Economia
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Mercato del lavoro: +2,9%
nel 2021 rispetto al 2019

I nuovi contratti o i miglioramenti di quelli in essere sono aumentati del 2,9% rispetto al periodo pre pandemia. Sono in aumento anche le donne occupate. Ma il tasso di occupazione generale rilevato dall'Istat evidenzia che la provincia di Cremona è ancora fanalino di coda in Lombardia, insieme a Sondrio.

Segnali positivi sull’andamento del mercato del lavoro vengono dall’Osservatorio provinciale curato dal Settore Lavoro e Formazione della Provincia di Cremona, che ha preso in esame gli ultimi dati relativi al 2021 ricavati dalle Comunicazioni Obbligatorie (le cosiddette COB). In generale, per il 2021, le COB confermano anche per il mercato del lavoro cremonese i segnali di miglioramento rilevati a livello nazionale e regionale, non solo rispetto al 2020 ma anche rispetto al 2019 e quindi al periodo pre-pandemico.

In particolare, prendendo in considerazione i soli eventi positivi (ossia nuovi contratti di lavoro o proroghe di contratti esistenti) dopo un calo di circa l’8,7% dal 2019 al 2020, nel 2021 sono aumentati rispetto al 2019 (+2,9%).

Nel 2021 sono complessivamente aumentate anche le persone destinatarie di eventi positivi (vale a dire titolari di un contratto di lavoro) cresciute rispetto al 2020 (+14,09%) e leggermente anche rispetto al 2019 (+0,76%).

Sono in aumento sia le donne occupate (+2,90% rispetto al 2019 e +11,3% rispetto al 2020) sia gli uomini (+1,3% rispetto al 2019 e +12,1% rispetto al 2020).

In proporzione, nel 2021 il 52,5% di eventi “positivi” ha riguardato uomini e il 47,5% donne: un rapporto sostanzialmente in linea rispetto ai dati del 2020 (52,3% per gli uomini e 47,7% per le donne), con un leggero miglioramento in proporzione per le donne rispetto al 2019 (47,1%).

Sotto il profilo della cittadinanza, nel 2021 si conferma un trend triennale che denota un leggero calo della presenza di stranieri negli eventi “positivi”: questi hanno riguardato per il 74% cittadini italiani per il 26% stranieri: nel 2020 sono stati per il 73,5% relativi a italiani e per il 26,5% relativi a stranieri; nel 2019 sono stati per il 72,8% relativi a italiani e per il 27,2% relativi a stranieri).

Anche se consideriamo la popolazione giovanile, le tre fasce d’età tradizionalmente considerate (15-18 anni, 18-24 anni e 18-29 anni) registrano un volume complessivo che è aumentato rispetto al 2020 e presenta valori simili rispetto al 2019. La fascia d’età 18-29 anni è quella rispetto alla quale si registra un numero di eventi positivi per persona superiore alla media provinciale (2,13 a fronte di 1,61), evidenziando una maggiore dinamicità del mercato.

Quanto ai settori economici, nel 2021 gli eventi positivi sono aumentati in tutti i settori rispetto al 2020: i servizi continuano a registrare il numero maggiore di eventi (62,2%), seguono l’Industria (22,4%), l’Agricoltura (9,2%) e le Costruzioni (6,2%).

Tuttavia, rispetto al 2019 i Servizi stentano a ritornare ai livelli pre-pandemia (-0,8%) – confermando l’inversione di tendenza del 2019  – mentre aumentano l’Industria (+6,9%), l’Agricoltura (+12,3%) e le Costruzioni (+1,5%).

Anche rispetto alle tipologie contrattuali, il 2021 ha visto un aumento generalizzato della numerosità degli eventi positivi, salvo che per i lavori a progetto. Nel confronto con il biennio precedente, tuttavia, se consideriamo tre le principali tipologie contrattuali, ad aumentare in percentuale sono soprattutto il contratto a tempo determinato con circa il 62,9% degli eventi “positivi” (+13,1% rispetto al 2020 e +4,7% rispetto al 2019) e il contratto di somministrazione con circa il 12% degli eventi positivi (+24,6% rispetto al 2020 e + 3,9% rispetto al 2019). Il contratto a tempo indeterminato, invece, con circa il 18,1% degli eventi positivi, presenta valori in linea con il 2020 (+0,5%), ma decisamente inferiori al 2019 (-7,5%).

Guardando i dati Istat sull’occupazione, risulta che il tasso di occupazione complessivo nella fascia d’età 15–64 anni, nel 2021 è pari al 64,2%, in aumento rispetto al 2020 (62,7%), ma non riesce a recuperare rispetto al 2019 (66,9%) e resta comunque inferiore alla media regionale del 2021 (66,5%): è ancora del tasso di occupazione più basso a livello regionale (a parte Sondrio). Se consideriamo i giovani fra i 18 e i 29 anni, il tasso di occupazione nel 2021 è pari al 53,2%, in aumento sia rispetto al 2020 (44%) che rispetto al 2019 (51,7%).

Quanto al genere, l’andamento è analogo: il tasso di occupazione femminile nel 2021 è pari al 55,7%, in aumento rispetto al 2020 (53,6%) ma ancora inferiore al 2019 (57,4%) e quello maschile è pari al 72,4%, in aumento rispetto al 2020 (71,4%) ma ancora inferiore al 2019 (76,3%). Il tasso di occupazione femminile, è ancora fra i peggiori di tutta la regione (media regionale 59,5%).

Il  tasso di disoccupazione nel 2021 è pari al 5%, in calo rispetto al 2020 (5,7%) e sostanzialmente in linea con il 2019 (4,9%): è inferiore rispetto alla media regionale (5,9%) e anche rispetto alla media nazionale (9,5%). Se consideriamo i giovani fra i 15 e i 24 anni, il tasso di disoccupazione nel 2021 è pari al 9,1%, in calo sia rispetto al 2020 (21,8%) che rispetto al 2019 (21,4%); quanto ai giovani fra i 25 e i 34 anni, il tasso di disoccupazione nel 2021 è pari al 3,9%, in calo sia rispetto al 2020 (9,1%) che rispetto al 2019 (5,9%).

Aumenta la quota di inattivi rispetto al 2019. Il calo del tasso di disoccupazione si accompagna al dato relativo agli “inattivi”, cioè le persone che non fanno parte delle forze di lavoro (occupati o in cerca di occupazione). Infatti, nel 2021 il tasso di inattività in provincia di Cremona è pari al 32,4%, in calo rispetto all’anno precedente (33,5% nel 2020), ma in aumento rispetto al 2019 (29,5%). Nel 2021 il tasso di inattività per gli uomini è pari al 24,1% (dato più alto tra tutte le provincie della regione) e per le donne è pari al 40,9% (solo Mantova ha un dato peggiore). La media regionale nel 2021 è pari al 29,3%.

Anche i valori assoluti di occupati e disoccupati riflettono la situazione sopra descritta: nel 2021 gli occupati sono poco più di 143.000, in aumento di circa 2.000 unità rispetto al 2020, ma sono diminuiti di circa 9.000 unità rispetto al 2019 e i disoccupati sono circa 7.500, in diminuzione di circa 1.000 unità rispetto al 2020 e di circa 500 unità rispetto al 2019.

Per approfondire la lettura dei dati ricavati dalle COB e dall’ISTAT, nei prossimi giorni sarà disponibile sul sito istituzionale della Provincia di Cremona (Osservatorio Provinciale del Mercato del Lavoro) il Rapporto annuale sul mercato del lavoro cremonese nel 2021, che consente di leggere ogni aspetto del mercato del lavoro locale dettagliato anche rispetto alle singole circoscrizioni dei quattro Centri per l’Impiego.

IL COMMENTO – Secondo Giovanni Gagliardi, vicepresidente della Provincia di Cremona con delega al Lavoro, “nel 2021 ha trovato conferma il trend positivo che ci si attendeva, anche a livello nazionale, per il secondo semestre del 2021: in aumento il tasso di occupazione, in diminuzione il tasso di disoccupazione, in aumento il numero dei contratti, sia per gli uomini che per le donne, per tutte le fasce d’età e tutti i settori produttivi. In aumento le richieste di personale, le attivazioni di tirocini e gli inserimenti lavorativi delle persone hanno ricevuto servizi dai Centri per l’Impiego provinciali.

Giovanni Gagliardi

In effetti, il 2021 ha visto la ripresa dell’economia a livello nazionale. Tuttavia, anche per il 2021 trovano conferma quelle che ormai da anni sono diventate due caratteristiche del mercato del lavoro locale: la precarizzazione dei rapporti di lavoro per effetto del ricorso molto consistente ai contratti a tempo determinato e la presenza ancora massiccia di contratti che si riferiscono a lavori che prevedono competenze medio-basse. Inoltre, molti settori si scontrano ancora con la difficoltà di trovare persone (anche giovani) da assumere: accade nel commercio, ma anche nei servizi, dai trasporti, alla ristorazione, all’assistenza alla persona e nell’edilizia.
Sicuramente, i dati mostrano che un numero crescente di persone rispetto al 2020, per varie ragioni, non sta più cercando lavoro. Occorre che tutti i decisori, istituzionali e non, del mercato del lavoro approfondiscano insieme per capire meglio e scegliere come intervenire in modo efficace”.

gbiagi

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