Cultura
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Storie e leggende: Sissa, il fantasma
di Vittoria Terzi tra le mura della Rocca

Una vicenda comunque interessante, in cui tradizione e leggenda, ancora una volta, creano un curioso e speciale mix che affonda le proprie basi nella storia, quella di una imponente dimora, recentemente restaurata e restituita al suo antico splendore

Come ogni castello che si rispetti, anche il complesso fortificato di Sissa ha il suo fantasma. Sarebbe quello di Vittoria Terzi, vissuta nel XV secolo, figlia di Guido Terzi e di Paola Lanfranchi. Celebre, soprattutto localmente, è la storia del suo amore, non vissuto, con Morello da Parma, familiare di Galeazzo Sforza.

Nel 1471, esattamente 550 anni fa, fu proprio Morello, facendo leva sul suo legame con lo Sforza, a chiedere che Vittoria venisse rimessa in libertà, in quanto sua sposa. Come si legge anche nel libro “Sissa Trecasali – Studio sulla storia, le fonti di archivio e le condizioni di un territorio della Bassa Parmense” (Volume I – Strumenti) di Luca Grandinetti, agente di polizia locale con una immensa passione per la storia (è fondatore e anima anche della Consorteria Dimore Storiche Minori), la madre l’aveva forzatamente rinchiusa nel Convento di San Domenico a Parma. Il Duca di Milano coinvolse pure la curia vescovile di Parma al fine di verificare se fosse seguito il matrimonio, ma fu accertato il no. In particolare, il 15 maggio, il vicario vescovile si recò personalmente a Sissa per interrogare sia la madre che i fratelli, Panfilo e Gianmaria, nel merito.

Di conseguenza Vittoria non venne mai liberata e i due innamorati non si video mai più. Secondo la tradizione, pare che in certe notti silenziose del mese di maggio, si sentirebbero dei colpi (simili a pugni) provenire dal piano nobile e si tratterebbe di quelli dati dalla disperazione di Vittoria. Tra l’altro, una persona che per un certo periodo ha avuto l’ufficio al piano terra della Rocca dei Terzi, riferisce di aver udito, una sera, strani rumori provenire dalle sale superiori. Rumori simili a boati, come si ci fosse stato un gigante. Dall’immediata verifica nei locali interessati non è però emerso nulla e quindi potrebbe anche essersi trattato di suggestione. Una vicenda comunque interessante, in cui tradizione e leggenda, ancora una volta, creano un curioso e speciale mix che affonda le proprie basi nella storia, quella di una imponente dimora, recentemente restaurata e restituita al suo antico splendore, che dista appena tra chilometri dal Grande fiume e che vanta il torrione più alto della Bassa Parmense (27 metri).

Un complesso costruito probabilmente nel secolo XIV dai Terzi che ne erano feudatari, più volte modificato in ordine alle esigenze difensive dei vari periodi storici, ma che ha saputo conservare intatto il torrione, che sovrasta due ali più basse che hanno modificato le preesistenti strutture medioevali. Dalla seconda metà del Cinquecento in poi la parte esistente delle vecchie murature ha subito numerosi riadattamenti sino ad assumere, nel Settecento, la tipica impronta di residenza signorile.

Meritevole di interesse è, in particolare, l’orologio della torre, col suo raro meccanismo in ferro, voluto dai Terzi e databile tra il 1450 e il 1550. Composto da due treni, rispettivamente per il tempo e la suoneria movimentati dalla caduta di pesi, è dotato di un sistema di scappamento a verga, caterina e bilanciere. Uno strumento prezioso, perfettamente funzionante grazie al lavoro eseguito da Alberto Gorla in primis e poi conservato da Luca Grandinetti ormai diversi anni fa. Molto rari sono anche i graffiti che si possono ammirare nell’ambiente sottostante la cella campanaria del mastio, adibito ad hospitale per i pellegrini a partire dalla seconda metà del ‘400 per volere di Apollonio Terzi.

Sissa si trovava, infatti, su un percorso alternativo che collegava la Lombardia con Parma riallacciandosi alla via Francigena e alla via di Linari. Interessante pure la campana fusa nel 1548 per volere di Francesco e Panfilo Terzi. Originariamente movimentata meccanicamente e decorata con icone e versetti del Vangelo di Giovanni, aveva la funzione, assieme all’orologio, di scandire il tempo delle attività istituzionali, oltre che quelle nei campi e nei mercati. All’interno della Rocca, proprio tra gli ambienti in cui si aggirerebbe il fantasma di Vittoria, spicca l’affresco del Giorno che scaccia la notte di Sebastiano Galeotti nella sala che, per molti anni, ha ospitato le riunioni del consiglio comunale.

Paolo Panni – Eremita del Po

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