Cronaca

Cascina Ardigò addio. Benelli:
"Perdiamo le radici. Cosa dice il PGT?"

Sulla demolizione della vecchia Cascina Ardigò di San Lorenzo Picenardi interviene Dante Benelli, consigliere di minoranza di Piadena Drizzona per “Avanguardia Civile”.

Sulla demolizione della vecchia Cascina Ardigò di San Lorenzo Picenardi interviene Dante Benelli, consigliere di minoranza di Piadena Drizzona per “Avanguardia Civile”.

“Questo cascinale di paese appariva disabitato ma non forniva di certo l’impressione del degrado urbano. Anzi a mio giudizio costituiva un complesso architettonico singolare, direi unico per il contesto urbanistico nel quale era collocato. La sua costruzione ci ricorda l’ottocento cremonese e in particolare la dominazione austro ungarica che ha normalizzato parte della Lombardia dopo gli indescrivibili e interminabili anni dell’iniqua e dissoluta dominazione spagnola che funestò il popolo lombardo. La cortina architettonica prospiciente la pubblica via si presentava molto equilibrata nelle altezze, nella disposizione delle finestre, nei marcapiani e nelle appena accennate archeggiature del piano terra, ricavate a scopo prevalentemente decorativo, dove penso esistessero anche dei laboratori artigiani oppure piccoli negozi. Il tutto era ingentilito anche da due frontoni triangolari originati dalla conformazione costruttiva della testata del tetto a due spioventi, caratterizzati da una aggettante e severa cornice di cotto atta ad esaltare l’intero fabbricato per la cui costruzione sono necessitate maestranze davvero capaci. Non mancava nemmeno il bugnato cantonale per dare un tocco classicheggiante a un edificio destinato all’agricoltura la cui configurazione complessiva ci rivela un carattere monumentale e decorativo idoneo per un centro abitato”.

“In definitiva una complessa struttura abitativa di pregio legata alla storia bicentenaria del paese è stata completamente e irrimediabilmente distrutta nella completa indifferenza della comunità locale – accusa Benelli -. Anche il più disinteressato dei cittadini si chiederà come sia articolato il Piano di Governo del Territorio vigente in quel Comune che permette di alterare tratti di tessuto architettonico ottocentesco, sostituendolo ex novo con 18 appartamenti da raggruppare in uno stabile dalla risibile nuova denominazione. Questa storia poco edificante si avvicina molto per similitudine al taglio selvaggio degli alberi radicati nelle vie cittadine di Piadena Drizzona sotto la scusante della pericolosità pubblica”.

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