Cronaca

Il giallo di Gorizia seguito da due
avvocati casalesi: una storia macabra

Il caso dell’ex postino che potrebbe essere stato ucciso nel 2019, anno nel quale si sono perse le sue tracce, da Gorizia tocca anche Casalmaggiore. Perché Vito Mezzalira, l’uomo scomparso e al quale potrebbero appartenere i resti ritrovati in un pozzo di una villetta di Gorizia, era originario di Ceresara e le sue due sorelle, che hanno spinto le indagini fino a questo possibile punto di svolta, sono residenti ad Asola e Guidizzolo. Il legame col Casalasco è ancora più forte perché ad assistere le due donne sono Andrea Cirelli e Maria Delmiglio, avvocati di Casalmaggiore.

È un caso, questo, che si trascina da anni e che solo di recente ha avuto una svolta drammatica: il cosiddetto “giallo del pozzo di Gorizia” potrebbe finalmente avere un volto e un nome. I resti umani rinvenuti nel giardino di una casa alle porte della città potrebbero appartenere a Vito Mezzalira, ex postino, classe 1953, di cui si erano perse le tracce nell’estate del 2019.

Nel luglio 2019, le sorelle di Mezzalira avevano smesso di ricevere notizie dal fratello, con il quale si scambiavano messaggi regolarmente. L’ultima volta che lo avevano visto risaliva al mese di giugno di quell’anno.
Preoccupate per il silenzio improvviso, le due donne avevano contattato la convivente di Vito, una donna residente a Gorizia con la quale avevano sempre mantenuto rapporti cordiali. Le risposte, però, si erano rivelate da subito confuse e contraddittorie: la compagna sosteneva che l’uomo fosse fuggito con una barista del posto o, in un’altra versione, che si fosse allontanato per sfuggire a presunti debiti. Racconti diversi erano stati forniti anche ai vicini di casa.

Per un periodo, anche a causa della pandemia, le ricerche si erano arenate. Solo nel 2023 la famiglia aveva formalizzato una denuncia di scomparsa, dando così avvio a un’indagine ufficiale della Procura di Gorizia. Nel 2024 era stato disposto un primo accertamento tecnico irripetibile, volto a individuare eventuali tracce o resti nella proprietà in cui l’uomo viveva. Le verifiche iniziali avevano però dato esito negativo.

Gli investigatori, tuttavia, non si erano fermati, anche per la ferrea volontà delle sorelle di cercare la verità. L’uso di tecnologie satellitari e rilievi avanzati aveva permesso di notare un dettaglio sospetto: un pozzo che, in precedenti immagini, appariva aperto e che ora risultava sigillato. Sulla base di questa scoperta, il pubblico ministero ha emesso un decreto per un nuovo accertamento tecnico irripetibile, con l’impiego di georadar e cani molecolari nell’area tra la casa e il giardino.

Lo scorso venerdì è arrivata la svolta: durante le operazioni, è stato rinvenuto un cadavere all’interno del pozzo. I primi rilievi indicano che si tratta con ogni probabilità di un uomo, ma l’identità ufficiale non è ancora stata confermata. I resti sono ora al vaglio della Medicina Legale di Trieste, dove saranno effettuate le analisi del DNA.

La convivente di Mezzalira è attualmente indagata per omicidio, occultamento di cadavere e truffa ai danni dello Stato, poiché avrebbe continuato a percepire la pensione dell’uomo fino al 2023. Coinvolto nelle indagini anche il fratellastro della donna, che abitava al piano inferiore dello stesso edificio.

A rendere ancora più inquietante la vicenda, la scoperta che la compagna avrebbe inviato alle sorelle di Vito fotomontaggi e immagini manipolate, nel tentativo di far credere che l’uomo fosse ancora in vita.

Ora la famiglia di Mezzalira attende l’esito definitivo degli esami autoptici per poter chiudere, almeno in parte, un capitolo di dolore e incertezza lungo oltre cinque anni. Solo allora, forse, si potrà fare piena luce su uno dei casi più misteriosi e inquietanti degli ultimi tempi in Friuli Venezia Giulia. Con un rimando, come abbiamo visto, anche a Casalmaggiore.

Giovanni Gardani (video Alessandro Osti)

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