Cronaca
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Un anno fa si spegneva Carlo
Sante Gardani. Un piccolo ricordo

Faccio io Carlo, e fa in maniera eccellente e molto più professionale di me Giovanni, ogni giorno e tutti i giorni. E' proprio come te lui. Gli hai lasciato ed insegnato tanto. E qualcosa di necessario e di concreto l'hai insegnato e lasciato anche a me

Qualche volta, attraversando la piazza in obliquo, tra gente che cammina lenta e sguardi a scrutare gli altri movimenti, me lo aspetto ad arrivare. Schiena curva, cappello da rivoluzionario sudamericano, in sella alla sua bici. “Ci pensi tu Nazza? Allora io faccio solo i video per Giovanni”. Sì, ci penso io Carlo. A cercare di cogliere anche le sfumature che sapevi raccogliere tu, a guardare oltre le cose che appaiono, a raccontare e a farmi raccontare dalle persone quello che a te raccontavano con estrema naturalezza. Ci penso io Carlo, anche se mi piacerebbe ci ripensassi tu, mi piacerebbe vederti riapparire, in un giorno qualunque di una qualunque manifestazione, o evento ufficiale, o anche e solo per quattro chiacchiere. Provo a pensarci io, uscendo dalle nebbie e – a volte – dalla nebbia dei pensieri che si accavallano.

Un anno fa, il 12 gennaio d’un anno funesto, si spegneva Carlo Sante Gardani. Aveva lottato, e come sempre, per tornare in campo, per giocarsi ancora altre partite. Aveva lottato in ospedale, cercando di rassicurare tutti, che ne sarebbe uscito, che ce l’avrebbe fatta.

Messaggiava da quella scatola blu a Vicomoscano. Sapeva che la lotta sarebbe stata dura ma non era tipo da tirarsi indietro, mai.

Eravamo tutti consapevoli delle sue condizioni, ma avevamo sperato tutti che poi, alla fine, fosse lui il vincitore. Fosse lui, cavaliere errante, a sconfiggere il drago. Perché Carlo era uno di noi. Testone, mai fermo, mai domo, pronto a farsi parte sempre, in grado di comprendere i giovani più di millemila altri giovani e in grado di ascoltare gli anziani più di millemila altri anziani. Tre giorni dopo quel messaggio Carlo si è spento… Oggi, che è ricorrenza di quei giorni oscuri, affiorano i ricordi…

IL NOSTRO VIDEOREPORTER – “Ho ripreso tutto, dopo mando i video a Giovanni…” mi diceva soddisfatto. Poi qualche consiglio sul pezzo da scrivere, sulle persone da sentire. Ed altre volte, quando lo chiamavo… “Carlo, è morto Caio… mi aiuti a ricostruirne la storia?”. A volte la sapeva (anzi quasi sempre) e se non la sapeva dopo poco mi arrivavano su whatsup i numeri di telefono di chi chiamare… “Questo è il marito della sorella, sa tutto, digli pure che te l’ho dato io”.

Era un concreto sognatore Carlo Sante Gardani. Una testa dura, un visionario con il quale a volte si discuteva – e lo abbiamo fatto qualche volta – ma era anche quello che il giorno dopo ripartiva. Sempre pronto a tendere la mano, sempre pronto a darti un aiuto o ad un consiglio. Un aiuto importante negli ultimi anni della nostra professione e – da sempre e per sempre – una parte importante di questa città ora avvolta nelle nebbie. Qualche volta, attraversando la piazza Garibaldi in obliquo, tra gente che cammina lenta e sguardi a scrutare altri movimenti, o arrivando in qualche evento me lo aspetto a riprendere quel che succede. O a darmi qualche consiglio. Non accadrà, e forse accade nella mente. Dove restano tutte le cose, e le persone, più importanti e vere che abbiamo conosciuto, anche quando non ci sono più.

IL RICORDO DI QUEI GIORNI DI GIOVANNI – Furono giorni difficili, e lo sono anche questi. La storia di quei giorni, e di una vita, la raccontò in maniera magistrale il figlio, Giovanni Gardani, nel giorno del commiato. Quella storia la rimetto qui. “Carlo Gardani non è mai stato passato, è sempre stato futuro.
Soltanto per comodità, e soprattutto perché in questi giorni mi ha lanciato diversi segnali, che non posso essere coincidenze, in questo mio ricordo userò il tempo presente.
Carlo Gardani nasce di martedì, muore di martedì e il suo funerale cade di martedì: poi non ditemi che non è un fine organizzatore di eventi…
Carlo Gardani nasce in via Porzio, a pochi passi da piazza Garibaldi.
Carlo Gardani quando tira i primi calci a un pallone, lo fa anche in mezzo al fango: poi sua mamma, mia nonna, lo fa entrare in casa dalla porta secondaria così suo papà, mio nonno, non lo sgrida e non si preoccupa per il raffreddore in arrivo.
Carlo Gardani ha un carattere vivace: sua sorella, mia zia, lo chiama “spacamuntagni”. Non lo perderà mai…
Carlo Gardani organizza tutto: un giorno con una giovanile vanno a giocare in casa della prima in classifica, che le ha vinte tutte. “Mettiamoci dietro, aspettiamoli e ripartiamo”: vincono 5-0 in contropiede, come nulla fosse.
Carlo Gardani fa il militare a Savona: amicizie che si porta avanti per una vita intera. E quando fanno le gare di pugilato, e gli tocca battersi con Roberto Sterza, suo grande amico, insieme prendono in giro i giudici fingendo di darsele. “Perché io con un mio amico non mi batto e piuttosto mi faccio squalificare”.
Carlo Gardani inizia a lavorare a Milano: passa da piazza Fontana, il 12 dicembre 1969, mezz’ora prima che la bomba esploda.
Carlo Gardani conosce sua moglie, mia mamma, e insegna a tutti cos’è l’amore per sempre. E ti prometto, papà, che la mamma non rimane da sola.
Carlo Gardani con una 500 blu va fino a Parigi e a Londra. “One tea”.
Carlo Gardani sembra Lucio Dalla, ma se si mette a ballare al karaoke fa Celentano.
Carlo Gardani fonda il Casalmaggiore, batte la Casalese nel derby, poi capisce che bisogna unire le forze.
Carlo Gardani per tutti è il presidente: la Casalese dei casalesi nasce da lì, da un sogno al quale era giusto credere, alla faccia dei tradimenti.
Carlo Gardani quando Joe Cocker fa il suo concerto mette i soldi nei sacchi del pane, “perché lì di sicuro non ci guarda nessuno e sono al sicuro”.
Carlo Gardani festeggia le notti magiche di Casalmaggiore: e per lui un oro è un traguardo, ma anche un bronzo va celebrato perché è figlio del sudore.
Carlo Gardani va al Parma e abbozza un’altra utopia. Parte con alcuni amici fidati e regala all’Italia, all’Europa, al Mondo un’epopea di calcio giovanile d’avanguardia e unica.
Carlo Gardani scopre tanti talenti, si fa arrivare a casa i pacchi del materiale sportivo per essere sicuro che siano in buone mani e poi li distribuisce. “Gardan, l’è rivà al pack?”.
Carlo Gardani torna dalla banca alle 16.45, alle 17 parte per Parma e torna a casa che è già passata l’ora di cena. Dovrebbe essere un padre assente, e invece è più che mai presente: qualche volta mi porta con sé nella pancia del Tardini. “Se fai i compiti ti faccio conoscere qualcuno del Parma di Scala”.
Carlo Gardani nella spazzatura riesce a vedere l’oro. E in ogni ombra vede una luce, un’opportunità. A San Luca, in Calabria, terra che tutti volevano persa, regala col calcio un’occasione si riscatto: il suo miracolo forse più grande.
Carlo Gardani quando capita in Campania, deve andare a San Gregorio Armeno e stai sicuro che almeno una statuina del presepe nuova la porta a casa.
Carlo Gardani, quando io compio gli anni al mare, chiama i miei amici e per non fare mancare a nessuno un regalo, organizza una specie di estrazione e per tutti arriva qualcosa: una maglietta, un paio di pantaloncini, un pallone…
Carlo Gardani, quando va a funghi, stai pur sicuro che qualcosa porta a casa.
Carlo Gardani ad ogni Natale prepara la tavolata e ciascuno ha il proprio segnaposto speciale.
Carlo Gardani non riesce a stare fermo: e ad ogni badilata si rialza e riparte.
Carlo Gardani mi chiama il 30 luglio 2004 dal letto d’ospedale dopo l’operazione al cuore. Triplo bypass. Ha un filo di voce, ma i suoi auguri per il mio compleanno non mancano.
A Carlo Gardani qualcuno dice che si è voluto arricchire con la politica. Affermazione talmente vera che è stato l’unico a proporsi, a Casalmaggiore, come sindaco a costo zero.
Carlo Gardani dice: “Largo ai giovani”. Anzi, gli altri lo dicono, lui lo fa.
Carlo Gardani crede nell’ambiente e nel controllo.
Carlo Gardani è pensiero e azione. E se le parole sono troppe ad un certo punto ti fulmina: “Sì, ma vagan fora”.
Carlo Gardani magari ti manda a quel paese, ma poi ti tende la mano.
Carlo Gardani non ti dice buongiorno o buonasera. Ti dice buon anno, così dura di più.
Carlo Gardani ha una telecamera in mano e filma tutto. “Ma papà per oggi ho già tanti servizi”. “Non fa nulla, questi li farai domani, ma il territorio ha bisogno di visibilità. E mi raccomando metti questa clip, che mi è uscita bene. Ah, che regista!”.
Carlo Gardani al mio matrimonio scatta una foto con la Polaroid e scrive: “Ci sono riuscito”.
Carlo Gardani, quando rimprovero mia moglie davanti agli altri, mi ammonisce: “Non farlo mai più, le cose vostre si risolvono in privato”.
Carlo Gardani alla prima lezione di suo figlio, mio fratello, a Zurigo tiene botta, con la schiena a pezzi. E ci riesce anche lì.
Carlo Gardani si riscopre scrittore: inventa le favole di Macomepungi. Dal letto d’ospedale scrive un ultimo racconto, il volo delle cicogne che salutano l’Italia dall’alto, proprio come sta facendo lui in questo momento.
Carlo Gardani chiede a mia mamma e mio fratello di portargli marobini, lasagne, tortelli e coniglio. “Inco u propria magnà ben”.
Carlo Gardani, in un ultimo anelito di vita, prova ad alzarsi dal letto. I medici ci hanno detto che è caduto, alle 16.48 di martedì 12 gennaio 2021. Ma io non ci credo: ha soltanto preso la rincorsa. Per ritrovare suo fratello, i suoi genitori, i tanti parenti, i tantissimi amici. E quel bambino che dal 1974 lo stava aspettando. Perché Carlo Gardani è ancora un meraviglioso genitore anche lassù.
Carlo Gardani è un dono di Dio. No, non è un santo. Gli basta essere Sante.
Carlo Gardani, dopo due giorni in cui stavo male come un cane, facendo preoccupare mia mamma, mio fratello, mia moglie, mi parla in sogno e mi dice: “Ades lasa lè”. Poi quando torna da Milano, dal penultimo viaggio, fa in modo che la mia auto si ritrovi, all’uscita dell’autostrada, col furgoncino che lo sta trasportando. E non si dica che non ha organizzato tutto.
Carlo Gardani lascia un messaggio. Lo manda a mia mamma, mio fratello e a me. E noi lo condividiamo con voi, come vuole lui: “Guardate avanti. E pensatemi sempre”.
Facciamolo davvero, ciascuno per la propria parte, ciascuno col proprio personale ricordo. Portatelo a casa da questa cerimonia. E allora sì, potremo dire…
CARLO GARDANI VIVE
VIVA CARLO GARDANI!”.

QUESTA VOLTA – Faccio io Carlo questa volta, e fa in maniera eccellente e molto più professionale di me Giovanni, ogni giorno e tutti i giorni. E’ proprio come te lui. Gli hai lasciato ed insegnato tanto. E qualcosa di necessario e di concreto l’hai insegnato e lasciato anche a me. Un anno fa partivi per altre terre. E – in fondo – restavi qui, per sempre, leggero in sella a tanti pensieri quotidiani.

PS – Nella giornata di oggi, mercoledì 12 gennaio, gli amici della lista civica del Listone, fondata da Carlo Sante, faranno celebrare al Santuario della Fontana a Casalmaggiore alle ore 17 una messa in suffragio.

N.C.

 

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