Nella chiesa di San Francesco l'ultimo saluto a Lucia Ronda
Una fibra forte, temprata dall’aver superato l’influenza Spagnola e poi, di recente, pure il Covid, un’esistenza passata ovviamente da due Guerre e da un incrocio con colui che sarebbe diventato Papa, lei che di Papi ne ha visti undici
L’ultimo addio è avvenuto nella sua Casalmaggiore: perché a Casalmaggiore ha vissuto gran parte della sua vita Lucia Ronda, la donna più anziana della Lombardia, mancata sabato all’età di 111 anni (ne avrebbe compiuti 112 in primavera). Nella chiesa di San Francesco sono stati ricordati i tanti momenti di vita vissuta di Lucia, che ogni anno – al suo compleanno – anche la nostra redazione volentieri ripercorreva.
Una fibra forte, temprata dall’aver superato l’influenza Spagnola e poi, di recente, pure il Covid, un’esistenza passata ovviamente da due Guerre e da un incrocio con colui che sarebbe diventato Papa, lei che di Papi ne ha visti undici. A lei si deve anche la collaborazione con Luciano Minguzzi che nel 1950 vinse il concorso per realizzare una delle cinque porte bronzee del Duomo di Milano, lavoro terminato poi nel 1965.
Dopo avere seguito gli studi al “Toschi” di Parma presso la scuola d’arte, Lucia fu una delle prime donne ad essere ammessa all’accademia Brera di Milano. Frequentò con Goliardo Padova e Tino Aroldi, due tra i più grandi artisti casalesi di sempre, la scuola Bottoli di Casalmaggiore, seguendo i consigli del professor Bonorandi.
Insegnò all’Avviamento, poi nei primi anni ’60, anche all’artista Francesco Sbolzani, quando fu istituita la scuola media unica in Italia, a causa del mancato riconoscimento del titolo accademico del “Brera”, fu costretta a trasferirsi prima ad Albisola (provincia di Savona), poi a Teramo, dove poco dopo a oltre 50 anni convolò a nozze. Rimasta vedova, ha vissuto poi tra Casalmaggiore e Pavia, dove ha concluso la sua esistenza nella Rsa di Marcignago.
Lucia era molto nota a Casalmaggiore, anche perché fino alla fine del secolo scorso aveva collaborato con il Museo del Bijou, disegnando bigiotteria con Paride Bini di Casalbellotto, famoso incisore nonché suo cognato. E’ stata accudita fino alla fine dai nipoti Carlo Beduschi e Paolo Zani.