Cronaca
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Minacce e botte in famiglia per
i soldi. Condannato per estorsione

Richieste di denaro, minacce alla mamma e percosse al fratello maggiore. Un 45enne casalasco, finito a processo per estorsione e lesioni, è stato condannato ad una pena di 5 anni e 9 mesi di reclusione, mentre la sua compagna 29enne di Casalmaggiore, imputata di estorsione in concorso, è stata assolta. Per ciascuno, il pm aveva chiesto una pena di 5 anni e 3 mesi.

Per l’accusa, il 45enne, dal 2013 al 2020, a San Giovanni in Croce, in plurime occasioni aveva minacciato di morte sia la madre, 71 anni, che il fratello, 47 anni, a causa di continue richieste di denaro. “Vi spacco la testa e vi ammazzo tutti se non mi date i soldi”, “non fatevi vedere in giro perchè vi rompo la testa”.

Il fratello maggiore aveva subito anche delle percosse. In particolare, il 5 agosto del 2020, in seguito all’ennesima richiesta di soldi, l’imputato lo aveva preso per il collo, minacciando sia lui che la madre con una mazza da baseball, e quando la donna aveva preso il telefono per chiamare le forze dell’ordine, il figlio gliel’aveva preso e scagliato per terra, distruggendolo. Non contento, armato di un coltello e di un tondino, si era scagliato di nuovo contro il fratello. “Prova a fare denuncia o ad andare al pronto soccorso che ti apro la testa in due”, gli aveva detto. Madre e figlio erano stati costretti, in numerosissime occasioni, con frequenza settimanale, a consegnare al loro familiare la somma di 200.000 euro.

L’avvocato Petralito

La denuncia era stata sporta dal fratello maggiore, che in aula aveva raccontato i vari episodi e ribadito in parte le accuse, mentre la madre aveva negato tutto. A processo era stato sentito anche il parroco di San Giovanni in Croce, Diego Pallavicini. All’epoca il don aveva raccolto le confidenze della donna, che insieme al figlio maggiore frequentava la parrocchia e l’oratorio. “Mi ha parlato del rapporto difficile con il figlio e dei problemi di soldi”, aveva detto don Pallavicini, al quale la donna aveva chiesto soldi in prestito da poter consegnare al figlio. “Ho visto percosse e lividi sul suo corpo”, aveva aggiunto il parroco, che alle due vittime aveva concesso di trasferirsi per alcuni mesi in un alloggio nei locali della parrocchia. “Lei mi diceva che era la compagna ad incitare il figlio a comportarsi così”.

La 29enne, però, è stata assolta. La donna era difesa dall’avvocato Annamaria Petralito

Sara Pizzorni

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