IV Memorial Giampietro Tenca:
quando il dialetto sale in cattedra
È il quarto anno che “Inventio”, “Il Punto” e la Pro Loco di Casalmaggiore dedicano un incontro all’indimenticabile Giampietro Tenca, poeta, scrittore, grande cultore di storia locale e, soprattutto, profondo conoscitore degli idiomi locali. Il IV Memorial in suo ricordo si svolgerà sabato 13 settembre alle 17, presso Villa Bonardi, in via Gioberti a Quattrocase.
Un appuntamento che proporrà un momento di riflessione sul nostro dialetto, arricchito dal contributo di tanti cultori, scrittori, poeti, narratori e cantanti.
“Se è vero che nei dialetti traspare maggiormente, rispetto alla lingua ufficiale, la storia non solo recente, ma anche più antica delle singole comunità – esordiscono i promotori dell’iniziativa – allora il Memorial Giampietro Tenca è l’appello perché tale identità non vada dispersa, ma ne venga divulgata la bellezza, la forza espressiva, la caratteristica.
Dal dialetto si può immediatamente identificare un territorio; da una cadenza specifica si può persino riconoscere una piccola comunità, tante sono le variazioni in cui il dialetto si è manifestato e continua ancora oggi a manifestarsi.
Un proverbio, recitato in dialetto oppure in italiano, se non cambia il senso, cambia però l’ambientazione, il “colore”: diventa depositario del sapere antico. E ne sappiamo qualche cosa, aspirando Casalmaggiore e le sue frazioni a diventare il “paese dei proverbi”, grazie alle targhe che li contengono e li tramandano.
Alcune parole dialettali hanno il sapore d’antico, quali reminiscenze di dominazioni e di passaggi di popoli stranieri, quali, ad esempio, i francesi (anche se è stata la dominazione più breve), che ci hanno lasciato il “noeuv” o il “pom d’or”, cioè il pomodoro; oppure i tedeschi (meglio sarebbe dire gli austriaci), che invece ci hanno lasciato parole come “sghei”; o gli spagnoli, “ad rifa o ad rafa”, senza ovviamente dimenticare le derivazioni dalla lingua latina o longobarda (es: al scafàl).
Il patrimonio scritto sul, o in, dialetto di tutto il nostro territorio (casalasco-viadanese) è enorme: si va da studi come quello di Andrea Bernini (Osservazioni sul dialetto casalasco), alla raccolta più recente di Amilcare Azzoni (Il dialetto di Casteldidone – terminologie che vanno scomparendo), al Vocabolario del dialetto del Romani, recentemente scoperto e riproposto, a Ris e Fasöi del Gardani, oppure Al dialet di magiurén del Cirani, al Dizionario del dialetto viadanese di Paola ed Alfio Lucchini, ai lavori del Morandi da Piadena, ai vari libri di poesie come quelle di Giampietro Tenca, della Righi o del Chiesa (di notevole valore i canti danteschi dell’Inferno trascritti in dialetto), di Gilberto Boschesi o Cesare Ruggeri da San Martino dell’Argine, del Prof. Boles, alle raccolte come quelle di Tracisio Tizzi, alle storie raccontate dallo Zanoni, alla pubblicazione di Scutmàj del Tenca o di Luigi Cavatorta, alle commedie dialettali di vari autori come il Moggia, il Paroni, il Boldrini, Piero Zaffanella, alle canzoni (e non solo) di Pietro Borettini – Pedar di Viadana (recentemente scomparso) o quelle di Miro Lanzoni, e solo per citarne alcuni.
Una quantità di elaborazioni che meritano di essere non solo ricordate e conservate, ma anche riproposte per il loro valore culturale. Racconti, poesie, filastrocche, proverbi e canzoni per ricordare un amico comune, sempre presente alle nostre iniziative a Quattrocase”.
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