Economia
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Export agroalimentare, Cremona vola:
+14% rispetto a periodo pre-Covid

I cereali rappresentano il settore in maggiore salute, per via dei record raggiunti dai prezzi di mais e frumento, che dovrebbero rimanere elevati anche nei prossimi mesi permettendo di assorbire senza problemi i rincari degli input produttivi.

Cremona al quarto posto in Lombardia (dopo Milano, Bergamo e Mantova) per la mole di export agroalimentare: un giro di affari pari a 355.598.919 di euro nel periodo gennaio-giugno 2021, con un incremento del +14,3% rispetto al 2020 e del +14,4% sullo stesso periodo del 2019, quindi anche meglio del periodo precedente la pandemia. Una crescita importante, che ricalca quella lombarda, dove si è registrato un +12,2% sullo stesso periodo sia del 2020 che del 2019, attestandosi a un valore complessivo di 3,8 miliardi di euro.

Ma quasi tutte le province fanno registrare un incremento elevato: meglio di Cremona hanno fatto solo Mantova (+25,5%) e Milano (,22,2%). L’indagine congiunturale sull’agricoltura lombarda è promossa da Unioncamere Lombardia e Regione Lombardia, in collaborazione con le Associazioni regionali dell’Agricoltura e della cooperazione agroalimentare.

“Bene i dati sull’export, perché certificano quanto la qualità e la sicurezza alimentare dei prodotti lombardi siano apprezzati in tutto il mondo” ha evidenziato l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, Fabio Rolfi. “Cresciamo anche rispetto ai dati pre pandemia. Ora però il vero problema è quello del costo delle materie prime. Un tema da affrontare subito per evitare una lievitazione dei prezzi dei prodotti finiti e per salvaguardare la redditività delle aziende”.

“Lo stato di salute dell’agricoltura lombarda è solido: lo confermano sia i consumi interni che l’export vigoroso, a testimonianza di quanto sia importante avere una base forte e diversificata di imprese e produttori” ha confermato il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio. “Le aziende si sono adattate in fretta al nuovo scenario ma ci sono ancora tensioni sui prezzi, sia per i maggiori costi dei fattori di produzione che per la contrazione dei consumi fuori casa, mentre nel primo semestre manca ancora in gran parte il canale HoReCa”.

Il risultato complessivo dell’agricoltura regionale è il risultato di dinamiche settoriali differenziate: il lattiero-caseario beneficia del buon andamento della domanda mondiale e dei prezzi delle principali produzioni, che si mantengono sopra i livelli dello scorso anno. Il rincaro dei mangimi non consente però di sfruttare appieno le condizioni favorevoli del mercato. Inoltre, le quotazioni delle carni suine mostrano un andamento positivo sia nel circuito DOP che non DOP, ma anche in questo caso la redditività risulta compressa dall’impennata dei costi produttivi.

Si aggiunge poi che le carni bovine evidenziano i risultati peggiori nel comparto zootecnico, senza riuscire a recuperare rispetto alla situazione difficile del 2020. La lieve crescita delle quotazioni e la stabilità dei consumi non permettono di compensare i maggiori costi per l’alimentazione animale.

I cereali rappresentano il settore in maggiore salute, per via dei record raggiunti dai prezzi di mais e frumento, che dovrebbero rimanere elevati anche nei prossimi mesi permettendo di assorbire senza problemi i rincari degli input produttivi.

Il vino continua a soffrire le limitazioni del canale Ho.Re.Ca, sebbene le valutazioni siano in miglioramento rispetto a un 2020 estremamente negativo, anche grazie alla diversificazione dei canali distributivi. Infine, i prezzi hanno mostrato alcuni segnali di ripresa, che però non si sono estesi a tutte le denominazioni.

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