Cronaca
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"Aemilia", 73 condanne: 9 anni
e 2 mesi per Salvatore Muto

Si è concluso con la conferma di 73 condanne l’ultimo grado di giudizio del maxi procedimento Aemilia contro le infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna della cosca dei Grande Aracri di Cutro, nel crotonese.

Si è concluso con la conferma di 73 condanne l’ultimo grado di giudizio del maxi procedimento Aemilia contro le infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna della cosca dei Grande Aracri di Cutro, nel crotonese.

I giudici hanno disposto solo 7 annullamenti senza rinvio per lievi rideterminazioni della pena e altri 7 annullamenti senza rinvio, solo per alcuni capi di accusa. La Corte di Cassazione ha quindi ampiamente confermato le condanne decise dalla Corte di Appello di Bologna e così pure il quadro accusatorio della storica grande operazione contro le infiltrazioni e il radicamento della criminalità organizzata calabrese in Emilia-Romagna, scattata nel 2015 con 117 arresti.

In Appello a Bologna le condanne erano state 92, mentre le assoluzioni 28. In Cassazione avevano fatto ricorso in 87, 31 dei quali accusati di associazione mafiosa.

Tra gli imputati c’era anche Maurizio Cavedo, ex agente della Stradale di Cremona e residente a Castelvetro Piacentino. Per lui, condanna confermata a 10 anni di reclusione. Cavedo è già in carcere a Bologna dove sta scontando una condanna per traffico di stupefacenti. La Cassazione ha anche confermato la sentenza per il muratore di Castelvetro Piacentino Pierino Vetere a 11 anni e 2 mesi e per Salvatore Colacino, ora residente nel cremonese, condannato a 4 anni e 6 mesi per detenzione illegale di armi.

Tra i nomi di spicco c’erano quelli di Michele Bolognino, uno di coloro ai quali è stata rideterminata la pena a 20 anni e 20 mesi per la prescrizione di un’accusa. Confermata la condanna a Giuseppe Iaquinta, padre dell’ex calciatore della Nazionale Vincenzo. Per lui 13 anni. Tra gli imputati anche l’imprenditore modenese Augusto Bianchini, 9 anni, Gaetano Blasco, 21 anni e 11 mesi, Alfredo e Francesco Amato, rispettivamente 17 anni e 16 anni e 9 mesi; Giuseppe e Palmo Vertinelli, 16 anni e 4 mesi e 17 anni e 4 mesi.

Tra coloro che non avevano presentato ricorso, invece, c’era Salvatore Muto, residente nel cremonese, diventato collaboratore di giustizia a ottobre del 2017. Per lui la sentenza è diventata definitiva con una pena di 9 anni e 2 mesi.

Sara Pizzorni

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