Politica

Ponte tra ritardi e comunicazione
errata: la verità emerge in consiglio

Non c’è una ancora una tempistica precisa sulla realizzazione del progetto di fattibilità tecnico-economica del nuovo ponte di Casalmaggiore-Colorno, con la consegna ormai in ritardo di oltre un anno. Ma anche su questo ritardo, bisognerebbe fare una specifica, perché pare che tutto parta da un gravissimo errore di comunicazione.

Nel novembre 2023 all’assegnazione del progetto si parlava di 210 giorni di tempo per la realizzazione, subordinata tuttavia alla raccolta dati. Raccolta complicata dal rispetto ecologico con le nidificazioni che in alcuni mesi dell’anno non hanno consentito di operare, dalla piena del Po e da condizioni meteo difficili. Al netto di queste problematiche, il ritardo deriva da una mancata (pesante) specifica: i 210 giorni scattano alla raccolta dei dati e non a novembre 2023 come era stato detto al momento dell’assegnazione. Un errore grave che è stato però perpetuato e mai del tutto chiarito. Per rimediare i progettisti hanno lavorato al progetto in parallelo rispetto alla raccolta dati, impilando numeri e caselle mancanti mano a mano che i sondaggi verranno fatti.

Ecco perché il presidente della Provincia di Parma Alessandro Fadda ha potuto garantire “un mese di tempo (e non sette, i 210 giorni, ndr) per la consegna degli incartamenti una volta che saranno finiti i due sondaggi che mancano. Il primo sull’isola in alveo, dove i lavori sono iniziati proprio martedì; il secondo nella parte centrale, il più importante e gravoso”.

Tempi certi, dunque, non ce ne sono ma se non altro sono stati spiegati i ritardi in consiglio comunale a Casalmaggiore martedì sera e qualche spunto significativo è emerso, alla presenza anche di diversi cittadini e di esponenti del Comitato Treno Ponte Tangenziale. Il sindaco di Colorno Christian Stocchi, ad esempio, ha invitato ad aggiornare più spesso la popolazione, a cadenza puntuale, cosa che non è avvenuta in questi mesi e che soltanto il nuovo presidente della Provincia ducale Fadda ha iniziato a introdurre.

Non solo: Stocchi ha chiesto di aggiornare la stima di vita del ponte attuale, che nel 2019 era di dieci anni ma potrebbe anche essere più lunga del previsto (o viceversa più corta). “E’ importante – ha detto Stocchi – saperne di più, non per trovare una scusa per rallentare i lavori, bensì come informazione parallela: i lavori devono invece accelerare in ogni caso”.

Da Gianpaolo Monteverdi della Provincia e Antonio Montepara dell’Università di Parma i dati più tecnici, aggiornati però al periodi precedente il passaggio della pratica ad Anas. Il 10% dei camion che transitano è sopra il peso consentito, i sondaggi avvengono a 60 metri di profondità, livello mai visto in altre opere pubbliche, il monitoraggio con 154 sensori prosegue e ogni sei mesi Anas effettua una ispezione visiva. “Possiamo dire che questo è il ponte più monitorato d’Italia e che non è in crisi”.

Due risposte, invece, sono mancate: non si conosce ancora il nuovo tracciato del ponte, che sarà reso noto solo alla consegna del progetto; e non si conoscono i dati aggiornati, che vanno richiesti ad Anas. Critico il Gruppo Toscani su questo aspetto (“non sono segreti di Stato, ci pare”), mentre Annamaria Piccinelli ha bacchettato la Provincia, ricordando che piene e maltempo ad ottobre non possono essere considerati eventi eccezionali e che quattro proroghe, senza penali previste, sono troppe.

Il sindaco Filippo Bongiovanni ha sottolineato come il passaggio della pratica ad Anas Lombardia e non Anas Emilia sia un buon segnale dato che la Lombardia ha inserito il ponte tra le opere strategiche. Luciano Toscani ha invitato a migliorare l’aspetto sanzionatorio “magari come avviene a San Daniele, dove il velox spinge tutti a non superare la velocità massima”. Da Fadda l’invito a remare insieme, anche per arrivare ad ottenere quei fondi che il Ministero dovrà stanziare una volta conosciuto il progetto, dato che ad oggi i soldi in cassa bastano soltanto per pagare i progettisti.

Giovanni Gardani 

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