Cultura e spettacoli

Piadena Drizzona e il 4 Novembre:
“Nel ricordo pretendere la pace”

Nel corso della cerimonia del 4 Novembre, il Comune di Piadena Drizzona ha commemorato l’Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate, ricordando i caduti di tutte le guerre e rinnovando l’impegno per la pace.

La Sindaca ha aperto l’intervento con i ringraziamenti alle autorità civili, religiose e militari, alla Protezione Civile, alle associazioni di volontariato e al sig. Mauro Ferrari per la consueta collaborazione nella raccolta dei dati storici del territorio.

Nel suo discorso ha ripercorso il significato storico della ricorrenza: il 4 novembre 1918 segnò la fine della Prima Guerra Mondiale con la firma dell’Armistizio di Villa Giusti e, nel 1921, la tumulazione del Milite Ignoto all’Altare della Patria rese la data simbolo di unità e sacrificio.

Sono 158 i cittadini di Piadena Drizzona che presero parte alla Grande Guerra e persero la vita per la Patria: 42 caduti in combattimento, 25 dispersi, 22 morti negli ospedali da campo, 46 deceduti per malattie, 13 nei campi di prigionia, mentre di 10 non si ebbero più notizie.

Un ricordo particolare è stato rivolto al soldato Ettore Favagrossa, recentemente rientrato in patria, e a tutti coloro che contribuirono all’assistenza dei feriti e dei prigionieri, come l’ospedale della Croce Rossa allestito nel palazzo delle scuole tra il 1915 e il 1919.

La Sindaca ha poi sottolineato l’importanza di trasformare la memoria in un impegno quotidiano: “Ricordare chi ha sacrificato la vita per la libertà significa anche pretendere la pace”.

Richiamando la manifestazione di Bozzolo, che ad agosto ha visto oltre 1.500 partecipanti, ha ribadito la necessità di opporsi a tutte le guerre, comprese quelle dimenticate, come il conflitto in Sudan, che ha causato milioni di sfollati e un dramma umanitario di proporzioni enormi.

Infine, un appello alla responsabilità collettiva: “La pace inizia dai piccoli gesti, dal rispetto reciproco e dalla cura del bene comune. Anche qui, nel nostro paese, vivono famiglie fuggite dalla guerra. È il segno che ciò che accade lontano ci riguarda da vicino.”

redazione@oglioponews.it

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