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Elezioni Provincia: Signoroni
avrà ancora una maggioranza?

L’affusso alle urne (il 18 dicembre si voterà in un’ unica giornata dalle 8 alle 20) è andato continuamente calando dal 2014 ad oggi.

Il 18 dicembre sarà election day – riservato ai soli sindaci e consiglieri comunali – per il  rinnovo dell’amministrazione provinciale. Sopravvissute alla riforma (monca) dell’epoca Renzi, le Province continuano ad esercitare funzioni essenziali come l’edilizia scolastica, la formazione professionale, le manutenzioni stradali, i servizi per il lavoro. Le liste con le candidature, complete di sottoscrizioni, dovranno essere presentate tra il 27 e il 28 novembre, il che significa che attorno al 10 – 15 dello stesso mese le forze politiche dovranno aver trovato degli accordi. Sembra facile, ma non lo è, perchè queste non sono elezioni come tutte le altre.

I candidati eleggibili al consiglio provinciale sono infatti scelti tra sindaci e consiglieri comunali in carica: ma nei 113 comuni del territorio c’è una estrema varietà di simboli e liste civiche, difficilmente apparentabili a destra, sinistra o centro. In più c’è un altro problema: il presidente in carica, Mirko Signoroni, eletto nel 2019, resterà per altri due anni e nel 2019 venne sostenuto da una maggioranza inedita che vedeva insieme Pd e amministratori civici oltre che fuoriusciti da Forza Italia. Riusciranno queste due componenti a costruire una lista unica per garantire omogeneità tra presidenza e consiglio? Oppure l’attuale maggioranza che sostiene Signoroni si dividerà in due liste?

Altra incognita: l’inedita alleanza che aveva sostenuto Signoroni era stata il frutto di una rottura in Forza Italia conseguente al commissariamento del partito in provincia, oggi la situazione è diversa.

I partiti tradizionali, che ormai si presentano molto raramente col proprio simbolo nelle elezioni comunali, in questi giorni stanno cercando di trovare la quadra, ma devono fare i conti con un panorama politico amministrativo molto variegato e, appunto, con un corpo elettorale costituito da una moltitudine di consiglieri difficilmente inquadrabili. E c’è anche la possibilità – remota – di una lista unitaria.

E poi c’è un altro particolare, sebbene meno determinante: le ultime elezioni comunali hanno tolto al centrosinistra un comune importante come Rivolta d’Adda e un altro più piccolo, Pieve san Giacomo, consegnandoli al centrodestra. Anche questo potrebbe seppur minimamente influire sui quozienti, tenendo conto che anche queste elezioni di secondo livello risentono del crescente assenteismo che si è visto nelle recenti amministrative per i sindaci. L’affusso alle urne (il 18 dicembre si voterà in un’ unica giornata dalle 8 alle 20) è andato continuamente calando dal 2014 ad oggi.

gbiagi

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