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Bacinizzazione, Agapito (Acque
WWF): "Opera inutile e costosa"

"La soluzione non semplice, non può essere bacinizzare (bacinizzare cosa, se non c’è acqua?) o costruire nuovi invasi, se non in casi eccezionali, ma cambiare gestione, prendendo atto della crisi climatica, dell’eccessivo e insostenibile consumo d’acqua e della diminuita sua disponibilità"

Risponde Andrea Agapito Ludovici, Responsabile Acque WWF Italia, a chi chiede la bacinizzazione del Po per risolvere i problemi di navigazione ed approvigionamento idrico. Lo fa in maniera puntuale, sottolineando l’inutilità di un’opera che ogni tanto, come l’araba fenice, riemerge dalle proprie ceneri.

Non c’è niente da fare – scrive Agapito – a ogni piè sospinto qualcuno rilancia l’idea di bacinizzare il Po. L’idea risale agli anni ’60, si rifà al progetto SIMPO, testimone di un’Italia, molto diversa dall’attuale, proponeva un’opera faraonica per la navigazione commerciale la cui, già discutibile allora, utilità è divenuta praticamente inutile con le scelte successive sui trasporti che hanno del tutto marginalizzato quella proposta rimasta in vita solo per cercare di concentrare grossi capitali al di là della sua reale utilità. Comunque iniziamo con il dire che il bacino del Po è già fortemente bacinizzato: nelle Alpi e negli Appennini ci sono dighe, grandi e piccole (pensiamo al vertiginoso proliferare del mini-idroelettrico), ma ci sono anche gli invasi per altri scopi, come per l’innevamento artificiale che trattiene in montagna diversi milioni di metri cubi l’anno per la gioia degli sciatori che arrivano a sciare fino a maggio (come farne a meno?); i grandi laghi sono tutti regolati da dighe e paratoie, il deflusso nella rete idrografica minore è regolato, soprattutto dai Consorzi di Bonifica, con chiuse e paratoie per gestire i flussi e la distribuzione dell’acqua. Dobbiamo, inoltre, tenere conto della sempre minore disponibilità d’acqua: nel periodo 2001-2019 rispetto al periodo precedente 1971-2000 è stata registrata per il Po una riduzione di oltre l’11% di afflusso di acqua al mare; non va meglio per il Tevere che è sul 15%.

La soluzione non semplice, non può essere bacinizzare (bacinizzare cosa, se non c’è acqua?) o costruire nuovi invasi, se non in casi eccezionali, ma cambiare gestione, prendendo atto della crisi climatica, dell’eccessivo e insostenibile consumo d’acqua e della diminuita sua disponibilità. E’ indispensabile, innanzitutto, riaffermare la pianificazione a livello di bacino idrografico con il coordinamento di un soggetto unico, l’Autorità di bacino distrettuale, in grado di definire le priorità a scala di bacino e ridefinire i fabbisogni in base a un aggiornato bilancio idrico; per questo è necessario rivedere tutte le concessioni idriche (agricole, industriali, civili) riducendole in funzione delle effettive disponibilità d’acqua, garantire un più efficiente utilizzo (già possibile in diversi settori) consentendo anche il vitale deflusso ecologico nei corsi d’acqua, fondamentale per permettere l’uso plurimo della risorsa attraverso, la ricarica delle falde e un generale riequilibrio del ciclo idrologico.

Inoltre è indispensabile promuovere progetti di ripristino ambientale, come il progetto di rinaturazione del Po, proposto da WWF e ANEPLA e inserito nel PNRR e che può contribuire a recuperare quei fondamentali servizi ecosistemici che consentono di “rispondere naturalmente” alle sempre più frequenti e violente sollecitazioni dovute ai cambiamenti climatici. E’ ciò che chiede l’Europa con la direttiva quadro acque (2000/60/CE) e con la Strategia Europea della Biodiversità per il 2030 che impegna gli stati membri al ripristino 25000 chilometri di continuità fluviale e non certo di interromperla come viene anacronisticamente riproposto.

Infine è indispensabile ridurre gli sprechi (a cominciare da un’efficiente manutenzione della rete di distribuzione) ed eliminare consumi d’acqua ormai anacronistici, soprattutto di fronte a questi fenomeni sempre più estremi dovuti alla crisi climatica, come l’uso dell’acqua per l’innevamento artificiale: adattarsi significa soprattutto e adeguare i nostri stili di vita alla nuova situazione climatica

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