Salute
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Case e ospedali di comunità: al via
Bozzolo, prossimi Asola e Viadana

È partito il 6 dicembre con l’obiettivo di creare sinergie per dare concretezza alle nuove strutture pensate da Regione Lombardia: le case della comunità e gli ospedali di comunità. Che nel progetto recentemente approvato, saranno rispettivamente 9 e 5

Un tavolo di confronto fra medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali e infermieri di famiglia, con il coordinamento del Dipartimento Fragilità. Lo ha attivato ASST di Mantova per costruire percorsi integrati di presa in carico multidisciplinare dei pazienti cronici e fragili nell’ambito del nuovo setting assistenziale disegnato dalla riforma. È partito il 6 dicembre con l’obiettivo di creare sinergie per dare concretezza alle nuove strutture pensate da Regione Lombardia: le case della comunità e gli ospedali di comunità. Che nel progetto recentemente approvato, saranno rispettivamente 9 e 5. Il documento ha tenuto conto del criterio della prossimità e della possibilità di fruire in primis degli immobili di proprietà di ASST Mantova.

LA RETE TERRITORIALE DI ASSISTENZA – Le prime strutture a vedere la luce saranno, dal gennaio 2022: la casa della comunità di Goito, che troverà spazio nella sede territoriale; l’ospedale di comunità di Bozzolo, che sorgerà all’interno del Pot grazie alla trasformazione di 25 posti letto di cure subacute (da portare poi a 30). Sempre nel Pot sarà creata la casa della comunità. Di seguito le altre strutture e i lavori in programma per realizzarle:

  • Asola – Riqualificazione del palazzo della sede territoriale per la creazione di una casa della comunità hub. Sarà inoltre ristrutturata una porzione di ospedale per l’attivazione di 20 posti letto di ospedale di comunità.
  • Castiglione delle Stiviere – Si prevede la costruzione di un nuovo edificio da adibire a casa della comunità hub.
  • Mantova – Saranno ristrutturate quattro palazzine del vecchio complesso ospedaliero (2, 5, 10 e 20), che andranno a costituire una cittadella della salute al di fuori del monoblocco, ma nel contempo all’interno dell’area del Carlo Poma. Saranno realizzati un ospedale di comunità (nella palazzina 10, con 20 posti letto), e una casa della comunità hub.
  • Viadana- La sede territoriale sarà ampliata tramite la ristrutturazione di una porzione di edificio per poter svolgere in modo più articolato le attività delle casa di comunità. Saranno inoltre attivati 30 posti letto di ospedale di comunità.
  • Suzzara – La sede territoriale sarà ampliata tramite la ristrutturazione di una porzione di edificio per poter svolgere in modo più articolato le attività delle casa di comunità hub.
  • Borgo Mantovano – All’interno dell’ospedale saranno attivati 20 posti letto di ospedale di comunità.
  • Quistello – Oltre alla ristrutturazione del vecchio ospedale con fondi post sisma verrà ristrutturato l’edificio dei poliambulatori per realizzare una casa di comunità hub.
  • Sermide – Sarà ristrutturata una porzione di edificio già adibito a ospedale per creare una casa di comunità spoke, da collegare all’hub di Quistello

IL RACCORDO CON I MEDICI DI MEDICINA GENERALE – Fra il 4 e il 30 novembre, il Dipartimento Fragilità e la Direzione Socio Sanitaria, insieme agli specialisti di ASST Mantova, hanno organizzato 14 incontri informativi per i medici di medicina generale della provincia di Mantova. Obiettivo: approfondire varie tematiche strategiche in un’ottica di integrazione. Il direttore socio sanitario Renzo Boscaini, il direttore del dipartimento delle Fragilità Angela Bellani e la responsabile di area dipartimentale dello stesso dipartimento Monica Carnevali hanno presentato il progetto della rete territoriale di assistenza, illustrando le caratteristiche e le funzioni degli infermieri di famiglia – che saranno 65 – figure professionali con un ruolo chiave nell’ambito della presa in carico dei pazienti fragili.

COVID E INFLUENZA: LA DIAGNOSI DIFFERENZIALE – La diagnosi differenziale Covid-influenza stagionale è uno dei temi trattati durante gli incontri. Ne ha parlato il direttore facente funzione della struttura di Pneumologia Massimiliano Beccaria, che ha suggerito alcune strategie a cui ricorrere, visto che i sintomi sono spesso sovrapponibili. La presenza contestuale delle due infezioni mettere a dura prova il sistema sanitario. “Quest’anno – ha specificato il medico – i primi casi di influenza si sono presentati già a ottobre, mentre nel 2020 le restrizioni avevano portato a una riduzione dei contatti, facendo in modo che anche il virus influenzale circolasse meno e non superasse la soglia del 2 per cento”. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Jama nel marzo 2021, il ricovero in Terapia Intensiva avviene nella stessa percentuali di casi per i pazienti Covid e per quelli colpiti da influenza: “Ciò che fa la differenza è la mortalità, che per l’influenza è molto bassa e si verifica soprattutto negli ultra 80enni, mentre per il Covid è più alta e si registra anche negli ultra 50enni. L’articolo suggerisce quindi il vaccino su entrambi i fronti”. Esistono per altro test antigenici rapidi per la doppia diagnosi Covid e influenza, di cui i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta potrebbero dotarsi. Un’altra soluzione per raggiungere la diagnosi differenziale è l’epidemiologia. Strumenti utili per acquisire dati sulla diffusione delle due malattie sono i portali Influnet e Covidnet, a qui tutti gli specialisti e i medici del territorio possono accedere.

GLI ANTICORPI MONOCLONALI – Il direttore della struttura di Malattie Infettive Salvatore Casari ha parlato degli anticorpi monoclonali, che possono essere somministrati a tre tipologie di pazienti: “ricoverati con una forma lieve di Covid; ricoverati per altre patologie e che risultano positivi nel corso della degenza; casi riscontrati in ambulatorio, che non hanno insufficienza respiratoria, ma presentano fattori di rischio per una forma grave del virus”. Sarà cura dei medici di medicina generale segnalare questi ultimi pazienti in tempi brevi al Centro servizi di ASST, in modo che i professionisti delle Malattie Infettive li possano trattare precocemente (entro 72 ore dalla comparsa dei sintomi). Dal primo aprile a oggi sono stati 52 i pazienti che hanno ricevuto gli anticorpi monoclonali. La terapia ha preso piede soprattutto a partire dal mese di ottobre, per effetto di un’estensione della casistica di pazienti eleggibili secondo le linee guida.

LE PATOLOGIE TIROIDEE – Il direttore della struttura di Medicina Nucleare Pierluigi Rossini ha presentato l’ambulatorio di secondo livello per la diagnosi e la cura delle patologie tiroidee, attivo all’ospedale di Mantova da oltre 8 anni per i pazienti più complessi. L’attività è completata dall’analogo ambulatorio aperto più recentemente nel presidio di Borgo Mantovano ed è realizzata in stretta sinergia con i medici di medicina generale. Copre tutto lo spettro delle affezioni tiroide, benigne e maligne. L’accesso all’ambulatorio avviene tramite richiesta di questi ultimi o degli specialisti con impegnativa di prima visita di Medicina nucleare o visita di controllo di Medicina nucleare specificando in nota “per patologia tiroidea”. La prenotazione avviene contattando direttamente la segreteria del reparto, senza passare dal Cup (0376 201338 o via e-mail segreteria.nucleare@asst-mantova.it). “La Medicina Nucleare di ASST Mantova – ha precisato Rossini – sta inoltre predisponendo un progetto per realizzare una rete provinciale per la patologia tiroidea, con l’obiettivo di rispondere alla domanda di salute in modo omogeneo sul territorio provinciale.

Elena Miglioli

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