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L'orologio di Leonardo 500 anni dopo rintocca a Milano grazie ad Alberto Gorla

Il rapporto tra il museo e Alberto Gorla nasce nel 2023. Il museo già conosceva il lavoro dell’orologiaio, ma l’incontro diretto è avvenuto grazie alla figlia Mariella e al marito Angelo Brunoni, entrambi ringraziati ufficialmente dall’istituzione milanese

L'orologio di Leonardo realizzato da Gorla ed esposto a Milano (video Giovanni Gardani e Alessandro Osti)

In Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, tra il Duomo e il Teatro alla Scala, sorge il Museo Leonardo3, che negli anni si è distinto per il lavoro di recupero e ricostruzione delle principali invenzioni di Leonardo da Vinci. Tra queste figurano anche l’orologio e il regolatore di tempo, due macchine teorizzate dal genio toscano e realizzate, a distanza di cinque secoli, dal maestro orologiaio di Cividale, nel comprensorio dell’Oglio Po, Alberto Gorla.

«Siamo molto contenti – spiega Edoardo Zanon, direttore scientifico del Museo Leonardo3 – di aver conosciuto Alberto e di poter esporre nel nostro museo queste due macchine incredibili. Le abbiamo attivate la settimana scorsa e ci auguriamo che possano funzionare per sempre».

Le due macchine rappresentano un tassello importante nella storia dell’orologeria. «La prima – precisa Zanon – è un orologio completo e perfettamente funzionante, progettato da Leonardo nel Codice Madrid. Si tratta di un progetto che l’artista probabilmente elaborò osservando gli strumenti disponibili alla sua epoca, senza introdurre innovazioni particolarmente rivoluzionarie, ma perfezionando i meccanismi già esistenti.

L’orologio è alimentato da due pesi in caduta: il primo gestisce la misura del tempo tramite uno scappamento tradizionale a verga o “foliot”, mentre il secondo controlla la suoneria, cioè il complesso sistema di meccanismi che fa risuonare la campana con i rintocchi allo scoccare di ogni ora.

Accanto a questo dispositivo è esposto il cosiddetto regolatore di tempo. Più semplice dal punto di vista meccanico e meno appariscente, è però tecnicamente molto più importante. In un foglio del Codice Atlantico, Leonardo annota infatti un’intuizione destinata a diventare fondamentale per l’orologeria. In un appunto disordinato immagina una macchina capace di regolare lo scorrere del tempo, cioè quella parte dell’orologio che non si occupa della suoneria ma della precisione del meccanismo».

«Questa macchina – spiega Zanon – contiene un’intuizione che nel secolo successivo a Leonardo si sarebbe rivelata decisiva. Si tratta di uno scappamento che non funziona più con una barra oscillante orizzontale, causa di errori significativi nel corso della giornata, ma con un elemento oscillante che oggi chiamiamo pendolo».

Le leggi fisiche che regolano il pendolo furono comprese solo nel secolo successivo: prima da Galileo Galilei e poi da Christiaan Huygens. La loro applicazione agli orologi meccanici ridusse drasticamente gli errori di misurazione del tempo, passando da centinaia di secondi al giorno a pochi secondi appena. «Forse si trattava di un’intuizione inconsapevole di Leonardo – conclude Zanon – ma resta comunque di straordinaria importanza».

L’incontro con Alberto Gorla

Il rapporto tra il museo e Alberto Gorla nasce nel 2023. Il museo già conosceva il lavoro dell’orologiaio, ma l’incontro diretto è avvenuto grazie alla figlia Mariella e al marito Angelo Brunoni, entrambi ringraziati ufficialmente dall’istituzione milanese. «Stiamo ora sviluppando un progetto – racconta Zanon – che include importanti parti di meccanica legate alla misura del tempo. Questo ci ha portato a conoscere Alberto anche personalmente. Nel suo laboratorio abbiamo visto il regolatore di tempo e da lì è nata l’idea di esporre queste macchine nel museo, portandole dal suo laboratorio al nostro spazio espositivo, per mostrarle al mondo intero».

QUI SOTTO L’INTERVISTA INTEGRALE A GORLA E BRUNONI

Il lavoro nel laboratorio di Cividale

Dal museo di Milano al laboratorio di Cividale, dove Alberto Gorla continua a lavorare con la stessa passione di sempre dopo oltre quarant’anni di carriera. «Questo è il disegno di un orologio bellissimo e molto complicato – racconta Gorla – progettato da Leonardo. È stato difficilissimo realizzarlo. Dopo più di 400 anni sono stato io a provare a tirarlo fuori dal disegno, dal codice. Mi piace pensare che mi abbia trovato».

Secondo Gorla, il motivo per cui la macchina non era mai stata costruita prima è semplice: la complessità del progetto. «È difficilissimo da capire. Io però lavoro sugli orologi da oltre quarant’anni e ho potuto ricostruirlo partendo dal disegno. Non è stato facile, ma una volta che lo capisci e lo hai in testa, allora si può fare».

Quanto alla precisione, Gorla ricorda che gli orologi ai tempi di Leonardo erano molto meno accurati rispetto a quelli moderni. «In 24 ore potevano perdere anche un’ora. Poi venivano regolati con la meridiana il giorno successivo. L’importante era che funzionassero e che suonassero. Tra un paese e l’altro c’erano differenze enormi».

L’INTERVISTA INTEGRALE A ZANON

Un lavoro di squadra

L’orologio costruito da Gorla è comunque molto preciso per la sua tipologia e perfettamente funzionante. La realizzazione dell’orologio ha avuto anche momenti difficili. Gorla racconta di aver iniziato il lavoro nel settembre dello scorso anno, ma di aver dovuto interrompere il progetto per motivi di salute a pochi giorni dalla conclusione stimata.

A concludere l’opera è stato il genero Angelo Brunoni. «Il mio compito – spiega Brunoni – è stato aiutare Alberto nel montaggio a Milano. Abbiamo partecipato anche all’inaugurazione e ci siamo occupati della messa in fase delle due macchine: l’orologio con suoneria e il regolatore di tempo basato sul principio del pendolo».

Le macchine sono oggi esposte e perfettamente funzionanti al museo. Quello esposto a Milano non è l’unico lavoro ispirato ai codici di Leonardo realizzato da Gorla. «Ne ho costruiti almeno dieci o dodici – racconta – modelli presi dal Codice Atlantico e dal Codice Madrid. Alcuni sono stati esposti anche all’estero, fino in Svezia».

Alla domanda se esistano altri artigiani in Europa capaci di fare lo stesso lavoro, Gorla risponde con il suo stile diretto: «I musei sono collegati tra loro in tutta Europa e non hanno trovato un altro che tentasse questa impresa. Quindi mi viene da pensare che forse sono l’unico».

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