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Prima della Scala con il russo ‘Boris Godunov’: “È arte, non propaganda”

(Adnkronos) – La coscienza opposta al potere e la forza della verità contro la censura. Ma anche la colpa individuale e le sue inevitabili conseguenze. E’ il messaggio della rilettura di ‘Boris Godunov’, il capolavoro ottocentesco del compositore russo Modest Musorgski, nel nuovo allestimento per la Prima della Scala, che inaugurerà la stagione 2022/2023 del Teatro milanese.  

Diretta dal maestro Riccardo Chailly, con la regia di Kasper Holten, le scenografie disegnate da Es Devlin, e il basso russo Ildar Abdrazakov nei panni del protagonista, lo Zar di tutte le Russie, il dramma ambientato tra il 1598 e il 1605 è un titolo ricorrente delle stagioni scaligere, sin dalla prima italiana del 1909 voluta da Arturo Toscanini (ma diretta da Edoardo Vitale), e il 7 dicembre prossimo tornerà in scena con la versione primigenia del 1869, il cosiddetto ‘Ur-Boris’, che sgomentò i contemporanei per i tratti innovativi e realistici tanto dal punto di vista drammaturgico quanto da quello musicale.  

“Tre anni fa eravamo seduti con Chailly e pensavamo che fosse il tempo di uscire un po’ dalle abitudini…ci siamo chiesti cosa potevamo fare e parlando siamo tornati sul ‘Boris Godunov’ che ha una lunga storia alla Scala. Adoro questo spettacolo, è tra i miei più amati ed è uno dei miei migliori, se penso che mancano ancora due settimane. Vorrei che fosse già la Prima”, ha detto il sovrintendente del Teatro alla Scala, Dominique Meyer, incontrando oggi la stampa. Interpreti delle parti principali sono, oltre ad Ildar Abdrazakov alla sua sesta ‘Prima’ al Piermarini, anche Ain Anger come Pimen, Stanislav Tromov come Varlaam, Dmitry Golovnin come Grigorij e Norbert Ernst come Šujskij, mentre Lilly Jørstad è Fëdor. Il Coro del Teatro alla Scala è diretto dal maestro Alberto Malazzi dal regista Kasper Holten e dal suo team creativo. 

“Abbiamo avuto un periodo di prove meraviglioso – ha sottolineato Meyer – mi sono goduto ogni secondo perché vedo un gruppo di artisti eccezionale e un regista che ha fatto un lavoro meraviglioso. Abbiamo cantanti meravigliosi, tutti giusti e poi un’orchestra e dei tecnici straordinari, luci bellissime. Vorrei soltanto che si veda per quello che è, un grande capolavoro della storia dell’opera, realizzato con la voglia di fare bene e che forse lancerà un messaggio più universale”.  

Il sovrintendente Meyer ha speso poi parole di plauso per il protagonista dello spettacolo, il basso russo, Ildar Abdrazakov: “E’ un interprete straordinario, tra i più grandi interpreti della storia di quest’opera”, ha assicurato, sottolineando come la vicenda cupa e attuale riecheggi l’argomento del ‘Macbeth’ verdiano con cui il Teatro alla Scala ha inaugurato la scorsa stagione. Nessuno spazio, dunque, per le polemiche durante la conferenza stampa, sulla decisione di inaugurare la stagione scaligera con un’opera russa, in un momento delicato, con la guerra in Ucraina che ancora non accenna a risolversi, peraltro con un programma decisivo tre anni fa. 

“Con ‘Boris Godunov’ non facciamo propaganda al presidente russo Vladimir Putin – ha assicurato Meyer per l’ennessima volta – c’è differenza tra la situazione politica attuale della Russia e un grande capolavoro della storia dell’arte. Non c’è niente in questa presentazione che vada contro l’Ucraina. Abbiamo preso una decisione ragionevole: bisogna leggere il libretto dell’opera, non fa apologia del regime ma piuttosto il contrario”. 

Alla radice della riflessione di Meyer c’è proprio l’origine del libretto, il dramma di Aleksandr Puškin, composto nel 1825 e pubblicato nel 1831 e il fatto che per la sua nona inaugurazione di stagione Chailly ha scelto di dirigere Boris Godunov nella prima versione in sette scene presentata da Musorgskij ai Teatri imperiali di San Pietroburgo nel 1869. “Nel corso delle prime stagioni della mia direzione musicale – osserva il maestro Chailly – ho ritenuto necessario un impegno esclusivo sul repertorio italiano, con i percorsi dedicati a Giacomo Puccini, alla ‘Trilogia giovanile’ di Giuseppe Verdi e alle opere che hanno avuto alla Scala la loro prima assoluta”.  

Oggi, invece, “è venuto il momento di dare spazio anche ad altre voci che fanno parte a pieno titolo della storia della Scala – ha rimarcato Meyer -. Questo Boris Godunov è per me l’imprescindibile punto di arrivo di un percorso nella musica di Musorgskij. Un assoluto capolavoro, troppo capolavoro per essere accettato dalla commissione del teatro di San Pietroburgo e che oggi si presenta con un cast formidabile”. 

Soddisfatto anche il protagonista, Ildar Abdrazakov: “Finalmente un personaggio che è russo – dice soddisfatto -. Per me è un ruolo importantissimo, non è un ruolo di canto ma di anima e fuoco. Se dovessi fare un paragone, con Verdi c’è prima il canto poi le parole con Boris è il contrario. Tutto il cast è meraviglioso e per me è sempre un grande onore e un piacere essere qui. Sono il cantante più felice del mondo perché sono alla Scala per l’apertura di stagione”. 

(di Federica Mochi)  

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