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Economia in ripresa, Auricchio:
"Dati buoni, ma ancora ombre"

Molto buoni i dati congiunturali del terzo trimestre 2021, come emerge dall'indagine condotta da Unioncamere Lombardia in collaborazione con l’Associazione Industriali, Confartigianato e Cna, Tuttavia si evidenziano alcune criticità, come aumento dei prezzi e ritardo dei tempi di consegna delle materie prime, nonché tensione sul mercato del lavoro.

Cremona continua nella sua fase di ripresa economica, e sembra andare sempre meglio: a dirlo è l’indagine dei dati congiunturali del terzo trimestre 2021, condotta da Unioncamere Lombardia in collaborazione con l’Associazione Industriali, Confartigianato e Cna, secondo cui “i dati  sono molto buoni, con l’indice della produzione industriale che segna il massimo di sempre e con l’artigianato manifatturiero in netta ripresa” sostiene Gian Domenico Auricchio, Commissario Straordinario della Camera di Commercio di Cremona.

“L’indagine trova conferma nelle esportazioni, che nel primo semestre hanno registrato il dato più alto di sempre e nella lieve ripresa, dopo un lungo periodo di calo, del numero delle imprese provinciali. Rimangono difficoltà per il commercio e per i servizi, settori che sono ancora lontani dai livelli pre-pandemia. La ripresa non ha ancora avuto riflessi sull’occupazione che registra una lieve flessione.

Pur in presenza di un quadro positivo si evidenziano alcune criticità che potrebbero condizionare il pieno dispiegarsi della ripresa. Mi riferisco all’aumento dei prezzi e al ritardo dei tempi di consegna delle materie prime, e alla tensione sul mercato del lavoro determinate dalla difficoltà delle imprese di reperire alcune qualifiche professionali pur in presenza di un tasso di disoccupazione che rimane elevato. E quindi vitale che le risorse che saranno rese disponibili dal PNNR vengano impiegate nella maniera più efficace, per garantire uno sviluppo sostenibile e il più possibile equo.”

In ambito provinciale, l’indagine relativa al terzo trimestre 2021 ha interessato complessivamente 137 imprese cremonesi appartenenti a tutte le principali attività del comparto manifatturiero, suddivise in 59 imprese industriali e 78 artigiane.

La produzione manifatturiera cremonese. In sintesi, l’indagine del terzo trimestre 2021 rileva una situazione del comparto industriale provinciale che cresce ulteriormente rispetto al periodo aprile-giugno. In ottica tendenziale, si legge nel report, “la dimensione della crescita è distorta dal confronto puntuale col dato anomalo del 2020, ma i dati attuali delle principali variabili sono ampiamente superiori anche rispetto a quanto registrato nel terzo trimestre 2019, che può essere considerato livello di riferimento pre-crisi per questo trimestre. Restano solo i livelli occupazionali a dover recuperare il gap rispetto al 2019 posizionandosi l’1,3% al disotto nel caso dell’industria e del 5,3% nel caso dell’artigianato”.

L’indagine congiunturale sul settore manifatturiero cremonese – 3° trimestre 2021. I dati al netto degli effetti stagionali sull’industria manifatturiera cremonese del trimestre luglio-settembre 2021, a livello congiunturale, indicano un complessivo proseguimento del recupero, ma con tassi molto articolati tra i vari indicatori. Infatti, scrivono ancora i ricercatori, “a fronte di una produzione in crescita dell’1,9% si rileva una più forte crescita del fatturato (+4,9%), spinto anche dagli aumenti sul fronte dei prezzi di vendita. Infatti, occorre considerare che il dato del fatturato è a prezzi correnti e quindi risente delle recenti dinamiche inflattive.

Gli ordini subiscono invece una contrazione congiunturale (-13,5% l’estero e -12,1% l’interno), ma ciò non ha connotazioni particolarmente negative in quanto si tratta di un rientro in linea con la tendenza di fondo dopo aver registrato un rimbalzo “esplosivo” nello scorso trimestre, quando gli indici avevano registrato rispettivamente un incremento del + 27,7% per quanto riguarda l’estero del +17,9% per quanto riguarda l’interno. Ciò è confermato dal confronto con il livello pre crisi ampiamente superato dagli ordini interni (+5,2%) e ancor più da quelli esteri (+14,3%).

La vivacità congiunturale dell’industria cremonese non si trasferisce pienamente sul mercato del lavoro che vede il numero degli addetti subire ancora un alternarsi di piccole espansioni e contrazioni (-0,2% questo trimestre). Continua anche il lento rientro dei ricorsi alla gestione ordinaria della Cassa Integrazione Guadagni, a cui ha fatto ricorso il 6,8% delle imprese, contro il 13,8% della precedente rilevazione, ma salgono all’1,3% del monte ore complessivo le ore utilizzate, con la media lombarda che si attesta sullo 0,8%. Il trend è confermato anche dai dati Inps sulle ore autorizzate che vedono un assestamento intorno alle 1,2 milioni ore autorizzate nel trimestre, il 58% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Sul versante dei prezzi pesano ancora le dinamiche del tutto straordinarie evidenziate a livello internazionale sulle materie prime che provocano un’ulteriore e consistente spinta inflattiva. Con dati allineati a quelli lombardi, si stima infatti una crescita trimestrale del 10,6% dei prezzi delle materie prime, e tale incremento viene solo in parte assorbito dal sistema imprenditoriale, visto che, a valle, si riflette nel +6,3% rilevato relativamente ai prodotti finiti.

Il confronto congiunturale con la Lombardia e l’Italia evidenzia una sostanziale uniformità di andamento della provincia di Cremona con l’intera nazione (per la quale manca però ancora il dato del mese di settembre) riguardo alla produzione al netto dei fattori stagionali (+1,9%) che conferma la tendenza ad un ulteriore moderato recupero, mentre nel complesso della Lombardia si rileva una ripresa dell’attività produttiva ancora più incisiva (+2,5%)”.

Produzione industriale – Cremona, Lombardia e Italia. Per quano riguarda la produzione dell’industria, il quadro provinciale tendenziale, distorto dal confronto con il terzo trimestre 2020 ancora condizionato dalla pandemia, “è ovviamente dominato da variazioni ampiamente positive, dalle quali si distingue solo l’andamento praticamente statico dell’occupazione (+0,3%). La produzione cresce di quasi tredici punti, il fatturato di quasi venti, gli ordini interni ed esteri rilevano un incremento superiore al 10% .

Anche il confronto con il dato medio 2019 è ampiamente positivo, quasi sette punti percentuali per la produzione, mentre il fatturato registra un incremento del 16,9% e per gli ordini, sia interni che esteri, viene rilevato un consistente incremento.
Nel complesso della Lombardia gli incrementi tendenziali sono di intensità simile per produzione e fatturato e ordini esteri, più forti per ordini interni ed occupazione.

Le variazioni ampiamente positive degli indicatori provinciali nei confronti del terzo trimestre del 2019, cioè di un periodo non ancora segnato dagli effetti della pandemia, attestano il pieno recupero del gap accumulato durante i trimestri di crisi. Tra le province lombarde, solo due presentano variazioni sul 2019 dell’indice grezzo della produzione ancora negative (Como e Pavia), mentre Cremona si colloca al di sopra della media regionale. Le specializzazioni produttive delle varie provincie e la struttura dimensionale delle loro imprese influiscono sui risultati. Dove una maggior diffusione di piccole e micro imprese si incrocia con una specializzazione nei settori del comparto moda, pelli-calzature e abbigliamento, ancora in sofferenza, il gap con il periodo pre-crisi è ancora da colmare”.

Produzione industriale per provincia – 3° trimestre 2021. Per l’artigianato produttivo, il quadro rilevato nel periodo in esame “mostra segnali di recupero significativi anche se il comparto soffre maggiormente della lenta ripresa della domanda interna non potendo contare sul traino della ripresa mondiale a causa di una ridotta propensione all’export. Su base trimestrale infatti, la produzione artigiana al netto degli effetti stagionali svolta in positivo (+2,4%) come anche gli ordini complessivi (+3,8%), trascinando con sé anche il fatturato sempre più vicino al punto di svolta (-0,3%). Pressoché stabile il numero degli addetti (-0,7%).

Il riferimento temporale annuo, che sconta il confronto con i dati negativi anomali del 2020, è caratterizzato ovviamente da recuperi di notevole entità che vanno dal +6,3% degli ordini al +6,2% del fatturato, passando per il +7,4% per la produzione. Del tutto svincolato dal trend manifestato dalle altre variabili è il numero degli addetti che è invece risulta in calo anche in ottica tendenziale (-1,7%) indicando una fase di riorganizzazione della forza lavoro che spesso si concentra sulle forme di lavoro più flessibili”.

Se si estende il confronto al periodo pre-crisi, e cioè al terzo trimestre 2019, “il quadro complessivo appare diverso da quello rilevato per il comparto industriale. La produzione presenta un segno positivo significativo ma più contenuto rispetto all’industria (+2,6%) e per gli ordini si stima un recupero gap (+0,9%). Il fatturato, al contrario dell’industria, presenta un segno negativo (-2,6%) segnale di probabili maggiori difficoltà delle imprese artigiane a ritoccare rapidamente i loro listini e quindi beneficiare delle dinamiche inflattive in atto”.

Le aspettative per il prossimo trimestre degli imprenditori industriali sono in ulteriore miglioramento rispetto a quelle espresse tre mesi fa: “dopo tutto il 2020 nell’area negativa, si conferma, ampliandosi, la maggioranza degli ottimisti, sia riguardo agli ordini attesi che all’andamento della produzione. Le attese della maggioranza assoluta degli imprenditori industriali, con punte vicine all’80% per quanto riguarda l’occupazione, sono comunque improntate alla stabilità per tutti i principali indicatori. Anche il comparto artigiano vede positivamente l’andamento della produzione, domanda e fatturato per il prossimo trimestre, ma manifesta cautela circa il recupero dei livelli occupazionali”.

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