Cronaca
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Fondazione Busi, Centro
Diurno Integrato: come a casa

Lo sottolinea più volte chi ci accompagna a vedere la struttura. E in fondo è vero. Il Centro Diurno per Anziani non è l'anticamera della morte e non è un parcheggio. Non è una struttura triste, tutt'altro. E' solo un'altra parte della vita che prosegue

Qualche settimana fa ha riaperto a Casalmaggiore il Centro Diurno Integrato, un’importante unità di offerta che la Fondazione Busi offre al territorio per dare risposte concrete ai bisogni delle famiglie, una riapertura che si inserisce nel contesto di ripartenza di tutte le attività ed un segnale di speranza per un ritorno alla normalità.

Ad entrarci, a percorrerne gli spazi e le stanze, non diresti mai che quella struttura, che si affaccia su via Romani ed ha doppio ingresso, dall’area interna della Fondazione e dalla stessa via Romani, è una struttura strettamente collegata alle attività del Busi. Una struttura assistenziale a tutti gli effetti. E’ una grande casa, che riproduce al meglio proprio gli spazi delle dimore per far sentire il meno possibile il distacco dagli ambienti familiari. C’è il salone, c’è la cucina in open space, c’è la TV e ci sono i giornali da sfogliare. C’è il profumo delle soglie in cui la vita va. L’RSA poco distante resta una struttura di tipo ospedaliero, ma nel Centro diurno c’è poco o nulla di ospedaliero. Poco o nulla di visibile. C’è l’assistenza continua – e discreta – del personale che ci lavora. C’è la stanza per la fisioterapia per chi ne avesse necessità. Ci sono poltrone per il riposo, se qualcuno degli anziani volesse riposare. La struttura è accreditata per 25 posti, al momento non è ancora a pieno regime, ma l’obiettivo dichiarato è quello di ritornarci il prima possibile.

Quando il Centro Diurno era stato pensato ed allestito, era stato pensato proprio in questa maniera, per svolgere questa funzione di punto d’appoggio per anziani autosufficienti che potessero passare la giornata in una sorta di seconda casa per poi, alla sera, tornare ognuno alle proprie dimore. La si era voluta distaccata dalla RSA proprio per farne qualcosa di diverso. Le case di riposo, per quanto belle, funzionali, ben tenute e ben gestite ricordano sempre e comunque l’ospedale. Qui la sensazione è di entrare in un’abitazione – seppur con spazi grandi – in cui la TV va con gente che parla, in cui la pentola bolle sul fuoco e in cui ci si parla, e magari ci si sorride.

E’ aperta dal lunedì al sabato compreso perché si presume che chi venga qui alla domenica possa stare con i propri familiari. E’ una struttura che offre attività di tipo socioassistenziale, fisioterapica ma anche attività di tipo ludico ricreative. La Fondazione Busi è dotata di ottimi animatori: gente mai a riposo, sempre impegnata a proporre qualcosa di nuovo e di diverso. La struttura fu aperta nel 2012, l’anno prossimo varcherà la soglia dei 10 anni. Per qualche tempo è stata reintegrata all’interno della RSA, ma poi si è tornati sulla vecchia idea, quella della separazione netta dalla struttura di tipo ospedaliero, un progetto che l’attuale amministrazione ha voluto realizzare con tutte le forze e con l’entusiasmo di chi sa di ridare vita ad una struttura e ad un servizio d’eccellenza. E’ fatta per quelle famiglie che assistono gli anziani ma non sono più in grado di gestirli nelle ore diurne. E’ un sollievo non indifferente per le famiglie.

La Fondazione si è attrezzata anche per il trasporto, investendo nell’acquisto di un nuovo automezzo adeguatamente allestito ed equipaggiato per il trasporto anche di utenti con problemi motori, per arrivare ovunque sul territorio, vicino o lontano, laddove è possibile dare risposte a chi ha bisogno.

L’intenzione è dunque quella di tornare quanto prima a pieno regime. Le richieste ci sono e appena il virus non sarà che un ricordo tutto tornerà a muoversi a pieno ritmo. Questa è una struttura all’avanguardia. Curata nei particolari, ricavata all’interno di un palazzo di pregio che conserva ancora le travi in legno, con un piccolo cortile interno. Manca solo l’odore del caffé sul fuoco, ma probabilmente è perché non siamo arrivati al giusto orario. C’è una signora presente già di prima mattina, mentre la televisione va lei sta sfogliano un giornale seduta al tavolo dell’area ricreativa. Nulla di diverso dalla vita di tutti i giorni ed è già questo un particolare speciale.

COME A CASA – Lo sottolinea più volte chi ci accompagna a vedere la struttura. E in fondo è vero. Il Centro Diurno per Anziani non è l’anticamera della morte e non è un parcheggio. Non è una struttura triste, tutt’altro. E’ solo un’altra parte della vita che prosegue. Con più quiete, con maggior cura e con qualche sorriso, quando capita. Questo è il suo straordinario e capiamo perché venga considerato un fiore all’occhiello dalla Fondazione. Come a casa: con le stesse attenzioni, con la stessa atmosfera e con la stessa cura.

Nazzareno Condina

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