1° gennaio 2026: saltano altre due
Unioni. Il Casalasco si "scioglie"
Non è più tempo di Unioni. Almeno non lo è più nel Casalasco: col 1° gennaio 2026 hanno cessato di esistere due delle cinque unioni ancora attiva nel territorio a sud-est della provincia di Cremona, quello più frastagliato, dove i comuni sono più piccoli e dove la forma dell’Unione sembrava funzionare. E invece, 25 anni dopo la prima volta, quando a unirsi furono San Giovanni in Croce, Solarolo Rainerio e Voltido, dando vita a Palvareta Nova, ecco che proprio Palvareta e assieme l’Unione Terre di Pievi e di Castelli, cessano di esistere.
Il 1° gennaio 2025, un anno fa, aveva terminato il suo percorso l’Unione Terrae Fluminis, con la separazione – dopo il tentativo di fusione andato a vuoto – tra Gussola e Torricella del Pizzo. Ora Torre de’ Picenardi, che nel frattempo ha incorporato Cà d’Andrea col quale aveva iniziato la fusione una decina di anni fa, corre da sola, così come Pessina Cremonese e Isola Dovarese. Da un’unica entità a tre comuni che riprendono il percorso senza alleanze o convenzioni.
Diverso il caso di Palvareta Nova, che si scioglie per cause di forza maggiore: dopo avere perso per strada due anni fa San Giovanni in Croce e nel 2025 Voltido, ecco che Palvareta, coi soli comuni di Solarolo e San Martino del Lago (meno di 1500 abitanti in due), si è pensato che fosse più opportuno sciogliere l’ente e rimanere coi due comuni singoli. In attesa, eventualmente di qualche convenzione condivisa.
Una scelta che appare strana, ma evidentemente condivisa da più parti se questo è l’andazzo, proprio in un’epoca in cui per la prima volta si parla di Area Vasta Casalasca e mentre il Gal Oglio Po sta cercando di creare tavoli comuni.
Le Unioni di comuni, nel Casalasco, oggi restano tre: la più longeva è ora quella del 2002 tra Calvatone e Tornata, poi c’è l’Unione Foedus con Rivarolo del Re, Spineda e Casteldidone (fino a una decina di anni fa c’è anche Rivarolo Mantovano, ora in Unione con Bozzolo), infine Municipia, che tre anni or sono ha perso Cingia de’ Botti ma va avanti con Scandolara Ravara e Motta Baluffi. Tre superstiti dopo uno stillicidio di scioglimenti.
Giovanni Gardani (video Alessandro Osti)