Cronaca
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SP30, tra Motta e Cingia c'è un palo
caduto. Atteso (forse) l'intervento

"La prima volta che ho chiamato la provincia - ci spiega - mi erano sembrati interessati a risolvere la questione. Ma poi, dopo aver lasciato passare un po' di tempo senza che nessuno facesse nulla, li ho richiamati"

Quella strada, la SP30 conosciuta anche come via Marconi, la fa tutti i giorni. Lei lavora nella struttura residenziale di Cingia, fa l’ausiliaria, pur vivendo a Motta Baluffi e quello è il collegamento più breve tra i due vicini comuni. SP sta per strada provinciale. Ci sarà utile ricordarlo nel proseguio dell’articolo.

Da settembre su quella strada, in prossimità di una curva, c’è un palo ripiegato, uno di quei vecchi pali della telecom che ormai non reggono più. E qui ha inizio l’odissea dell’ausiliaria di Motta che, per senso civico e per paura che possa succedere qualcosa, quel palo pericoloso lo segnala già da un po’.

La provincia, il primo ente ad essere stato contattato – a quanto ci racconta – l’aveva rassicurata. La strada è la loro, il pericolo è in prossimità della loro strada. Se poi avesse dovuto essere telecom a mettere mano al palo, come probabilmente è, è sempre la provincia che se ne sarebbe dovuta occupare perché – come lei stessa ci spiega – l’unica volta che ha chiamato Telecom le si è detto che le segnalazioni a telecom le devono fare gli enti pubblici, e non i privati cittadini. La prassi è spesso il sepolcro dell’azione.

“La prima volta che ho chiamato la provincia – ci spiega – mi erano sembrati interessati a risolvere la questione. Ma poi, dopo aver lasciato passare un po’ di tempo senza che nessuno facesse nulla, li ho richiamati. A quel punto mi hanno chiesto di chi fosse il palo”. L’ausiliaria di Motta non ne era la proprietaria, ma a quel punto è andata a verificare la situazione, ed ha visto che il palo era della telecom. La telecom, come dicevamo, contattata ha spiegato che le segnalazioni di quel tipo devono essere fatte dagli enti pubblici.

“Alla fine mi sono rivolta ai carabinieri. Ho chiamato la stazione di Scandolara, ma era domenica e mi hanno girato a Casalmaggiore. I carabinieri di Casalmaggiore sono stati molto gentili, mi hanno detto che avrebbero mandato una macchina per verificare e così è stato. Attorno al palo hanno messo del nastro rosso”. Il nastro rosso, affinché nessuno si avvicinasse, serve a segnalare il pericolo. E qualcosa vorrà dire, almeno per i comuni cittadini. Anche quelli come la nostra ausiliaria che si prendono la briga di segnalare. C’è da rimarcare anche il fatto che “Dopo poco tempo, durante la settimana, ho richiamato i carabinieri di Scandolara che mi hanno gentilmente spiegato di aver fatto segnalazione anche loro alla Telecom di quell’inconveniente sulla strada”.

L’inizio della fine? Non proprio. Il palo è esattamente nelle stesse condizioni di settembre, nulla è cambiato. Nessuno è intervenuto per mettere in sicurezza la strada. In Italia spesso va così. Si segnala, e poi si spera – quantomeno chi dovrebbe intervenire – che non succeda nulla. Ma qui, se poi succederà qualcosa, nessuno potrà dire che è stato il fato cinico e baro.

“Non mi resta che il giornale – conclude – per sperare che si muova qualcosa”. Che qualcuno insomma alzi il fondoschiena dalla sedia è intervenga. O tiri su la cornetta del telefono e faccia intervenire chi di dovere. O trovi una soluzione, senza che passino mesi.

A questo punto la segnalazione tramite articolo è inoltrata: il palo comunque vada non si tirerà su da solo. La speranza è che qualcuno – in questo spaccato tra campagna e città – possa finalmente intervenire. Che qualcuno, insomma, faccia il proprio dovere. E’ chiedere troppo?

N.C.

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