La Scuola Città di Casalmaggiore: riscoperto un caso praticamente unico in Italia
L’esperienza prese avvio nell’anno scolastico 1947-1948 all’interno della scuola elementare cittadina e proseguì per nove anni
La Scuola-Città di Casalmaggiore rappresenta un’esperienza educativa unica nel panorama italiano del secondo dopoguerra. Un progetto oggi in parte dimenticato, ma che ha reso Casalmaggiore un caso singolare a livello nazionale. A riportarlo all’attenzione del pubblico sono un volume dedicato e una conferenza ospitata alla Biblioteca Mortara, che è anche editore del libro stesso.
L’esperienza prese avvio nell’anno scolastico 1947-1948 all’interno della scuola elementare cittadina e proseguì per nove anni. Si trattò di un esempio significativo di scuola attivistica, in cui gli alunni erano protagonisti nella costruzione del proprio sapere e del proprio percorso di apprendimento. Le attività intellettuali venivano alternate a quelle manuali, con una costante apertura verso l’ambiente esterno e la realtà del territorio.
L’idea fondante – da cui il nome “Scuola-Città” – era quella di affidare ai bambini e ai ragazzi il governo della scuola stessa. Gli alunni eleggevano il sindaco, gli assessori e perfino un tribunale interno: l’istituto veniva così amministrato come una piccola città. Un’esperienza coinvolgente e innovativa, che tuttavia non mancò di incontrare difficoltà e resistenze nel contesto locale.
Il progetto nacque grazie all’impegno di Umberto Aroldi e della moglie Teresa Bertolazzi. Entrambi avevano studiato a Firenze, dove avevano conosciuto il pedagogista Ernesto Codignola, promotore di un modello educativo innovativo. Attorno a loro si raccolsero altre figure significative, tra cui Cristoforo Marcocchi, Giuseppe Castagnoli e, soprattutto, la maestra Regina Ramponi.
Sul piano nazionale, la Scuola-Città di Casalmaggiore rappresenta l’unico esempio di “esportazione” del modello avviato a Firenze da Ernesto Codignola e dalla moglie. Proprio per questo è particolarmente interessante analizzarne i punti di contatto con l’esperienza originaria e, al tempo stesso, le peculiarità sviluppate in un contesto più piccolo e raccolto, ma animato dalla stessa ambizione e dalla medesima tensione innovativa dei suoi fondatori.