Il ritmo della notte di Annerley,
che insegna inglese ai bimbi
Partiamo dal riconoscimento, che riguarda ancora una volta il celeberrimo brano “The rythm of the night”, portato al successo negli anni Novanta da Corona, testo di Annerley, nativa di Sheffield ma residente a Gussola da ormai trent’anni.
Il ritmo della notte continua a battere forte per Annerley Gordon, tra un nuovo riconoscimento, il successo delle ultime canzoni e una serie di concerti mondiali da tutto esaurito.
Partiamo dal riconoscimento, che riguarda ancora una volta il celeberrimo brano “The rythm of the night”, portato al successo negli anni Novanta da Corona, testo di Annerley, nativa di Sheffield ma residente a Gussola da ormai trent’anni. Un brano che allora si cantava ovunque, e il cui successo è stato rilanciato a livello mondiale dalla versione dei Black Eyed Peas col titolo “Ritmo” (feat. J. Balvin), che ha recentemente superato la cifra monstre di un miliardo di visualizzazioni su YouTube. Nel 2021 Annerley aveva ricevuto il prestigioso Ascap pop music Awards, anzi due, per il brano pop e per la sezione latina. Ascap è la realtà che riunisce gli autori statunitensi, e nell’occasione tra i premiati c’erano nomi del calibro di Due Lipa, Post Malone, The Weeknd e Billie Eilish.
La notizia è che Annerley riceverà un premio dalla Siae, società italiana di autori, il prossimo 25 novembre in quanto “The rythm of the night” è risultato il quinto brano più venduto al mondo del 2022. Da segnalare che sempre nel 1993 Annerley collaborò anche ai testi di “Saturday night” di Whigfield, altro tormentone da discoteca, mentre a livello di interpretazione personale, con lo pseudonimo di Ann Lee, compie quest’anno 25 anni un altro brano molto conosciuto, “2 times”, che ha superato i 33 milioni di visualizzazioni su YouTube nonostante il canale ai tempi del brano non esistesse.


Questo grazie anche alla riscoperta degli anni Novanta, e qui veniamo al secondo argomento, ovvero il successo di Annerley sui palchi di mezzo mondo. Se negli anni Ottanta-Novanta il revival era quello degli anni Sessanta, per i giovani di oggi è quello degli anni Novanta, quando la musica dance all’italiana (ritmo incalzante e parole in inglese, ma made in Italia, tra Veneto, Emilia e Lombardia) faceva furore. Oggi la chiamano Eurodance, un vero e proprio movimento musicale che sulle note di quelle canzoni fa ancora ballare tutti.
Dopo la pausa forzata del Covid, il fenomeno si è ancora più acuito, tanto che la cantante gussolese è reduce quest’anno dai concerti di Curitiba (8 aprile), Marbella (12 agosto), Siviglia (30 settembre) e Àvila (14 ottobre). Ha cantato anche l’8 settembre a Pavia nel concerto in memoria del dj AlbertOne e a Carpiano per raccogliere fondi per gli alluvionati dell’Emilia Romagna («Sono stati raccolti oltre 6mila euro – ci dice – al netto delle spese»).

Quando nella sua casa di Gussola le chiediamo se abbia già impegni programmati per il prossimo anno, lei inizia a snocciolare date aprendo la sua agenda: «Dopo la premiazione alla Siae – afferma – il 3 dicembre sarò madrina a Bergamo di “Back to ’90”, evento organizzato dalla comunità Lgbt+ in occasione della giornata mondiale contro l’Aids. Da confermare è il concerto il 16 dicembre a Manaus, in Amazzonia, poi nel 2024 ci sarà certamente l’appuntamento di Lima in Perù il 10 febbraio, cui dovrebbero seguire alcune date in Brasile. Il 4 aprile sarò in Irlanda del Nord vicino a Belfast, poi abbiamo programmato alcune date in Spagna: il 1° giugno a Valencia, il 24 agosto ad Alicante, il 28 settembre a Barcelona e il 30 novembre a Bilbao».
Questi concerti vedono salire sul palco alcuni dei grandi protagonisti di quegli anni, tanto che ormai tra loro si è creata una forte amicizia: «Certo, ci vediamo in ogni tappa e si è instaurato un ottimo rapporto, soprattutto con gli altri artisti che vivono in Italia».
Ci sono tanti appuntamenti in Sud America e in Spagna, meno in Italia, come mai?
«Qui c’è troppa burocrazia, il fenomeno esiste, basta vedere le tante discoteche che ripropongono la musica dei ’90, e anche il grande recente successo di “Italodisco” dei Kolors, che si rifà a quelle atmosfere, ma è difficile organizzare eventi. ».
È vero che i 33mila di Madrid sono un pubblico fra far tremare le gambe, ma tu iniziasti con 50mila spettatori a Tokyo… «Sì, fu la mia prima, al Tokyo Dome nel 1994. La musica liscio si rivelò un’ottima palestra».
La musica liscio? Racconta. «Arrivai in Italia nel ’92, e dopo un paio di anni, mentre registravo negli studi discografici la dance, iniziai ad esibirmi con l’orchestra di Learco Gianferrari, una delle più richieste, tanto che si facevano almeno 20 serate al mese. Il giorno a cantare e di sera il liscio, tutto rigorosamente dal vivo, per questo dico che fu un ottimo allenamento. Solo nel ’94 mi dimisi dall’orchestra poiché firmai un contratto di esclusiva con la casa discografica».

Tra i pezzi cantati da te sotto i vari pseudonimi, quelli che hai composto e quelli che hai cantato senza metterci la faccia (sappiamo bene che in quegli anni si usava così), quante canzoni hai inciso? «Prestai la voce in quegli anni a circa 350 brani. Nel complesso posso dire di essere circa a quota 650 brani».
Hai un figlio di 18 anni, gli piace cantare? E tu piace la tua musica? «Gli piace molto la musica anni ’90 ma è aperto a ogni tipo di musica, anche Celentano. Niente rap e trap però. E no, non canta».
Cosa pensi della musica di oggi? «È molto digitale, molto “di passaggio”. Ma ascolto pure io musica moderna, è giusto tenersi aggiornati».
Nel frattempo continua la tua produzione, tanto che proprio in questi giorni sei sulla vetta delle classifiche di ascolto in questo segmento. «Su Spotify in questo mese ho totalizzato oltre un milione di ascolti; in totale sono a 22 milioni. Proprio domani sarò a Pavia in studio. Sono tanti i musicisti che ci mandano dei demo. La prossima settimana poi vengono due amici dal Belgio e dall’Olanda coi quali collaboro da anni, e ogni tanto ci troviamo per comporre insieme nuovi brani».
Ma non ti accontenti di fare la cantante, so che insegni inglese ai piccoli. «Sì, da 7 anni lo faccio negli asili, anche attraverso la musica (non la mia). Insegno anche negli asili nido».
Insegni inglese a bambini di quell’età? «Certo. Loro assorbono con grande rapidità. Non sono d’accordo con chi ritiene che sono come spugne, direi piuttosto che sono come un terreno, dove il seme cresce se lo nutri con acqua buona, mentre la spugna trattiene l’acqua ma poi si asciuga. Pensa che la più piccola cui ho insegnato aveva solo 7 mesi: era nel passeggino ma se a quell’età si assorbe bene l’italiano lo si fa anche con l’inglese».
V.R.