Cronaca
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Mafia, Cremona sempre più nel
mirino della criminalità organizzata

E se nei precedenti monitoraggi era stato ricordato come questi territori, rimasti estranei per decenni ai meccanismi della penetrazione mafiosa, iniziassero a mostrare segni di elevata permeabilità, soprattutto di fronte alla spinta espansiva ‘ndranghetista proveniente dalle aree settentrionali dell’Emilia, oggi questi segnali si sono fatti via via più certi e inquietanti.

A Cremona cresce il livello di penetrazione della criminalità organizzata. A definirlo è la relazione stilata da Polis Lombardia, in cui il nostro territorio viene descritto come particolarmente vivace sotto questo punto di vista. E’ lo stesso Nando Dalla Chiesa ad evidenziarlo nella sua relazione introduttiva, sottolineando come si imponga all’attenzione degli investigatori e degli analisti il ruolo dell’area sud-orientale della regione, Mantova e Cremona, appunto.

E se nei precedenti monitoraggi era stato ricordato come questi territori, rimasti estranei per decenni ai meccanismi della penetrazione mafiosa, iniziassero a mostrare segni di elevata permeabilità, soprattutto di fronte alla spinta espansiva ‘ndranghetista proveniente dalle aree settentrionali dell’Emilia, oggi questi segnali si sono fatti via via più certi e inquietanti.

Dunque nel report, per le province di Mantova e Cremona si evidenzia una freccia ascendente: in sostanza, in una scala da 1 a 5 dove 1 indica il massimo livello di penetrazione, il territorio cremonese e quello mantovano passano da 4 a 3. Insomma, se Milano resta il centro dell’attività criminale, ora anche Cremona evidenzia una crescente vivacità sotto questo punto di vista.

A commentare i risultati è il professor Michele Riccardi, vice direttore e ricercatore di Transcrime, centro di ricerca sulla criminalità transnazionale dell’Università Cattolica, che a sua volta ha recentemente concluso un’analisi per Polis Lombardia che verrà pubblicata a breve e che è complementare a quella appena pubblicata.

“I risultati non ci stupiscono” sottolinea il ricercatore. “Per due ragioni fondamentali. La prima è legata al fatto che la criminalità organizzata, di stampo mafioso e non, sceglie sempre più spesso province e aree periferiche; questo perché i controlli e l’attenzione dell’autorità giudiziaria e delle forze dell’ordine in queste zone è più bassa rispetto a quelle più centrali, come Milano”.

Per motivi analoghi, secondo il ricercatore, si scelgono comuni piccoli: “Un imprenditore affiliato alla ‘ndrangheta, che voglia infiltrarsi negli appalti pubblici comunali, farà meno fatica in piccole amministrazioni, dove magari è più semplice corrompere l’ufficio tecnico, piuttosto che in un comune metropolitano”.

Fattori non meno importanti sono la storia e la geografia di queste zone: “Abbiamo visto diverse indagini, in particolare AEmilia, che hanno mostrato l’infiltrazione molto pervasiva della ‘Ndrangheta nella provincia di Reggio Emilia e in aree confinanti alle province lombarde di Mantova e Cremona” spiega ancora Riccardi. “Ma anche precedentemente quelle province fungevano da ponte tra l’Emilia Romagna e la zona del Garda lombardo, da sempre area di infiltrazione di ‘Ndrangheta e Camorra”.

Infine c’è un altro aspetto importante, che si rileva soprattutto nelle province di Lodi, Cremona e Pavia: “Si tratta di zone importanti nell’ambito della logistica e dei trasporti, e qui l’attività di imprese e di trasporto anche collegata alla criminalità organizzata è abbastanza forte” continua il vice direttore di Transcrime. “E non sono state neppure esenti da fenomeni come caporalato, sfruttamento della manodopera e frodi fiscali”.

Lo studio realizzato da Transcrime, e che verrà reso noto nelle prossime settimane, peraltro, ha colto alcuni elementi in più: “La nostra analisi ha mappato i fattori di rischio di circa 750mila imprese lombarde, quadi la totalità” anticipa il ricercatore. “Emerge la presenza di imprese con anomalie che possono dare segnali di infiltrazione mafiosa, proprio in province come Mantova e Cremona”.

Laura Bosio

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