Un anno di Officina Coolturale:
perché nacque. E perché funziona
Un anno fa, il 1° gennaio 2024, apriva “Officina Coolturale”: un po’ blog, un po’ magazine, un po’ giornale. Un’idea per mettere in forma scritta (e per immagini) l’attualità nelle sue mille sfaccettature.
A realizzarla Giovanna Anversa di Casalmaggiore e Stefano Superchi di Viadana, che hanno spiegato perché sentirono l’esigenza di dare vita a Officina Coolturale. Invitando, al contempo, artisti, performer, musicisti e chi più ne ha più metta, a livello locale, a farsi avanti qualora volessero farsi conoscere.
Da tempo avevo voglia di un quaderno virtuale. Non ci si sta assolutamente dando l’aria da intellettuali o critici culturali, non ci riteniamo tali.
Diciamo che è stato un incontro di interessi e di passioni che sono quelle di essere incuriositi dalle qualità artistiche altrui, quale che sia il genere, e la voglia di parlarne, di condividere o di trasferire sulla carta le emozioni che un’opera d’arte ci dà.
Mettici poi il fatto che il nostro territorio è pieno di talenti giovani e non, a cui ci fa piacere dare voce. E ci fa piacere dare voce alle cose belle che succedono abbastanza vicino a noi, mostre, esibizioni, eventi culturali, alle uscite di libri o di film, a ricorrenze riguardanti artisti che hanno fatto la storia.
Quindi è un dare continuità a una cosa che già si faceva per conto nostro, per noi stessi, magari su un quaderno, su di un taccuino e metterla a disposizione di altri a cui queste cose possono interessare, semplicemente a portata di un click.
E poi c’è stata la condivisione dell’idea tra me e Stefano che partiva da una condivisione di interessi comuni, di amicizia e di stima la reciproca.
Giovanna Anversa
Perché abbiamo aperto Officina Coolturale?
Per quanto mi riguarda non c’è una risposta precisa. Mi piace scrivere, è una sorta di “terapia” notturna, quando mi lascio alle spalle gli impegni e i problemi della giornata; con Giovanna se ne parlava da tempo, ci sembrava che mancasse qualcosa che parlasse esclusivamente di cultura, visto che nel nostro territorio c’è un fermento artistico che spesso rimane confinato tra pochi addetti ai lavori. Abbiamo deciso di provare a parlarne noi, alla nostra maniera.
Nel blog non parliamo solo del panorama locale; ci vorrebbero più tempo e risorse per dedicarcisi meglio. Per riuscire a mantenere una media di quasi 5 articoli settimanali parliamo anche di argomenti generali, che piacciono a noi e, speriamo, anche a chi ci legge.
Ma quanti ci leggono?
Non ho mai fatto una analisi precisa dei dati, alcuni articoli hanno parecchie visualizzazioni, altri meno, probabilmente dipende dagli argomenti, dalle persone di cui parliamo, dal modo in cui vengono diffusi, dalla casualità. Il blog si trova a fatica sui motori di ricerca, questo di certo ci penalizza; il modo più pratico per rimanere aggiornati su quello che scriviamo è iscriversi alla newsletter, in modo da ricevere comodamente gli articoli sulla propria posta elettronica, come hanno fatto più di cinquanta lettori.
In un prossimo futuro probabilmente cambieremo piattaforma per cercare di avere più visibilità, ma non ci perdiamo certo il sonno. Scriviamo per il piacere di scrivere, senza vincoli di numeri e tempi e non abbiamo velleità economiche (non abbiamo pubblicità o banner invadenti che disturbano la lettura). Ci riteniamo appagati del riscontro positivo di chi legge gli articoli.
Abbiamo qualche collaboratore che saltuariamente scrive per noi (attualmente la più assidua è Gaia Beranti con le sue recensioni discografiche di “Gaia’s corner”) ma contiamo di allargare le collaborazioni offrendo uno spazio libero dove scrivere per il gusto di farlo.
Ci apprestiamo a tagliare il traguardo del primo anno di vita e il bilancio di questa esperienza è positivo. Rispetto agli inizi un po’ carbonari, adesso abbiamo richieste di pubblicazione e questo, oltre che farci piacere, ci dà la sensazione di aver acquisito credibilità, che non era scontato. Non riusciamo a fare tutto quello che ci eravamo prefissati all’inizio, ma questo ci dà una spinta a migliorare.
Un altro aspetto che ci tengo a rimarcare è che, per me, questo blog è diventato una “palestra” nella quale esercitarmi quasi quotidianamente nel piacere della scrittura, ma soprattutto una sorta di “formazione continua”. Documentandomi approfonditamente per gli articoli che andrò a scrivere, mi capita spesso di trovare informazioni poco conosciute, apparentemente poco funzionali all’economia dell’articolo, ma che mi servono per capire la personalità più profonda di certi artisti e di come ha influenzato la loro creatività.
Stefano Superchi