua a un comparto molto fragile che produce pere, pesche e kiwi e ha un’elevata produzione di eccellenza. In agosto ha prelevato il 50% in più rispetto alla media degli anni passati”.

Dunque, la situazione attuale dello stato di severità idrica risulta divisa in due aree distinte: “Una in condizioni pressoché normali a Nord del fiume Po, dove le pregresse precipitazioni di Luglio e serbatoi in linea con le medie garantiscono un soddisfacimento idrico/irriguo pressoché complessivo. L’area a Sud del Grande Fiume versa invece in uno stato costante sofferenza, ormai da più mesi, con zone in forte criticità” continua Berselli. Cremona si trova proprio al centro di queste due aree: “La grande quantità di acqua disponibile per i territori a nord qui inizia a scemare, e la portata è qui molto vicina al limite: basti pensare che per evitare l’intrusione del cuneo salino nel delta serve una portata superiore a 450 m3 al secondo, e a Cremona, come detto, la portata è di 620. Dunque siamo vicini al numero critico”.

La preoccupazione, guardando al futuro, è forte: “siamo in un periodo di grandi cambiamenti climatici e in futuro diminuirà la capacità di pioggia per un periodo prolungato, durante la siccità estiva, e sarà importante saper gestire meglio la risorsa idrica, imparando a trattenerla quando è abbondante per rilasciarla poi quando serve”.

In sostanza, il sistema idrico padano è da rivedere in un’ottica di risparmio dell’acqua, ma soprattutto di conservazione, sfruttando gli eventi calamitosi per riempire i bacini. “I grandi eventi di pioggia devono diventare opportunità per imparare a immagazzinare l’acqua come una risorsa”. Ma è anche necessario risparmiare: “Serve un’agricoltura meno idroesigente, miglior riuso dei reflui dei depuratori, efficentare la rete e consentire ai grandi laghi di mandare acqua ai territori più a valle”.

Il rischio, altrimenti, è di arrivare a limitazioni sull’utilizzo idropotabile dell’acqua, cosa che non dovrebbe mai accadere, “in quanto la necessità per l’utilizzo umano è la prima che deve essere soddisfatta.

Laura Bosio

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