Scuola e Università

San Giovanni, la Polisportiva coinvolge 250 ragazzi per parlare di bullismo

"Nelle due giornate – spiega Pietro Goi della Polisportiva San Giovanni – abbiamo visto circa 250 bambini. In questo modo intercettiamo tutti i nostri sportivi che ruotano attorno alla società".

Un momento dell'incontro (video Alessandro Osti)

Parlare di bullismo è giusto, anzi doveroso, soprattutto tra i giovani. Ed è altrettanto importante che anche un’associazione sportiva, con la sua funzione sociale, se ne faccia carico. Succede a San Giovanni in Croce, dove la Polisportiva San Giovanni ha organizzato due giornate dedicate alle scuole e alle famiglie al Teatro Cecilia Gallerani.

«Nelle due giornate – spiega Pietro Goi della Polisportiva San Giovanni – vedremo circa 250 bambini. In questo modo intercettiamo tutti i nostri sportivi che ruotano attorno alla società. L’iniziativa è già stata proposta lo scorso anno con buon successo e abbiamo deciso di ripeterla: riteniamo sia importante investire in queste attività, anche se le risorse sono limitate».

«Lo sport rappresenta la vita – prosegue Alberto Formis, sempre per la Polisportiva – e, proprio come nella vita, episodi di violenza possono verificarsi sia fuori sia dentro lo sport. L’obiettivo di oggi è far incontrare queste due realtà per trarne qualcosa di educativo per i nostri ragazzi».

«Un anello importante di questa rete – racconta Samantha Bernardi dell’associazione Breaking The Silence – è stata fin da subito la collaborazione con l’Arma dei Carabinieri. Insieme organizziamo anche momenti formativi e lavoriamo per creare canali di segnalazione più rapidi. Abbiamo realizzato contenuti informativi per rispondere a domande anche semplici, ma spesso poco conosciute. È fondamentale che staff, genitori e atleti siano informati, non abbiano paura di mettersi in gioco e contribuiscano a contrastare ogni forma di violenza».

Martedì era presente il sindaco di San Giovanni in Croce, Pierguido Asinari; mercoledì quello di Voltido, Giorgio Borghetti. «È un primo passo – ha dichiarato – perché i bambini prendano consapevolezza dell’esistenza di questo problema e capiscano che si può affrontare solo parlandone e coinvolgendo famiglia e scuola».

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