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Rinaturazione del Po Legambiente:
"Si coinvolgano comunità locali"

Vista la rilevanza della somma e degli interventi che avranno ricadute ambientali, il Circolo Legambiente di Cremona ritiene utile che si presti attenzione alla progettazione, che le comunità locali cremonesi si facciano carico di questa delicata fase.

Foto: Paolo Panni

Martedì 10 gennaio 2023 è stato firmato l’accordo di finanziamento del PNRR tra Ministero dell’Ambiente e AIPO per il progetto di Rinaturazione del Po per 357 milioni di euro: siglata l’intesa, inizia la fase operativa di realizzazione dei numerosi interventi lungo tutta l’asta del Grande Fiume. Il Circolo Vedo Verde Legambiente Cremona precisa che è una questione molto importante: circa il
50% del finanziamento (170 milioni) sarà investito tra Lombardia ed Emilia-Romagna, di cui 100 milioni tra Cremonese e Casalasco con 55 milioni di euro impiegati nel raggio di 10 chilometri da Cremona.

Vista la rilevanza della somma e degli interventi che avranno ricadute ambientali, il Circolo Legambiente di Cremona ritiene utile che si presti attenzione alla progettazione, che le comunità locali cremonesi si facciano carico di questa delicata fase e, poiché il Circolo ha partecipato alla fase di consultazione promossa dall’Autorità di Bacino e da AIPO, condividere con tutti gli stakeholder le informazioni raccolte e i punti controversi. Il Circolo sottolinea che gli obiettivi strategici dell’Agenda 2030 del Green Deal Europeo mirano a garantire lo scorrimento libero dei fiumi, a frenare la perdita di biodiversità, ad aumentare le aree protette e quelle a riserva integrale con specifico riferimento agli obiettivi climatici, ambientali ed energetici e che la Strategia Europea per la Biodiversità si propone di riconnettere 25.000 km di fiumi europei entro il 2030. “Il Piano d’Azione del PNRR è conforme a tali obiettivi?” si legge in una nota stampa “La risposta non è semplice e occorre spiegare i motivi di alcune perplessità.

Le singole tipologie di azioni previste (riforestazione, ripristino zone umide, eliminazione elementi di contrasto, etc.) sono interessanti e lasciano intravedere una prospettiva di miglioramento ambientale e paesaggistico. Di contro, non si percepisce un vero cambio strategico nella risoluzione dei problemi che affliggono il bacino padano, sia per quelli dovuti all’eccessiva antropizzazione, con particolare riferimento a inquinamento atmosferico derivante da agricoltura intensiva, a pesante riduzione di biodiversità nelle aree golenali, a inquinamento delle acque e loro eccessivo prelievo, sia per le azioni concrete di contrasto dei cambiamenti climatici, le ondate di calore, gli eventi estremi come la concentrazione delle precipitazioni e la scarsità di piogge.”

E ancora: “Il Circolo è convinto che dare spazio al fiume, come si legge nelle intenzioni del Piano, significa riconsiderare l’utilizzo della golena fluviale ripristinandone in parte il corredo forestale e naturalistico per assicurare al fiume una zona cuscinetto in parziale stato di naturalità, liberandola dai trattamenti chimici, bloccando totalmente la deforestazione per creare una vera rete ecologica senza soluzione di continuità lungo tutto il corso del Po. Il Piano d’Azione prevede opere che si limiteranno quasi esclusivamente al solo alveo fluviale inciso, né più e né meno l’attuale letto del Fiume, e non considera le golene interne al sistema delle  arginature, ormai quasi esclusivamente utilizzate per coltivazioni agricole industriali (pioppeti) o intensive (mais). In queste aree che erano il fondamentale corredo ambientale ed ecologico del Fiume, laddove vi erano boschi spontanei, aree umide, lanche e bodri, non sono previsti interventi neppure di alleggerimento del carico inquinante: non sarà incrementato lo stato della biodiversità e non sarà ricostituita la vegetazione ripariale”.

Infine il Circolo di Legambiente conclude: “In molti dei siti di progetto si scaverà su substrato di suolo e copertura vegetativa con notevole riduzione di questi elementi. L’operazione contrasta con la prevista opera di decarbonizzazione di cui il piano si fa portatore perché è il suolo che trattiene la CO2 prodotta dalle attività umane. Si prevede di scavare nuovi alvei per oltre cinque milioni di metri cubi con un andamento quasi esclusivamente rettilineo e non meandriforme come erano in origine gli alvei abbandonati: questa scelta non agevola la ritenuta delle acque fluviali rendendo difficoltosa la creazione di zone umide stabili con un valido corredo vegetativo. Non tutte le tipologie degli interventi previsti dal Piano d’Azione sono portatrici di criticità. Ben vengano interventi di riforestazione per irrobustire le fragili fasce boscate attuali se condotti con tutte le precauzioni possibili e soprattutto con continuità e garanzia di accrescimento. Azioni di contenimento delle specie vegetali alloctone invasive possono essere impiegate per limitare le crescite indesiderate a patto che siano ripetute ogni anno o almeno dopo ogni piena”.

L’intervento n° 18 Zona Spinadesco – Monticelli d’Ongina è quello con l’investimento più rilevante: 20 milioni di euro destinati quasi esclusivamente a opere di scavo e di abbassamento dei pennelli. Gli interventi di riforestazione sono minimali e gli interventi di pulizia di essenze alloctone riguardano per lo più arbusti in aree contenute. Si tratta di una zona unica ed eccezionale per ambienti e paesaggi con alternanza di boschi spontanei e sabbioni: sono ambiti inseriti nella Rete Natura 2000 come Sic e Zps. Il Circolo ritiene che movimentare per due anni un milione di metri cubi di sabbie rappresenti un’operazione che comprometterà l’ambiente e il paesaggio di queste aree.

Gli alvei secondari del Po presenti si colmano di acque in caso di piena ordinaria e le acque in condizioni normali restano nelle pozze per quasi tutto l’anno con la creazione di ambienti molto interessanti e presenza costante di avifauna, in particolare ardeidi. Si dovrebbe invece intervenire sulle sponde fluviali creando fasce boscate e durature che contrastino l’attività agricola che ormai le invade e le priva quasi del tutto di vegetazione spontanea. Ecco allora che il  Circolo chiede che in fase di progettazione esecutiva si correggano  tutte le anomalie anche con l’apporto e l’intervento delle comunità fluviali presenti nel nostro territorio e che si impieghi i finanziamenti del PNRR in coerenza con gli obiettivi europei.

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