Cronaca
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Usura ed estorsione con metodi
mafiosi: arresti, denunce e perquisizioni

Tutto ruoterebbe, secondo gli investigatori, intorno alla figura di un personaggio in particolare, considerato di grande spessore criminale, con agganci con i vertici di numerosi sodalizi criminali come la Banda della Magliana e la Mala del Brenta. 

Si erano infiltrati nel tessuto economico del territorio, e in particolare modo nel settore edile, della compravendita e noleggio di autovetture, nella commercializzazione di metalli ferrosi e pellet, con minacce ed estorsioni, nonché atteggiamenti usurai. E’ stata così sgominata un’associazione a delinquere che operava con metodi mafiosi, nell’ambito dell’operazione denominata “Atto finale”, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia, che ha portato all’arresto di 14 persone e ad altre 70 iscritte nel registro degli indagati, di cui alcuni anche in territorio cremonese. Una ventina sono state le perquisizioni e pari a circa 77.540 euro la somma sottoposta a sequestro preventivo, quale provento di usura, che a loro volta hanno riguardato in parte il nostro territorio.

Nel corso dell’operazione sono inoltre state messe in atto due ulteriori misure di custodia cautelare, che hanno coinvolto due persone ritenute responsabili di una grave estorsione ai danni di un libero professionista bresciano. Infine stamattina, in sede di perquisizione, è stata rinvenuta una somma in contanti superiore a 500mila euro, in valuta europea e in dollari, nascoste presso tre soggetti, di cui oltre 100mila euro da un commercialista bresciano, 100mila euro celate in casa di un altro italiano, nullafacente, e 300mila euro in casa di un indiano. A questo proposito sono stati emessi in mattinata 3 provvedimenti di fermo per i quali è stato contestato riciclaggio ed evasione fiscale.

L’indagine, partita nel 2018 e che ha visto la denuncia di oltre 70 persone, è stata condotta dalla 1a Divisione del Servizio Centrale Operativo della DAC, dalla Squadra Mobile della Questura di Brescia, dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Brescia. Grazie a questa operazione è stato inflitto un duro colpo ad un’importante cosca della ‘ndrangheta, una tra le più antiche e potenti della Piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria).

L’attività degli investigatori – diretta dal Sost. Procuratore della Repubblica Roberta Panico della Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia, unitamente ai Sost. Proc. Erica Battaglia e Sost. Proc. Carlotta Bernardini – ha consentito di documentare, nel periodo di lockdown, una serie di estorsioni, intimidazioni,estorsioni, accordi e pagamenti usurari, accompagnati da pressioni e pretese economiche in danno di imprenditori, accordi per la spartizione degli illeciti guadagni, richieste di protezione criminale e gravi situazioni di esposizione a rischio per l’incolumità individuale.

Tutto ruoterebbe, secondo gli investigatori, intorno alla figura di un personaggio in particolare, considerato di grande spessore criminale, con agganci con i vertici di numerosi sodalizi criminali come la Banda della Magliana e la Mala del Brenta. Gli investigatori sono riusciti a documentare episodi di vendita di denaro a imprenditori in difficoltà economiche, con interessi usurai, che si sono trovati a subire in alcuni casi intimidazioni: chi non pagava in tempo, riceveva messaggi whatsapp con la foto della propria abitazione. In altri casi le minacce sono arrivate anche ad azioni più pesanti, come l’invio di buste contenenti proiettili e il pedinamento della vittima e dei suoi familiari.

Sempre durante l’indagine sono emerse, da parte di alcuni degli arrestati, una serie di frodi fiscali, utilizzando 20 società italiane e tre polacche, e generando una serie di fatture e operazioni false per decine di milioni di euro. In particolare, le tre società estere emettevano le fatture nei confronti di quelle italiane. Quest’ultime, attraverso le false fatturazioni, hanno consentito ad imprese realmente operanti di abbattere i propri debiti nei confronti del fisco.

Laura Bosio

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