Opinioni
I commenti sono chiusiCommenta

Violenza sulle donne, dall'eremita
del Po alcune considerazioni

Il pensiero va anche a quelle donne che oggi non ci sono più, che negli anni e nei secoli hanno subito violenze rimaste impunite, celate magari nel segreto delle mura domestiche o dei luoghi di lavoro: dolori che si sono portate direttamente dentro una tomba.

nelle foto alcune immagini realizzate dall’Eremita del Po, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

La violenza è la prova chiara e inconfutabile della scelta che un individuo compie di essere nient’altro che un perdente, un vigliacco, uno sconfitto, un fallito e una nullità. Non servono mezze parole, non serve finto (e nemmeno vero) buonismo e non occorrono frasi fatte, spesso pronunciate dai soliti incravattati dal deretano piatto e pelato (moralisti e buonisti leggano tranquillamente politici) bravi a dare fiato alle trombe delle loro ugole, magari per celarsi dietro a sciocchi moti di tolleranza per commentare le gesta di chi usa la forza, in ogni sua forma, per imporsi sull’altro. Sul Grande fiume, il gelo e le nebbie invernali, così come le calure e le afe estive ti temprano le ossa e le membra: questo insegna la necessità di essere schietti e diretti, senza mezze misure, senza banali e dannosi buonismi.

Nell’occasione in cui si celebra la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, tra i silenzi dei pioppeti e delle lanche, il pensiero va a tutte quelle donne che, anche tra le nostre terre di pianura, non hanno mai dato voce al loro dolore e alle prove, fisiche e psicologiche, subite. Va anche a quelle donne, mogli, madri, sorelle, fidanzate, amiche e lavoratrici che continuano a portare, in silenzio, dolori, paure e sofferenze scolpite nel cuore, e nella mente.

Il pensiero va anche a quelle donne che oggi non ci sono più, che negli anni e nei secoli hanno subito violenze rimaste impunite, celate magari nel segreto delle mura domestiche o dei luoghi di lavoro: dolori che si sono portate direttamente dentro una tomba.

Le nostre terre di fiume, come detto, non ne sono esenti. Allora ecco che il pensiero corre, inevitabilmente a casi balzati purtroppo ai (dis)onori delle cronache locali e nazionali; il riferimento è ad Arianna Zardi, la 25enne studentessa trovata morta il 2 ottobre di vent’anni fa esatti nella campagna di Torricella del Pizzo; a Saman Abbas, la giovane pakistana scomparsa da Novellara il 30 aprile scorso, andata probabilmente incontro ad un drammatico destino. Andando più indietro nel tempo, spostandosi (e non di tanto) dalle rive del fiume, come non ricordare la 14enne Laura Bosetti, pugnalata a morte a Casalsigone di Pozzaglio il 12 luglio 1974. Donne, anzi ragazze, che chiedono giustizia. Dovuta e necessaria. Non si possono nemmeno dimenticare Filomena Cataldi, 44 anni, uccisa il 22 agosto 2019 a San Polo di Torrile e Fatna Moukhrif, 54 anni, uccisa a Cremona pochi mesi fa. Un elenco triste, desolante, che purtroppo potrebbe essere allungato con altri casi accaduti non lontano da noi. In memoria di tutte queste donne ci vorrebbe, in riva al fiume, una lapide (più che una panchina rossa) in grado di tenerne vivo il ricordo; ci vorrebbe un’area verde in cui mettere a dimora un albero, per ognuna di loro, e con i loro nomi impressi su una targhetta; ci vorrebbe una chiesetta, accanto al Po, da destinare a santuario mariano in memoria delle “Vittime del Femminicidio”; ci vorrebbero strade e ponti dedicate a loro. Ci vorrebbe non buonismo ma bontà, quella vera, per creare, a piccoli passi, un mondo più bello, più umano e più giusto.

Paolo Panni, Eremita del Po

© Riproduzione riservata
Commenti

I commenti sono chiusi.