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Il naufragio sul Po alla buca degli
storioni e altri naufragi sul fiume

Infine, tornando in territorio di San Daniele Po, sulla barra fluviale di Ca’ Granda, il fiume ha restituito di recente anche i resti di un vecchio natante. Ancora da capire se potesse trattarsi di un traghetto, di un antico galeone o di uno dei caratteristici mulini sul Po

Anche in Po si fanno i naufragi. Non certo con la frequenza con cui possono avvenire, purtroppo, nei mari. Ma anche il Grande fiume è stato “teatro”, nel tempo, di incidenti tra le sue acque. Uno è ancora lì da vedere, emerso proprio in questi giorni di grande magra. E’ il relitto che è riemerso a poche centinaia di metri di distanza dal ponte “Giuseppe Verdi”, in sponda sinistra, all’altezza della cosiddetta Buca degli Storioni, a due passi ormai dalla Ca’ Granda. Una imbarcazione di notevoli dimensioni, finita contro la sponda del fiume, inabissata da decenni. Inizialmente era emersa la possibilità che potesse trattarsi del vecchio traghetto che faceva la spola tra Isola Pescaroli e la località “La Zanzara”, nei pressi di Ragazzola (PR). Gli storici e gli appassionati locali di fiume, chiaramente incuriositi dalla presenza di questo relitto (che da anni non riemergeva) hanno messo mano a ricordi, conoscenze, hanno interpellato amici e conoscenti. Alla fine la verità è emersa. Quello in questione non è il vecchio traghetto ma una imbarcazione che apparteneva a persone della vicina Sospiro. Era composta da due barconi in cemento ancorati in parallelo, tra i quali era sistemata una piattaforma su cui era stata sistemata una casetta in laterizio abitualmente utilizzata, in passato, per ritrovi di pescatori, cacciatori di anatre e amici del Grande fiume, per merende conviviali, partite di briscola e quattro chiacchiere in compagnia, direttamente sul fiume. La sua fine è stata decretata in una nebbiosa notte di diversi decenni fa, quando una bettolina in transito, a causa proprio della bruma che avvolgeva il fiume, l’ha speronata. Per il barcone non c’è stato chiaramente nulla da fare, si è inabissato portandosi via ricordi, momenti indimenticabili sul fiume e istanti di vita della gente del Po. Oggi è ancora lì, “ancorato” per altro da una struttura metallica fissata alla riva, finito contro la riva. Un suo recupero, ovviamente, sembra alquanto improbabile. Sia a livello logistico che economico non sarebbe particolarmente conveniente, specie di questi tempi. Continuerà a modo suo a “vegliare” sul fiume e sulla sua gente, in silenzio, da autentico baluardo del Po.

A proposito di naufragi sul maggiore dei corsi d’acqua italiani, famosi restano quelli di “Valentino” e “Valentina”, i due battelli turistici gemelli di Torino, che durante la piena del 25 novembre 2016 sono finiti contro il ponte della Gran Madre e si sono inabissati. Saranno sostituiti, così si dice, soltanto nel 2026; nel frattempo pochi mesi fa tre dirigenti, che ne erano responsabili, sono stat9i condannati a 7 mesi di reclusione, con la condizionale, per cooperazione in delitto colposo. Altro celebre naufragio, sempre a Torino, è quello del 2 maggio 1940 ai danni della motonave “Vittoria”. Infine, più vicino ai nostri territori, quelli delle imbarcazioni bombardate a Gualtieri durante il secondo conflitto bellico. Sono ancora loro riemersi in occasione dell’attuale magra del Po e si tratta dei relitti di navi che, come anticipato, sono state bombardate e affondate durante un violento conflitto a fuoco mentre era in corso la ritirata dei tedeschi che, nel 1945, risalivano verso Nord, inseguiti dagli Alleati e dalle squadre partigiane. La scoperta è stata fatta nel novembre 2006, durante un’altra grande secca del fiume che ha fatto riaffiorare dal passato le due navi e una pirodraga, un tempo adibite al trasporto di prodotti agricoli, di carbone e di massi destinati all’edificazione di infrastrutture. Vista l’impossibilità di riutilizzare i natanti, neppure il ferro di cui sono realizzate, la città di Gualtieri ha deciso di lasciarle là dove sono affondate, per non dimenticare con mestizia la memoria del luogo e della storia perduti. In questi paesaggi, tra i pioppi e le nebbie della golena, tra l’altro, visse per lunghi periodi il pittore e scultore Antonio Ligabue che lì spesso si rifugiava quando entrava nelle sue profonde e tormentose crisi e si sentiva rifiutato dalla comunità. Oggi silenziosa e suggestiva oasi naturalistica, l’Isola degli Internati porta questo nome perché nel 1945 fu data in gestione ad una cooperativa agricola di ex prigionieri della seconda guerra mondiale, affinché potessero avere un reddito con lo sfruttamento del legname. Nel complesso, un patrimonio di storia e di cultura che merita di essere conosciuto, divulgato e tutelato, a beneficio di un ambiente, quello del Po, ricco di eccellenze e di motivi per essere frequentato, ammirato e vissuto.

Infine, tornando in territorio di San Daniele Po, sulla barra fluviale di Ca’ Granda, il fiume ha restituito di recente anche i resti di un vecchio natante. Ancora da capire se potesse trattarsi di un traghetto, di un antico galeone o di uno dei caratteristici mulini sul Po.

Eremita del Po, Paolo Panni

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