Cronaca
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Suor Maria Buongiorno compie 86
anni. Una mamma speciale, per tutti

Casa Giardino apre nel 1999, a novembre saranno 23 anni. Con i suoi figlioli, quelli che ancora ci sono e quelli che ormai non ci sono più. Nessuna luce manca nel suo cuore, di tutti ricorda visi, volti e storie. Per tutti - vivi e morti - ha in serbo una preghiera.

“Cosa mi auguro per il mio compleanno? Ho già i miei figlioli, ho già avuto ed ho già tutta la felicità che si possa avere”. Ti guarda e sorride suor Maria Buongiorno. E in quel suo esserci sempre, in quel suo avvolgerti nel suo infinito amore, in quel suo abbraccio e nel suo prenderti per mano c’è qualcosa di unico, speciale. Oggi suor Maria Buongiorno compie 86 anni. Eravamo andati a trovarla, con Alessandro Osti, ieri mattina per altro. Il 2 e 3 giugno suor Maria sarà a Roma per parlare di una struttura speciale, Casa giardino e la residenza leggera per anziani che sorge a fianco. Eravamo lì per fare un po’ di fotografie. Ma a Casa Giardino è sempre così: entri per un motivo. Ne esci per mille altri, con l’anima più leggera.

Compie 86 anni suor Maria. Era il 1997 quando arrivò a Casalmaggiore. C’era quella vecchia struttura privata dispersa nei campi, distante dalle altre case ma così vicina al cuore, e lei aveva già grandi sogni da realizzare. Aveva seguito altre suore, si era sempre data da fare nella vita, sempre seguita da suo marito, quel Cristo che ha sempre sentito al suo fianco, anche nei giorni più difficili. Casa Giardino apre nel 1999, a novembre saranno 23 anni. Con i suoi figlioli, quelli che ancora ci sono e quelli che ormai non ci sono più. Nessuna luce manca nel suo cuore, di tutti ricorda visi, volti e storie. Per tutti – vivi e morti – ha in serbo una preghiera.

Suor Maria Buongiorno e Giampaolo

“Questa struttura è sempre stata pensata come una casa – ci racconta – la abbiamo sempre voluta così. Anche il nostro ordine su questo ha sempre avuto attenzione. 10, massimo 15 persone da seguire per ogni struttura proprio per evitare che sembrasse un ospedale. Vedi, qui c’è tanta umanità. La volevamo proprio così”. A darle man forte c’è Giampaolo. C’era anche lui nel 1999. “E mi ha dato, e mi sta dando una grossa mano con tutti, soprattutto i più giovani” aggiunge suor Maria prendendolo per mano. “Questa è una famiglia. Qui si sta bene perché siamo tutti una famiglia” ci spiega Giampaolo.

Ogni ragazzo ha una storia, sono tante quelle che suor Maria ci ha narrato negli anni. Ad ogni storia, in genere corrisponde un piccolo lieto fine. Dicono sia la forza del crederci, o quella dell’amore. Non sappiamo cosa sia a riaccendere sorrisi ma qui, in 23 anni, se ne sono riaccesi parecchi.

A 86 anni suor Maria e nonostante tutto non accusa grandi segni di stanchezza. E’ passata indenne al Covid, così come tutti i ragazzi della comunità. Lo hanno affrontato con coraggio, suor Maria è stata anche ricoverata per qualche tempo a Oglio Po, ma alla fine è ancora qui. Più forte del male. Progetta, programma, ti coinvolge, ti travolge ed è impossibile fermarla. Ci porta dentro la struttura (non prima di averci fatto incontrare e salutare tutti i suoi figlioli). Siamo a Casa Giardino per fare foto che le serviranno per la presentazione a Roma. Ogni stanza ed ogni spazio ha un suo equilibrio, e una sua armonia. Sembra di entrare in una casa di campagna. Con mobili d’arredo, stampe, quadri, spazi pensati a misura d’uomo. A un certo punto varchiamo la soglia della piccola cappella che c’è al piano superiore. Ci prende per mano, e senza dire nulla recita qualche preghiera. Dopo 30 anni, credo siano le prime ascoltate in eventi che non siano funerali, ma la cosa non ci stupisce. “Chi entra per la prima volta in uno spazio religioso nuovo può esprimere un desiderio alla Madonna. E lei ascolta”. Non siamo credenti, ma un piccolo desiderio lo esprimiamo pure noi. Non si sa mai… Appena fuori dalla cappella c’è un Cristo gigante, più grande di lei, e di me. Suor Maria gli si mette a fianco: “Questo è mio marito. Guarda come è bello. Ascolta tutti…”.

In cucina c’è il caffé. E’ una tradizione anche questa. Giampaolo guarda il TG, gli altri ragazzi sono fuori in giardino con suor Nazzarena, un’altra delle colonne della struttura, e con animatrice e personale. “In questi giorni – aggiunge ancora suor Maria – pianteremo i fiori e poi, magari verso metà giugno, andiamo con i figliuoli a Casa Giardino. Ti ricordi come era stato bello l’ultima volta?”. L’ultima volta ne avevamo scritto. Era stata la prima volta di Patrick sull’altalena. Avevamo preso parte ad istanti di immensa gioia dei ragazzi. Avevamo partecipato al picnic: “Mangiamo ancora lì, tu e Alessandro siete invitati, i panini ve li preparo io!”.

Ancora un giro per fotografare le residenze leggere, quelle casette immerse nel verde in cui gli anziani vivono come se fossero a casa loro, seguiti – in caso di necessità – dal personale addetto. “Erano state pensate per il dopo di noi – rimarca suor Maria – per ospitare padri o madri, diventati vedovi e figli con problemi, una specie di struttura di passaggio. Erano nate perché eravamo preoccupate, perché poi, quando un ragazzo rimane solo, non si sa dove finisce e un passaggio improvviso può essere davvero pesante. Qui intanto conosceva tutti noi. Questa era una struttura di passaggio, immersa nel verde. Poi, abbiamo accolto tante altre persone, ed ascoltato tante altre richieste. Oggi siamo pieni, ce ne vorrebbero altre 10”. In una di queste casette una nonna sta preparando il the per la sua compagna di casa. Ci accoglie con gioia, invitandoci ad entrare. Il tempo di qualche scatto, due parole con le operatrici, ed ancora suor Maria che ci chiede se conosciamo qualcuno che possa venire a sistemare le piante. “Avevamo due persone che facevano questo lavoro. Una è morta durante il Covid, e l’altra è anziana e non se la sente più con le gambe”. Noi l’appello lo lanciamo. Magari qualcuno che abbia voglia di farle un regalo per il compleanno lo si trova.

Dovevamo restare mezz’ora. Arrivati alle 9.30, ce ne andiamo che è quasi mezzogiorno. Ma qui il tempo è solo un concetto astratto, te ne accorgi che è passato solo quando attraverso il cancello ed il viale di rose ritorni suoi tuoi passi. Salutiamo suor Maria. 86 anni all’anagrafe, 1000 secoli nell’anima, un tempo infinito per quanto e grande il suo cuore. Lei non desidera niente per la ricorrenza. Il regalo, l’immenso regalo, paradossalmente e anche alla vigilia del suo compleanno, ce lo fa lei ogni giorno. Sapere che c’è, che opera, che gestisce insieme alle altre meravigliose suore e insieme al personale un piccolo pezzo di cielo in terra è un dono per noi. Sapere che qui, tra la campagna i fili d’erba e il cielo c’è una struttura in cui l’armonia è parte di un equilibrio difficile anche da spiegare, è parte del tutto è molto di più di tutte le parole che potrei lasciarvi. Da qui all’eternità.

Ce ne andiamo con la solita, inossidabile certezza: le sue braccia sono sempre aperte. Quella piccola donna, esile e minuta, riesce a prenderci in braccio e a stringerci forte ogni volta. A ricaricarci le pile. “Speriamo che questo mondo trovi la pace” ci dice come ultimo saluto. Noi, un piccolo pezzo di quella pace l’abbiamo respirata. Auguri suor Maria. Un fortissimo, ed infinito abbraccio.

N.C. (Foto: Alessandro Osti)

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